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  • Writer's pictureKoinè Journal

È tempo di bilanci


di Luca Simone.


Ci avviciniamo alla fine del 2023, un anno complesso sotto molteplici aspetti e, soprattutto, sotto l’aspetto politico. Quello che si appresta a concludersi è stato infatti l’anno I del dominio totalitario meloniano, celebrato in pompa magna appena qualche giorno fa nella kermesse criptofascistoide di Atreju, ma che lascia aperte molteplici questioni che dovrebbero iniziare a far preoccupare il fino ad ora tanto fedele elettorato di destra-centro. Non è infatti tutto oro quello che luccica, e sotto la coltre dei discorsi altisonanti, delle “lisciate di pelo” dei tanti, troppi trombettieri (da Porro a Sallusti, passando per Bocchino e Vespa, solo per citare gli stakanovisti), si nasconde un enorme e minaccioso moloch costituito da tutti gli enormi problemi che questo governo si ostina a dichiarare di non avere.


Il governo Meloni, infatti, aiutato da una lottizzazione dell’informazione pubblica che farebbe invidia ad un regime del Terzo Mondo, può beatamente ignorare la miriade di problemi e contraddizioni che il suo operato sta contribuendo ad aumentare. Se la vulgata canonica del servizio pubblico e di quello privato autorizzata dal MINCULPOP (di Tele-Meloni infatti fa parte anche Mediaset, per un dominio di ben sei reti su sette tra le più seguite) è di negare l’esistenza stessa dei problemi, trasformando addirittura personaggi come Sgarbi e Delmastro in eroi martiri della libertà attaccati dalla perfida sinistra, la realtà appare ben diversa. Per un paese diplomaticamente alla mercè di Washington sul terreno del conflitto in Ucraina e in Palestina se ne racconta uno capofila del fronte atlantista, in grado di essere ago della bilancia dell’equilibrio internazionale, arrivando a parlare addirittura di “rinascita italiana”. Sul fronte europeo, nonostante l’isolamento costante cui Francia e Germania hanno destinato l’Italia a causa dei legami a dir poco imbarazzanti della sua leader con esponenti di partiti euroscettici come Orban e Le Pen quando non addirittura nazifascistoidi come AFD e Vox, il racconto che viene fatto sui media e dagli esponenti della maggioranza è quello di un Paese finalmente ammesso nella stanza dei bottoni e chiamato a decidere le sorti dell’intera Unione. La verità purtroppo è ben lontana da questo racconto, e nonostante alcuni piccoli successi tattici ottenuti dal governo, sembra ci sia sempre meno posto per le intemperanze della Premier e dei suoi “colleghi” negli ambienti che contano di Bruxelles, spaventati dalle prossime elezioni europee e da un possibile salasso di voti operato proprio dalla Meloni al PPE in favore di un’ala più dura ed euroscettica mascherata però da conservatorismo neoliberale.


Sul fronte interno poi, peggio che andar di notte, con la tanto sbandierata riforma del premierato che non sembra aver messo d’accordo neppure i componenti stessi della maggioranza dato che La Russa, seconda carica dello stato (a sua insaputa a quanto pare) spara a zero su Mattarella accusato di aver utilizzato politicamente il suo ruolo e invoca un ridimensionamento dei poteri del Quirinale, l’esatto contrario di quello che si sono affrettati per mesi a dichiarare i suoi colleghi di maggioranza. Ignazio dovrebbe mettersi d’accordo con Benito e poi rilasciare una dichiarazione di senso compiuto, un regalo che in questi mesi non si è ancora degnato di concedere alla stampa. Da tralasciare poi gli scandali, la legge di bilancio fatta passare come la migliore di tutto il globo terraqueo (senza però raccontare del peso enorme dell’inflazione e dei tagli a sanità, cultura e previdenza sociale) le continue gaffe (come dimenticare la telefonata dei due comici russi) di una cricca in cui il più lucido sembra sempre e solo Crosetto, che in questi giorni però si è accorto di vivere gratis a casa di un amico imprenditore e nelle scorse settimane aveva parlato di un complotto delle toghe senza mai riuscire poi a fornire anche solo mezza prova delle accuse mosse.


Il 2023 ci lascia però in eredità anche un’opposizione disastrata. È vero che al momento il vento soffia perpendicolarmente verso destra, e non sembra esserci chissà quale spazio di manovra per un possibile lavoro di “smottamento” del terreno politico per iniziare a danneggiare la maggioranza, però è anche vero che PD e 5S non stanno nemmeno provando a portare avanti un’opposizione degna di questo nome. Ad oggi, infatti, l’unico “successo” tangibile è stato quello di mettersi d’accordo per la proposta sul salario minimo per essere poi ridicolizzati in aula dalla controproposta della maggioranza che scava un solco con il mondo dei sindacati grazie all’aumento della contrattazione collettiva. Tutto fuorchè un successo dunque. Conte appare spaesato, occupato ancora nell’opera di costruzione-ricostruzione di un partito che negli ultimi anni è passato dal 40% al 15% e sembra non avere ben chiara la sua linea politica, urla alla luna contro la NATO, rivendica il RDC (ormai morto) e il Superbonus (morto pure lui), ma non appare in grado di fornire una vera e propria direzione politica.


Dall’altra parte, come al solito, peggio che andar di notte. Ci avevamo sperato, avevamo creduto tutti in Elly Schlein, la segretaria voluta dal popolo (non il suo però, è sempre bene ricordarlo), avevamo davvero creduto di poter aver messo le mani sull’anti-Meloni. Donna, omosessuale, radicale, progressista, purtroppo però questi sono aggettivi che slegati da una effettiva capacità di fare politica rimangono solo degli stupendi epiteti, intraducibili però nel mondo reale. La sinistra ha bisogno di un progetto politico, di una strada da seguire, non di patronimici buoni solo sulla carta. Elly Schlein, ad oggi, si è dimostrata degna solo di essere etichettata come donna progressista, ma ha fallito nel suo compito più importante, nel suo lavoro, il motivo per cui è stata eletta, ovvero ricostruire un progetto politico.


Ad oggi è impossibile dire quale sia il progetto politico del PD, si può solo dire che abbia una segretaria donna, omosessuale e progressista. Ci avevamo creduto in Elly Schlein, e ci dispiace esserci dovuti ricredere, ma la colpa non è nostra che muoviamo critiche costruttive, che invitiamo al ragionamento, la colpa è sua perché non può zittirci. Non ha nulla di cui potersi vantare se non di essere la prima donna segretario della storia del partito, peccato che anche di questo ci si sia scordati presto, dato che la sua nemesi è la prima donna al governo del Paese. La sinistra non è affatto in buone mani, che siano quelle di Conte (sempre che sia possibile definirlo di sinistra) o di Schlein.





Image Copyright: Francesco Ammendola

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