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  • Writer's pictureKoinè Journal

L'aborto non è un diritto neanche nel 2024


di Luca Simone.


Nel 2024 siamo ancora qui a parlare di aborto. Siamo ancora qui a discutere se sia o meno un diritto della donna abortire, se sia o meno un omicidio e se sia o meno meglio vietare la pratica. L’ultima puntata di questa triste tragicommedia è andata in onda mercoledì alla Camera, quando il deputato leghista Simone Billi ha deciso di mettere a disposizione la sala conferenze per dare voce al Centro Studi Machiavelli, think tank sovranista, antiabortista e conservatore molto vicino al ministro dell’istruzione Giuseppe Valditara. Negli estratti che circolano in queste ore sul web e che hanno fatto maggiormente discutere, una delle relatrici, tal Maria Alessandra Varone (già coordinatrice regionale di Nazione Futura per la città di Pescara), ricercatrice di filosofia all’Università di Roma Tre, si è lanciata in un’intemerata che nella sua idea “distruggerebbe” la necessità delle donne di ricorrere all’IVG.


Secondo Varone, il primo passo per scardinare il ricorso all’aborto è quello di parificare il ruolo dell’uomo e della donna nel processo decisionale, sorvolando totalmente sul fatto che la gravidanza interessi fisicamente solo uno dei due partner, e non ci riferiamo certo (per evidenti prove fisiche) all’uomo. Il discorso prosegue poi con una lunga intemerata su quanto la legge 194 sia fatta male, e quanto sia necessario quello che lei definisce un “rigore esistenziale”. La legge che in Italia regolamenta l’accesso all’IVG è effettivamente vecchia e antiquata, in quanto è stata approvata quasi cinquant’anni fa, e da allora non è mai stata seriamente implementata. Poter usufruire di una pratica di aborto volontario in Italia è oggi un calvario al quale moltissime donne sono sottoposte, basti pensare alla mancata regolamentazione delle quote di obiettori di coscienza presenti negli ospedali, quote che in alcune regioni parlano di totale impossibilità di accesso al servizio per mancanza di medici non obiettori (e ne abbiamo parlato). Quindi, non si capisce la dott.ssa Varone dove trovi la forza per dipingere l’aborto come una piaga sociale, tracciando un quadro secondo cui nel nostro Paese qualsiasi donna che rimanga incinta venga accompagnata a liberarsi del feto nel più breve tempo possibile, ecco, questa, a noi, pare un’eccessiva semplificazione, e il “rigore esistenziale” da lei sbandierato ci pare più un vuoto slogan senza alcun contenuto pratico né tantomeno scientifico.


L’intervento però prosegue, e la dott.ssa spiega come per lei sia assolutamente necessario restringere e non estendere l’accesso all’IVG, perché “in questi casi viene utilizzata una violenza psicologica sulle soggette rivolgendosi a due casi eccezionali che sono quello di rischio di vita per la madre e il caso di stupro. Il caso di stupro è un finto dilemma morale (…) perché si tratta di un caso delicato (…) e questo non autorizza la madre ad uccidere il suo feto. Perché di questo si tratta, e bisogna avere il coraggio di usare le giuste parole”.


Ascoltando queste parole la prima impressione che si ha è quella di trovarsi ad una di quelle carnevalate organizzate dalle associazioni Pro Vita e Famiglia e non certo in una delle aule della Camera, una delle istituzioni che regola la vita di questo Paese. Secondo la dott.ssa, dunque non è violenza psicologica impedire ad una persona di operare una scelta difficile ma consapevole negandole l’accesso ad un diritto che le sarebbe riconosciuto per legge e impedendole l’accesso ai consultori grazie alla mancata regolamentazione del numero degli obiettori, ma sarebbe violenza psicologica informarla sui rischi per la sua stessa vita e riconoscerle il diritto di interrompere una gravidanza non voluta perché frutto di un crimine vessatorio quale la violenza sessuale. Ci scuserà, dott.ssa Varone, ma non riusciamo a comprendere il filo logico di questo discorso, ma magari non siamo tutti filosofi come lei.


Cerchiamo però di analizzare i dati (se invece volete ripercorrere la travagliata storia del diritto all’aborto in Italia ce ne siamo occupati qui), in quanto stando alle parole della dott.ssa Varone sembrerebbe davvero che in Italia ci sia una pandemia di aborti, e che il calo demografico e l’invecchiamento della popolazione sia imputabile a questo fenomeno e non ai costi della vita troppo alti, all’impossibilità di accedere a stipendi dignitosi e alla mancanza di agevolazioni per le giovani famiglie. Secondo l’ultimo dato disponibile analizzato, quello del 2021, in Italia ci sono state circa 63.000 IVG, pari ad un tasso (per la fascia 15-49 anni) di circa 5 IVG ogni 1.000 donne, uno dei dati più bassi di tutto il mondo occidentale, e il tasso risulterebbe in drastica diminuzione rispetto all’anno precedente, con un importante -4,2%. Tra le minorenni poi, quelle che maggiormente vengono utilizzate come “bandiera” dai movimenti antiabortisti in quanto non sarebbero in grado di intendere e di volere (secondo loro), in Italia nel 2021 sono state effettuate 1.700 IVG, pari a circa il 2,7% del totale, un dato ridicolo se paragonato a quello di altri Paesi europei come Francia, Germania e Inghilterra.


Questi dati dimostrano perfettamente come l’esistenza della legge 194 abbia addirittura portato ad una diminuzione degli aborti rispetto ai dati relativi agli anni precedenti, dove l’aborto veniva praticato in maniera clandestina, con gravi rischi per la salute della madre, l’unico soggetto legalmente riconosciuto, e ci verrebbe da dire per fortuna, in quanto è impossibile abortire dopo il terzo mese di gravidanza, quindi ben prima della formazione del feto. Un dato che però la dott.ssa Varone e i suoi sodali sembrano aver dimenticato è quello relativo agli obiettori di coscienza. Sempre secondo questo report dell’ISS, a livello nazionale il 64% dei medici si dichiara obiettore di coscienza (praticamente due medici su tre), con un’incidenza che in alcune regioni può arrivare anche alla spaventosa percentuale del 90%, le Marche in questo senso son un triste esempio negativo.


La polemica di queste ore ha rapidamente investito i partecipanti e gli organizzatori di questo convegno, in particolare il leghista Billi, il quale per tutta risposta ha rilasciato una dichiarazione nella quale si dissocia totalmente dall’evento e dalle affermazioni ivi fatte: «Quanto uscito oggi su alcuni mezzi stampa non rappresenta né la mia, né, tanto meno, la posizione del partito. La Lega, da sempre, si è battuta per la libertà di espressione delle donne e quanto riportato è falso. Personalmente credo nella libertà di scelta e, soprattutto, le donne vittime di violenza non possono essere utilizzate e strumentalizzate. Ribadisco ancora una volta che le donne devono poter decidere autonomamente. Io non ero presente al convegno e, se fossi stato presente, avrei sicuramente portato avanti le mie tesi».

Il deputato, oltre ad essere assente in quanto impegnato a Bruxelles (sic!), ha dunque pensato bene di dissociarsi dall’evento che lui stesso aveva contribuito ad organizzare mettendo a disposizione la location, e al quale aveva pensato però bene di non presentarsi. Nella dichiarazione inoltre parla di strumentalizzazione (sic!) della violenza sulle donne e di libertà di scelta, ci viene da chiedere se abbia almeno capito a chi stava dando un microfono in una delle sale conferenza più importanti d’Italia. sembra la dichiarazione rilasciata da Libera di Abortire e invece è quella rilasciata dall’organizzatore del convegno, una stortura abbastanza tragicomica. 


Avevamo pensato di chiedere spiegazioni alla dott.ssa Varone, la quale però ci ha cortesemente risposto che non intende rilasciare dichiarazioni. Se mai dovesse leggerci, sappia che le nostre domande non invecchiano e siamo pronti a fargliele quando riterrà opportuno, sempre che abbia voglia e pazienza di risponderci. Fino ad allora le auguriamo un buon “rigore esistenziale”, saluti calorosi.

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