• Koinè Journal

Saper vincere è un'arte. E l'Occidente non la possiede.

Updated: 7 hours ago


di Luca Simone.


È ormai più di una settimana che il presidente Russo Vladimir Putin ha dato mandato alle sue truppe, ammassate al confine ucraino, di attaccare dirigendosi verso Kiev. La guerra è ricomparsa in Europa dopo decenni di pace, qualcuno si è addirittura spinto a dichiarare che non se ne vedeva una dal 1945. Io posso timidamente ricordare a questi illustri megafoni atlantisti che la guerra in Europa non se ne è mai andata. Subito dopo il 1945 la Guerra Fredda ha rappresentato una spada di Damocle sulle teste di praticamente tutta la popolazione mondiale, essendo l’Europa il terreno di scontro effettivo tra i due blocchi. Oso poi ricordare i massacri nella ex Jugoslavia all’inizio degli anni Novanta e poi i bombardamenti Nato alla fine del secolo scorso per la crisi in Kosovo. Per chi ancora sostenesse che la Nato è strumento di pace, da qualche settimana il Cremlino ci ha dimostrato che così non è. La vecchia, malconcia e antistorica vecchia Alleanza atlantica, relitto di un passato che si è voluto nascondere sotto il tappeto, nel 1992 vinse la Guerra Fredda. Ma come tutte le alleanze occidentali che l’hanno preceduta, ha saputo approfittare di questa vittoria in maniera ridicola. Per decenni abbiamo sentito presidenti, segretari di Stato, ministri vari, bearsi della vittoria sul comunismo e della ritrovata pace. Un comportamento baldanzoso che ha trattato una Russia sconfitta come un interlocutore non solo inutile, ma addirittura fastidioso. Ogni trattato presentato ai russi dal 1990 in poi è diventato rapidamente papièr toilette in nome degli interessi di Washington. Come ci ricorda gentilmente Der Spiegel, che non credo possa considerarsi filorusso, la Nato dopo la promessa solenne fatta ad Eltsin di non espandersi ad est, ha effettuato qualcosa come 5 cicli di espansione che hanno portato il confine militare all’Ucraina. Un piccolo dettaglio sfugge ora ed è sfuggito allora, la Russia, toc toc, sarebbe ancora la prima potenza nucleare per numero di testate, ma fa molto più comodo immaginarla come una nazione di esteti della vodka, badanti e appassionati di caviale. Le cose non stanno affatto così.

Questo giustifica in qualche modo Putin e il suo utilizzo, nel 2022, di una politica bellicosa come risoluzione delle questioni internazionali? Per stare al sicuro devo rispondere, anche se è lapalissiano, NO. Ma una corretta analisi delle questioni che hanno portato all’esplosione di questo disastro nel cuore di un Continente che sperava finalmente di aver trovato la pace, oggi è la via per essere accusato di filoputinismo. Bah. Mi permetto timidamente di chiedermi, se non facciamo autocritica, se non analizziamo per bene come si sia potuti arrivare al risveglio di questo vespaio, non impareremo nulla, e ho sinceramente perso il conto di quante altre volte questo sia successo. Non ci sono bastati a quanto pare gli errori fatti a Versailles e Monaco? Quanto altro tempo serve per capire che la politica internazionale è fatta di multilateralità? Per quanto tempo ancora seguiremo spaesati gli interessi della grande potenza che ci ha ripetutamente guidati al disastro negli ultimi tre decenni? Non posso nemmeno seriamente criticare l’operato di Washington per quanto riguarda la politica estera, perché in quanto Stato sovrano, fa il suo interesse ed è giusto che lo faccia. Mi chiedo però per quanto ancora dovremo seguire con la coda tra le gambe senza poterci permettere di chiedere spiegazioni.


Con questo – e concludo – ribadisco di non voler in alcun modo sminuire la tragedia che stanno vivendo i civili in Ucraina, che si svegliano e vanno a dormire sotto le bombe ormai da giorni. Perché alla fine chi paga il prezzo di una guerra, sono 9 volte su 10 i civili. E non ci sono bastate due Guerre Mondiali per capirlo, abbiamo dovuto controllare di nuovo in Jugoslavia, Crimea, Palestina, Siria, Donbass, Kosovo, Yemen e chi più ne ha più ne metta. La politica internazionale ha un suo modus operandi, e ad oggi è quello di rispondere al bastone con il bastone. Mi dispiace per tutti i pacifisti, e lo dico essendo uno di voi. Che questo inutile massacro segni una svolta, io continuo a sperarlo, così come spero che la diplomazia, prima che i carichi di armi, faccia il suo corso.

Però vorrei permettermi l’ultima intemerata, serviva davvero bandire i felini russi dai concorsi per animali? E non mi scomodo a parlare di Dostoevskij


Dopo la tragedia arriva la farsa.

Ricordiamoci che non ci sono poteri buoni, non si può essere così coglioni.






Bibliografia consigliata:

Bouverie T. (2019) Appeasing Hitler: Chamberlain, Churchill and the Road to War. Londra, Vintage.

Graziosi A. (2011) L’Unione Sovietica. Bologna, Il Mulino.

Overy R. (1997) The Origins of the Second World War. Londra, Education Publishers.

Taylor A. (1961) Le origini della Seconda Guerra Mondiale. Milano, Laterza.





Image Copyright: Filippo Monteforte/ AFP

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