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La Bibbia di pietra non accoglie più. La crisi dei sans-papiers in Francia

  • Writer: Koinè Journal
    Koinè Journal
  • Jul 6
  • 4 min read

di Anna Gatti.


Nell’estate del 1996, mentre negli Stati Uniti usciva il nuovo classico d’animazione Disney Il gobbo di Notre Dame, a Parigi centinaia di migranti senza documenti si rifugiavano in una chiesa invocando il diritto d’asilo. Pochi mesi dopo, quando il film arrivò anche nelle sale francesi, molti spettatori lessero quella coincidenza come qualcosa di molto più di una semplice storia.

 

Una delle scene più emblematiche del film è quella in cui Quasimodo, intento a proteggere la bellissima Esmeralda dalle ire di persecuzione del potente Frollo, la solleva all’interno della cattedrale invocando il diritto d’asilo, cioè la protezione accordata a chi fugge da persecuzioni nel proprio Paese. Il tradizionale asilo ecclesiastico oggi non possiede alcun valore giuridico vincolante, anche se per secoli le chiese hanno rappresentato luoghi di rifugio importanti per i richiedenti.


È proprio la distanza tra questa dimensione simbolica e la sua assenza di riconoscimento legale che rende significativa la lettura del film nel contesto francese del 1996. Non si trattava di un istituto realmente operativo nel diritto contemporaneo, ma di un’immagine che continuava a vivere come memoria culturale. Per molti osservatori e per una parte della critica francese dell’epoca, quella scena sembrò dialogare in modo sorprendente con quanto stava accadendo nelle strade di Parigi.

 

Dal 28 giugno 1996, circa trecento lavoratori stranieri senza documenti (i cosiddetti sans-papiers) avevano occupato la chiesa di Saint-Bernard de la Chapelle, nel XVIII arrondissement di Parigi.  Le leggi Pasqua, approvate tra il 1993 e il 1994 dal ministro dell'Interno Charles Pasqua, irrigidirono le condizioni di ingresso, soggiorno e ricongiungimento familiare, rendendo più difficile la regolarizzazione di molti immigrati già presenti sul territorio francese. Esattamente come Esmeralda, intere famiglie africane principalmente provenienti dalla Mauritania, dal Mali e dal Senegal, strette dalla morsa delle restrittive leggi Pasqua, avevano cercato rifugio all’interno di un luogo sacro, invocando il diritto d’asilo e iniziando un duro sciopero della fame. L’occupazione si trasformò rapidamente in un caso politico nazionale, seguito dai media e sostenuto da parte della società civile, che chiedeva una soluzione umanitaria.


Il parallelismo tra lo schermo e la realtà era talmente perfetto da risultare quasi perturbante: al cinema, il potente Frollo potrebbe rappresentare un potere statale ossessionato dall’ordine, dalla legalità formale e dall’espulsione degli “indesiderabili”. Al tempo stesso, nella realtà, il governo francese rispondeva con la stessa rigidità normativa, sordo persino agli appelli di un collegio di mediatori composto da intellettuali e giuristi, tra cui Stéphane Hessel, che cercavano una mediazione legale.

 

Questa vicenda si interruppe drammaticamente il 23 agosto 1996. Mentre il film Disney celebrava il suo lieto fine con il popolo che accoglieva Quasimodo ed Esmeralda, la realtà dei fatti sembrò dare ragione a Frollo. All’alba, le forze dell’ordine francesi ricevettero l’ordine di sgomberare la chiesa di Saint-Bernard: i portoni del santuario vennero abbattuti e i migranti vennero trascinati via per essere trasferiti nei centri di detenzione. Le immagini dello sgombero fecero rapidamente il giro del Paese, aprendo un acceso dibattito sul rapporto tra sicurezza, legalità e diritti umani.

 

È proprio alla luce di questi eventi che il romanzo di Victor Hugo si rivela capace di parlare all’attualità. Già nel 1831 lo scrittore aveva scelto di fare della cattedrale la vera protagonista dell’opera, definendola il “libro di pietra” dell'umanità. Per Hugo, l’architettura gotica rappresentava il più grande mezzo di comunicazione di massa prima dell’invenzione della stampa di Gutenberg. In un’epoca in cui il popolo era maggiormente analfabeta e non aveva accesso alla parola scritta, l’unico modo che una civiltà aveva per registrare le proprie idee, le proprie paure e le proprie speranze era edificare. Le cattedrali erano enciclopedie pubbliche, dei libri corali scritti dalle mani di migliaia di operai, scalpellini e artigiani. Per questo il libro di pietra era, per sua natura, uno spazio intrinsecamente democratico e inclusivo.

 

«Il genere umano ha due libri, due registri, due testamenti: l’architettura e la stampa, la bibbia di pietra e la bibbia di carta.»
— Victor Hugo, Notre-Dame de Paris (1831)

 

L'intuizione profonda di Hugo, che unisce il romanzo del 1831 agli eventi drammatici del 1996, risiede in questo: la cattedrale è un testo monumentale che custodisce ciò che lo Stato vuole cancellare. Quando Frollo nel film (o la polizia nella realtà di Saint-Bernard) cerca di violare la chiesa sta tentando di “strappare una pagina” da quel libro di pietra. Sta cercando di riportare alla purezza della norma uno spazio che, nell’immaginario di Hugo, esiste proprio per custodire ciò che la norma non sa contenere: le vite e le culture degli ultimi.

 

Oggi la condizione dei sans-papiers in Francia resta tutt’altro che marginale. Si tratta di una porzione di popolazione difficile da quantificare con precisione, proprio perché per definizione sfugge ai registri ufficiali. Le stime più accreditate parlano di alcune centinaia di migliaia di persone, generalmente tra le 300.000 e le 700.000. Una presenza diffusa e strutturale, che spesso si concentra nelle grandi aree urbane e in particolare nella regione di Parigi. Dal punto di vista sociale ed economico, molti di questi individui risultano già pienamente inseriti nel tessuto produttivo, impiegati soprattutto nei settori del lavoro di cura, dell’edilizia, della ristorazione e dei servizi alla persona, cioè in quelle attività essenziali ma meno visibili della vita quotidiana. La loro condizione giuridica, tuttavia, resta sospesa: non sempre si tratta di ingressi irregolari, ma spesso di permessi scaduti, domande d’asilo respinte o situazioni amministrative non risolte, che trasformano una presenza reale in una presenza formalmente non riconosciuta.

 

Questi individui, spesso invisibili agli occhi della società, rappresentano la parte più fragile e vulnerabile del tessuto sociale. In Francia come in tutta Europa, la presenza dei migranti interroga i valori di solidarietà e di accoglienza: è proprio il modo in cui una comunità tratta i suoi ultimi che rivela la qualità della sua umanità.

 

 

Bibliografia

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