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Francia e Islam: storia di un rapporto complicato tra laÏcité e biopolitica

Updated: Dec 14, 2021


di Andrea Di Carlo. In Francia i rapporti tra lo Stato e le varie confessioni religiose sono stati regolati, dall’inizio del secolo scorso, dalla legge del 1905. Gli estensori di tale legislazione definiscono la Laïcité, il principio di secolarizzazione, uno dei principi cardine dello Stato. Lo Stato resta neutrale verso qualsiasi confessione religiosa presenta nel territorio della repubblica; non esiste un meccanismo come l’8 per mille in quanto violerebbe la base della legge stessa. È importante notare la differenza tra la situazione francese e quella statunitense. Il Primo Emendamento della Costituzione statunitense afferma che il Congresso non imporrà alcuna religione ufficiale. La legislazione del 1905, invece, nasce come meccanismo di tutela delle minoranze religiose (i vari gruppi protestanti e l’ebraismo) contro il dogma della primazia papale sancita dal primo concilio vaticano (Zoller 2006: 567). Se inizialmente la legge del 1905 era stata redatta per difendere e garantire l’esercizio della propria fede da parte delle minoranze essa, a partire degli anni ’80 del Novecento, è diventata un meccanismo di autodifesa, se non addirittura di attacco, nei confronti di un gruppo religioso, cioè l’Islam. La laicità è diventata in Francia un meccanismo biopolitico. La nozione di biopolitica, definita da Michel Foucault nei suoi corsi al Collège de France, e in Italia da Roberto Esposito, sarà il modello ermeneutico per poter spiegare l’ostilità della repubblica francese verso i musulmani.


La biopolitica: Esposito e Foucault

La nozione di biopolitica, sebbene sia un elemento imprescindibile della ricerca filosofica e delle scienze sociali, non è mai stata definita univocamente da Foucault. Tuttavia, una definizione utile di biopolitica si trova nel corso Bisogna difendere la società (1975-1976). Foucault (2020: 209) è dell’avviso che la biopolitica “si applica alla vita degli uomini, investe non tanto l’uomo-corpo, quanto l’uomo che vive, l’uomo in quanto essere vivente. Investe l’uomo-specie”. La biopolitica, di conseguenza, corrisponde a tutte le tecniche e le strategie che si applicano alla vita (bio) dell’uomo e la controllano. Il potere cambia completamente la sua prospettiva: la biopolitica adesso fa vivere e lascia morire, in quanto il potere non si esercita direttamente, ma in modo indiretto grazie a diverse tecniche e strategie. Qualsiasi tecnica o struttura di potere può diventare biopolitica in quanto controlla la vita e il suo sviluppo. La biopolitica si è sviluppata tra il XVIII e XIX secolo, nel momento in cui un nuovo modello socioeconomico aveva iniziato a manifestarsi, cioè il liberalismo (Mendieta 2014: 37).

Partendo da Foucault, Roberto Esposito si è occupato di biopolitica estendendo la prospettiva: a detta di Esposito dalla biopolitica, cioè il controllo sulla vita, si giunge alla tanatopolitica, cioè un potere che non si occupa più della vita, ma della morte. In Esposito (2004: 204), la biopolitica causa “una separazione […] tra coloro che devono restare in vita e coloro che, invece, vanno respinti nella morte […]”. Come Foucault, anche Esposito evidenzia come sia l’uomo come specie a essere interessato dalla biopolitica. Esposito, a differenza di Foucault, considera la morte come una conseguenza diretta della biopolitica. Questa biopolitica, questa combinazione tra vita e morte, caratterizza l’approccio all’Islam da parte della politica francese, sia a sinistra, destra e centro.


La biopolitica della sinistra: Joxe, Chevènement, Defferre

Il partito socialista, da cui ci aspetterebbe una maggiore attenzione verso minoranze religiose e dei loro diritti, non esitò a adottare dei provvedimenti molto duri verso l’Islam e i musulmani. I ministri dell’interno socialisti degli anni ’90, Pierre Joxe e Jean-Pierre Chevènement, volevano implementare una legislazione che mirasse ad avere un Islam “gallicano” o, in altre parole, un Islam direttamente controllato dallo Stato e dalle sue istituzioni. Joxe e Chevènement non erano contrari all’esercizio della fede islamica, ma volevano che i cittadini francesi di fede islamica si impegnassero a osservare i valori della repubblica (Raymond 2009: 487-488). In altre parole: puoi essere islamico ma in quanto autorità statale devo controllare in che modi eserciti la tua fede. Questa “richiesta” è, di fatto, una violazione della legge del 1905: lo Stato non è più indifferente di fronte ai vari gruppi religiosi ma impone a un gruppo religioso di aderire pienamente ai valori della repubblica se ne vuole essere parte. E, soprattutto, l’atteggiamento tenuto dalla pubblica sicurezza corrisponde alla definizione di biopolitica avanzata da Foucault. Si tratta di interventi legislativi che interessano la vita dell’uomo come agente sociale.

La biopolitica del partito socialista non si limita all’imposizione dei valori dello stato violando la libertà religiosa. Il partito socialista non si è nemmeno curato della vita degli abitanti delle ex colonie francesi, in modo particolare l’Algeria. Gaston Defferre, sindaco socialista di Marsiglia e più volte ministro dell’interno, aveva dichiarato che essi andavano rimpatriati perché non sono benvenuti in Francia a causa del loro numero eccessivo. In altre parole, la Francia non può accogliere gli abitanti delle loro colonie. La totale indifferenza dell’amministrazione statale nei confronti dell’Islam è un esempio di come, utilizzando le parole di Foucault, lo stato lascia vivere e morire, in quanto la biopolitica può manifestarsi in modi diversi, sempre interessandosi all’uomo come specie. L’atteggiamento di Defferre si lega anche alla forma con cui la biopolitica si manifesta secondo Esposito: non si tratta più del controllo su un corpo vivo, ma è tanatopolitica, cioè i modi con cui la morte esercita il suo potere. Il partito socialista, attraverso le politiche attuate da Defferre, Joxe e Chevènement, non soltanto dimostra il disinteresse verso qualsiasi forma di integrazione dell’Islam ma è ancora più grave che non si permetta a dei cittadini francesi di esercitare la propria fede in quanto percepita come pericolosa e contraria ai valori della repubblica: in altre parole, il partito socialista ha messo in crisi l’idea stessa di Laïcité, divenuta un’arma biopolitica che decide come vivere e a quali valori aderire. Si tratta, in sostanza, di una violazione della legge del 1905. Si tratta di un atteggiamento che non ci si aspetterebbe da un partito di sinistra. Verrebbe dunque da chiedersi se la sinistra eserciti, nei confronti dell’Islam, lo stesso atteggiamento che, in linea di principio, ci si aspetterebbe dalla destra.



La biopolitica della destra: Sarkozy

Nicolas Sarkozy, ex presidente della repubblica e, prima ancora, ministro dell’interno di governi conservatori, ha attuato politiche di controllo dell’Islam in modo, se possibile, ancora più spietato dei suoi predecessori di sinistra. Il suo passaggio al ministero dell’interno tra il 2002 e il 2004 e poi tra il 2005 e il 2007, è contraddistinto dalla violenza retorica e pratica nei confronti dei musulmani. I fatti più gravi della gestione della sicurezza targata Sarkozy si svolgono nel 2005. Sarkozy non rifugge dal dire che è arrivato il momento di ripulire le città dagli scarti sociali (intendendo tutti i residenti di origine africana e musulmana). È importante sottolineare due aspetti fondamentali della retorica biopolitica di Sarkozy: si dà per scontato che chiunque viva in periferia sia musulmano e dunque da reprimere. Secondo, si dà per scontato che gli abitanti della banlieue, essendo musulmani, non possono essere tollerati. Ancora una volta si viola la legge del 1905: gli scarti della società non sono che musulmani e non possono essere integrati e dunque la loro religione deve essere bandita perché non rispetta i valori repubblicani. Un altro aspetto controverso di Sarkozy, oltre alla sua violenza verbale, è la cosiddetta politica dei numeri. Il ministero dell’interno non si cura tanto della sicurezza quanto del numero degli arresti. I numeri sono più importanti del mantenimento della sicurezza e i primi a patirne le conseguenze sono gli abitanti delle periferie. Ovviamente musulmani (Fassin 2013, 2018). La Laïcité di fatto è carta straccia ma la biopolitica è sempre più viva. Non solo si attuano politiche di controllo sulla vita (icasticamente rappresentate dalla politica dei numeri e dai target mensili stabiliti dal ministero dell’interno), ma si opera in modo tale da condurre alla morte coloro che non possono adeguarsi alla legge dello Stato perché è lo Stato il primo non volerlo. La gestione dell’ordine pubblico di Sarkozy si avvicina a quella separazione tra individui che devono morire e vivere preconizzata da Foucault ed Esposito. La periferia diventa il luogo biopolitico per eccellenza, dove il potere si manifesta in modi diversi, fino ad arrivare alla morte.



La biopolitica centrista: Macron e la deriva securitaria

Con l’elezione di Emmanuel Macron all’Eliseo nel 2017, la difesa della Laïcité è il pretesto con cui si introducono politiche securitarie non più volte alla difesa della popolazione ma all’attacco di un gruppo religioso e sociale ben preciso, i musulmani. Bisogna innanzitutto rilevare che la difesa dell’ordine pubblico, sotto la presidenza Macron, è di fatto caotica. Dal 2017 al 2020 (anno di un rimpasto significativo per la compagine governativa) si sono alternati tre ministri dell’interno differenti: dal 2017 al 2018 il dicastero dell’interno è stato retto dall’ex sindaco di Lione, l’ex socialista Gérard Collomb. Dal 2018 al 2020 è stato il turno di Christophe Castaner, ex deputato socialista e fedelissimo dell’attuale presidente e dal 2020 a oggi, Place Beauvau (la piazza in cui è ubicato il ministero dell’interno) è gestita da un fedelissimo di Sarkozy, Gérald Darmanin. Quattro anni e tre stili diversi, ma con obiettivo comune, la guerra alla Laïcité. La politica di Collomb è chiara: non c’è alcuna intenzione di integrare ma di difendere l’ordine pubblico a ogni costo. Lo stesso Collomb incardina una legge di programmazione della sicurezza assai repressiva, fino a dichiarare che la Francia dovrà vivere in uno stato d’urgenza permanente (Dravigny 2017: 4-5). Ormai la Francia è diventata l’espressione della biopolitica per eccellenza.

La politica di Castaner non differisce, anzi peggiora. Il ministro dichiara di voler interrompere qualsiasi programma di cooperazione tra Francia e le ex colonie per ridurre la presenza di persone di fede musulmana sul territorio francese. Il ministro ha anche difeso le forze dell’ordine spesso accusate di violenza contro cittadini di origine magrebina, suscitando l’indignazione degli attivisti dei diritti umani. Nella gestione Castaner dell’ordine pubblico la biopolitica è ormai divenuta tanatopolitica in quanto le forze dell’ordine uccidono (impunemente) qualsiasi minaccia all’ordine pubblico percepita come di origine islamica. La tanatopolitica è diventata la prassi, senza dover più scegliere chi far morire o vivere. La deriva securitaria della presidenza Macron si è compiuta con la nomina la scorsa estate di Gérald Darmanin al ministero dell’interno. Darmanin, fiero sostenitore di Sarkozy, ha avvelenato il dibattito pubblico in Francia con la nozione di separatismo. Per separatismo si intende la presenza di movimenti islamici radicali che costituirebbero una quinta colonna, uno stato dello stato, all’interno della società francese. Il separatismo, assente nel lessico della sociologia e antropologia francese, è diventato un elemento imprescindibile della comunicazione di Macron e Darmanin (Geisser 2021: 5-6). La lotta al separatismo si è tradotta con l’approvazione della scorsa estate della legge contro il separatismo. Macron e Darmanin non sono minimamente interessati alla lotta contro il terrorismo islamico ma vogliono a ogni costo attaccare quella che da anni è ormai la minaccia per la società francese, cioè l’Islam e i suoi aderenti, ritenuti ormai alla stregua di terroristi. Come si può evincere, la biopolitica di Macron e della sua maggioranza è ancora più aggressiva di quella dei socialisti e di Sarkozy perché si dà per scontato che l’Islam è un corpo estraneo, un corpo umano che, come tutti gli altri, va aggredito in ogni modo. Utilizzando il lessico filosofico di Esposito si potrebbe quasi affermare che Macron e Darmanin si vogliano porre come l’immunizzazione, la riduzione del danno che l’Islam potrebbe fare. La biopolitica, con Macron, è prossima a diventare un’arma biomedica, con cui si cerca di curare il paziente (lo Stato) prima che l’agente patogeno lo uccida (la presunta minaccia dell’Islam) (Esposito 2020).


La teoria della biopolitica esposta da Foucault ed Esposito aiuta a comprendere la dialettica tra la Laïcité e l’Islam in Francia. Si è visto come la politica francese, in tutti gli schieramenti, ha trasformato la laicità dello Stato in un’arma biopolitica, cioè una strategia di controllo del corpo umano e come essa possa anche implicare la morte dei soggetti interessati. Il partito socialista propone un Islam “gallicano”, cioè un Islam controllato direttamente dallo Stato; si è dimostrato come l’idea di un Islam di Stato viola il principio stessa di neutralità verso la religione. La destra trasforma la periferia in un luogo biopolitico, dove si consuma la lotta tra lo Stato e gli abitanti delle periferie, spesso di religione islamica. La presidenza Macron, dove la differenza tra destra e sinistra si è praticamente persa, non distingue tra biopolitica e tanatopolitica, si qualifica come il “medico” dello Stato francese, l’unica che può immunizzare la vita contro l’Islam, percepito come un organismo separato.

Quando si parla di Islam e di integrazione dei musulmani in Francia, non esiste la tradizionale dicotomia tra “progressisti” e “conservatori”. Sinistra, destra e centro non hanno varato e mai vareranno interventi legislativi rivolti alla promozione della diversità religiosa e della cooperazione tra le fedi; anzi, il loro unico interesse è fomentare intolleranza e violenza verso un culto che invece dovrebbero proteggere.



Bibliografia:

- Dravigny, J. (2017) Présidence Macron et immigration: la continuité en marche?

- Esposito, R. (2004) Bíos. Biopolitica e filosofia. Torino: Einaudi

- Esposito, R. (2020) Immunitas. Torino: Einaudi

- Fassin, D. (2013) La forza dell’ordine. Antropologia della polizia nelle periferie urbane. Bologna: La Linea

- Fassin, D. (2018) Punire. Una passione contemporanea. Milano: Feltrinelli

- Foucault, M. (2020) Bisogna difendere la società. Milano: Feltrinelli

- Geisser, V. (2021) Un séparatisme « venu d’en haut » Rhétorique identitaire pour élites en mal de légitimité populaire. Migrations et Société 2021: 183: 3-15

- Mendieta, E. (2014) Biopolitics in Lawlor, L, Nale, J. The Cambridge Lexicon of Michel Foucault. Cambridge: Cambridge University Press: 37-43.

- Raymond, G. (2009) From Islam en France to Islam de France: contradictions of the French left's responses to Islam. Patterns of Prejudice 43:5: 481-496

- Zoller, E. (2006) Laïcité in the United States or the Separation of Church and State in a Pluralist Society. Indiana Journal of Global Legal Studies 13 (2): 561-594.

https://www.internazionale.it/opinione/rokhaya-diallo/2020/07/05/francia-razzismo-polizia (accesso: 6/12/2021).

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