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Chi era Pasolini e chi può essere oggi. La mutazione antropologica e la contemporaneità


di Caterina Amaolo.


Uno dei più importanti filosofi della seconda metà del Novecento, Theodor Adorno, ha scritto che «le forme dell’arte registrano la storia degli uomini con più esattezza dei documenti» (Adorno 1959: 54). In questo senso, l’opera di Pasolini costituisce un caso emblematico. Poeta, romanziere, critico letterario, regista, intellettuale engagé, è spesso entrato nel dibattito pubblico in quanto autore di alcuni articoli di giornale pubblicati in gran parte sul «Corriere della Sera» tra il 1973 e il 1974 e successivamente raccolti in un volume pubblicato nel 1975 con il titolo di Scritti corsari. Pasolini descrive quella metamorfosi che negli ultimi decenni ha modificato la forma delle aggregazioni collettive, la vita psichica delle masse, la famiglia, l’amore, la politica, i rapporti di classe, il modo di consumare e desiderare. A questa metamorfosi Pasolini diede un nome che avrà molta fortuna: mutazione antropologica. È una nozione illuminante; è una nozione controversa. Con questa espressione Pasolini si riferiva a quei cambiamenti, a sua detta, epocali che avevano segnato la società italiana − e la società Occidentale in senso lato − tra la prima metà del Novecento e la seconda metà dello stesso secolo.

A Pasolini risposero molti scrittori importanti delle generazioni precedenti e successive: Sanguineti, Manganelli, Natalia Ginzburg, Calvino, Fortini, Moravia. Gli rispondono filosofi, sociologi, artisti. Intervengono politici: Giulio Andreotti, Giorgio Napolitano all’epoca esponente della destra del Partito Comunista, il giovane Fabio Mussi dirigente della Federazione Giovanile Comunista (FGC). Quegli scritti produssero un fenomeno di discussione culturale estremamente ampio, tanto che cinquant’ anni dopo sappiamo che questa espressione, ancora viva, coglieva appieno un processo che nei decenni successivi si sarebbe sviluppato ulteriormente e avrebbe preso forme che Pasolini non avrebbe potuto prevedere. Le trasformazioni di cui Pasolini parla sono scandite in Italia da due eventi storici simbolici: ciò che chiamiamo il Miracolo economico e il Sessantotto col suo portato allegorico. Secondo Pasolini, l’Italia e l’Occidente sarebbero passati da una società arcaica, che controllava i comportamenti, che inibiva la libertà sessuale, repressiva, dominante, piccolo borghese, fondata sulle idee di dovere e di sacrificio; ad una società laica, incentrata sul piacere, fondata sulla liberazione sessuale, sui consumi, sulla spettacolarizzazione di sé, in cui il conflitto tra legami e piacere si gioca nel tempo del presente e nello spazio del privato.


Uno dei saggi fondamentali degli Scritti corsari (Pasolini 1975: 12-16) ha come oggetto una campagna pubblicitaria dell’inizio degli anni Settanta. In quegli anni, l’azienda di «jeans Jesus» lanciò una nuova linea di prodotti e chiese al fotografo Oliviero Toscani di curarne la campagna pubblicitaria. Oliviero Toscani tappezzò i muri delle città italiane di enormi cartelloni che Pasolini commenta. L’immagine rappresentava un sedere femminile, degli shorts e sopra la frase tratta dal Vangelo secondo Giovanni (14, 15-21) − un tempo blasfema, oggi del tutto innocua − «Chi mi ama mi segua». Pasolini − che essendo nato nel 1922 aveva vissuto l’Italia che rubricava come clerico-fascista, cattolica, piccolo borghese − quando si imbatte in questo slogan comprende di trovarsi di fronte ad una trasformazione epocale, una «mutazione dei valori» (Pasolini 1975: 16). Quell’immagine è per Pasolini l’allegoria della morte dei valori tradizionali fondati sulla triade dio, lavoro e famiglia e della contestuale nascita di una nuova borghesia edonista, scettico-nichilista, animata dall’obbligo di godere, volta a distruggere ogni spazio di sacralità. Il concetto di mutazione antropologica coglie, anche, in modo eloquente il divenire liquido della società: quel progressivo processo di allentamento dei legami che dà forma al nostro presente e lo distingue dalla società fondata sull’idea di dovere e sacrificio da cui provenivano le generazioni precedenti. Questo allentamento dei legami agisce a diverse profondità: coinvolge l’esistenza individuale e i legami intrapsichici che la costruiscono, la famiglia e le aggregazioni collettive.


1. Life is now

In seguito agli stessi sommovimenti storici, il più importante psicanalista del secondo Novecento, Jacques Lacan, riflette sulle trasformazioni che stanno avendo luogo nel mondo Occidentale. Sostanzialmente coevi pur non frequentando reciprocamente le proprie opere, Lacan e Pasolini descrivono gli stessi fenomeni. La nuova società che si sta formando, afferma Lacan, è fondata su l’obbligo di godere. L’individuo contemporaneo instaura con la cosa o con la persona un rapporto di puro consumo, è irresponsabile, ricerca intensità effimere, distrugge ogni fedeltà, si disgrega in una vita sociale che, promettendo spazi sconfinati di esperienza, fa sembrare insignificante ogni esistenza finita. Il mondo contemporaneo è animato da un conflitto paradossale tra obbligo e piacere in cui è perfettamente legittimo anteporre i desideri ai legami. Per comprenderlo appieno scomodiamo un autore americano di racconti notevolissimi: Raymond Carver. Uno dei suoi racconti più significativi si intitola So much water so close to home (Carver 1981: 110-117). Racconta la storia di Stuart, un padre di famiglia, un uomo buono e rispettabile che di tanto in tanto si ritaglia un finesettimana per sé che trascorre con gli amici andando a pescare. Un sabato mentre pescano, Stuart e gli amici vedono galleggiare nell’acqua del fiume il corpo nudo di una ragazza morta. Lo assicurano ad un albero e trascorrono le loro giornate pescando e bevendo whisky, come se nulla fosse successo. Solo la domenica sera, tornati a casa, avvertono lo sceriffo e danno l’allarme. Quando Claire Kane, la moglie di Stuart, viene a conoscenza dell’accaduto, rimane trasecolata e gli chiede come è possibile rimanere indifferenti ad un corpo morto. Stuart non capisce. Le risponde che tanto la ragazza era morta e non c’era più nulla da fare. Claire riflette e nota come l’umanità sia arrivata ad un punto in cui due cose sono certe: «uno, ormai alla gente non importa più nulla di quello che succede agli altri; due, nulla ha più davvero importanza ormai». (Carver 1977: 323-329) Claire, in altre parole, sta riflettendo su quella che Pasolini definiva polverizzazione dei legami sociali elementari, che rappresenta il compimento dell’individualismo. Lo sbigottimento di Claire si riversa su un mondo in cui è possibile venire meno in modo naturale ad alcune forme elementari della pietas come seppellire i morti, rispettare la vita umana e avvertire le autorità in presenza di un crimine.


2. Legami familiari

La seconda nozione, che fa sistema con la prima, è quella dell’ evaporazione del padre come istanza simbolica della legge e garanzia degli antichi apparati morali. Alcuni saggi degli Scritti corsari – i più provocatori − riguardano le posizioni di Pasolini sull’aborto e sul divorzio (Pasolini 1975: 98-104). Pasolini ha un atteggiamento di duble bind nei confronti delle proposte referendarie del Partito Radicale: si dichiara con fermezza favorevole all’aborto ma con la piena consapevolezza di chi intuisce il portato negativo a cui avrebbe condotto a posteriori l’estensione di questo diritto ad un nuovo individuo isolato e consumatore. Per Pasolini l’aborto rimane un omicidio, un gesto che nega qualcosa di sacro come la vita. Allo stesso modo, per la società che Pasolini definisce clerico-fascista, il divorzio o la separazione erano pratiche sospette: le famiglie rimanevano unite nonostante tutto, coppie di genitori si reprimevano perché bisognava restare insieme per sempre. Nel giro di pochi decenni i vincoli che reggevano questa impalcatura si sono dissolti e oggi è chiaro che il divorzio è una condizione normale. Viviamo esistenze frammentate e attimali; i nostri pensieri, i nostri progetti spesso non tendono a nulla.

La crisi dei rapporti intrapsichici su larga scala coinvolge anche le aggregazioni politiche. Il modo di vivere contemporaneo scioglie le solidarietà orizzontali e rende obsolete quelle istituzioni (i partiti, i sindacati) che hanno aggregato in corpi collettivi le masse dell’epoca moderna. Il panorama politico contemporaneo si è balcanizzato perché i soggetti politici di massa per esistere, necessitano del sacrificio parziale e ineliminabile di parte della propria individualità di cui l’gli esseri particolari non sono più disposti a privarsi.


3. Classe media

Nella riflessione pasoliniana, l’idea della mutazione antropologica si combina con un progressivo e onnicomprensivo imborghesimento delle classi popolari (Pasolini 1975:22-25). Pasolini definisce questo stato di cose una rivoluzione di destra. Secondo Pasolini, la borghesia si apprestava a diventare di lì a poco la classe unica e universale delle società Occidentali. Il mondo contadino, il sottoproletariato urbano delle borgate e la classe operaia si stavano adeguando ai modelli di vita, ai desideri e ai valori borghesi e iniziavano ad essere risucchiati in una middle class onnicomprensiva. Questo stato di cose veniva accettato dalle sinistre perché non c’era alternativa all’accettazione se non quella di restare fuori dal gioco. L’unica opposizione etica alla mutazione antropologica veniva, a detta di Pasolini, dalla base del PCI e cioè da quegli operai che opponevano una resistenza etico-estetica alla mutazione medesima; resistenza che, tuttavia, non si tradusse in una presa di posizione politica. L’intuizione pasoliniana ha mostrato la sua lungimiranza nel mondo contemporaneo: oggi la middle class è il gruppo sociale egemone, quello a cui si rivolgono gli apparati del consumo e dello spettacolo, che non vuole più fare la rivoluzione ma che confligge a partire da un consenso nei confronti di alcuni principi borghesi di fondo. È significativo, a questo proposito, il fatto che durante la campagna elettorale statunitense del 2012 entrambi i candidati, Obama e Romney, si rivolgessero allo stesso elettorato di riferimento con slogan molto simili: “Middle class first” (Obama) e “Strengthening the middle class” (Romney).

È questa middle class, che Paolini odia, ad aver incorporato un nuovo modo di vivere l’esistenza pubblica e privata: l’idea che la vita sia pura immanenza, che i fini ultimi, le cause collettive, i doveri comunitari, le grandi mete siano illusioni o inganni perpetrati dai potenti ai danni delle classi popolari; l’idea che ogni individuo persegua solo il proprio interesse personale o familiare, che la realtà sia immodificabile, che ogni regime politico si equivalga, che gli esseri umani siano troppo deboli per risultare rilevanti.


4. La mutazione antropologica oggi

Una delle caratteristiche della modernità è il suo costitutivo relativismo: il giudizio da dare difronte a questi fenomeni spetta a ciascuna e ciascuno. Ognuno di noi ha guadagnato molte cose − ed io personalmente non tornerei mai indietro − tuttavia tali conquiste lasciano una spina, delle esigenze frustrate, la percezione che alcuni valori siano stati calpestati. La domanda che dobbiamo porci oggi è: tutto questo perché è successo? C’è un’alternativa oppure no? E ancora: la mutazione antropologica è necessariamente da vedersi in modo apocalittico o può covare al proprio interno delle risorse di progresso? E soprattutto, chi fa politica oggi, come articola il portato della mutazione antropologica; in che modo lo ingloba nel proprio discorso politico?

Se c’è un modo per onorare, a cento anni dalla sua nascita, uno dei più rilevanti intellettuali del Novecento, questo è metterlo in discussione. La risposta (o le risposte) a questa domanda è il modo più proficuo per farlo.





Bibliografia

Adorno, Th. W. (1959), Filosofia della musica moderna, Torino: Einaudi.

Balicco, D. (2018), Nietzsche a Wall Street. Letteratura, teoria e capitalismo, Macerata: Quodlibet.

Berman, M (1985), All That is Solid Melts Into Air: The Experience of Modernity, London: Verso Books.

Bauman, Z. (1999), Modernità liquida, Roma: Laterza.

Carver, R. (1977), Fourious Seasons and Other Stories, Milano, Mondadori.

Fortini, F. (1993), Uno scambio di lettere, in Attraverso Pasolini, Torino: Einaudi.

Lacan, J. (2003), Nota sul padre e l’universalismo, in «La psicoanalisi», 33, gennaio giugno.

Marx, K., Engels, F. (1948), Manifesto del partito comunista, Roma: Editori Riuniti.

Pasolini, P.P. (1975), Scritti corsari, Milano: Garzanti.

Pasolini, P.P. (2022), Petrolio, a cura di Siti W., Milano: Garzanti.

Recalcati, M. (2022), Pasolini. Il fantasma dell’origine, Milano: Feltrinelli.

Siti, W. (2015), Il mito Pasolini, in https://www.leparoleelecose.it/?p=20806.





Image Copyright: Franco Vitale, 1967, Pier Paolo Pasolini in Rome

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