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The Drama - Un segreto è per sempre (2026)

  • Writer: Koinè Journal
    Koinè Journal
  • Apr 8
  • 4 min read

di Stefania Chiappetta.


Non c’è nulla di più romantico di un colpo di fulmine in una caffetteria, mentre si aspetta la propria ordinazione e si legge un libro. Non è la formula dell’incontro amoroso a cui la commedia romantica ci ha abituati? Preludio al finale fiabesco del “e vissero per sempre felici e contenti”? Al contrario, nel nuovo film del regista norvegese Kristoffer Borgli The Drama, la credenza – prettamente cinematografica - dell’incontro perfetto viene inscenata in una zona grottesca, quasi repellente. L’ideale romantico cela una profonda demistificazione, affidando alla regia il compito di rivelare il suo gioco di distorsione interna che, come anticipato dal sottotitolo italiano, si regge sotto il peso di un grande segreto.


Eppure i due protagonisti del film, Charlie ed Emma, si conoscono proprio in una caffetteria di Cambridge, ed è subito colpo di fulmine. Almeno per Charlie che, fingendo di conoscere il libro che Emma sta leggendo, tenta la fortuna e le parla dopo una rapida ricerca su internet. Peccato che il primo approccio non venga affatto notato dalla ragazza poiché sorda da un orecchio, mentre l’altro, quello “che funziona”, è coperto da un auricolare. Quando finalmente Emma si accorge che lo strano ragazzo accanto a lei tenta di dirle qualcosa, tutto deve ricominciare. Deve essere riavvolto attraverso il montaggio. D’altronde stiamo guardando un film, no?


 Kristoffer Borgli, pur sfruttando il tono della commedia nera, si impegna così a non tralasciare i cliché che fanno funzionare il romance. Per questo il goffo incontro dei protagonisti, sebbene impregnato da un fastidio crescente, non solo porta all’innamoramento ma alla scelta, più o meno consapevole, di convolare a nozze. The Drama carica l’evento del matrimonio con una forte esposizione mediatica,  riportando l’attenzione sull’aspetto più  metacinematografico del film, unito ad una narrazione pronta a riflettere su se stessa.


 Da un lato infatti i preparativi per le nozze vengono sfruttati come il motore che alimenta le componenti della trama. Assistiamo così alla scrittura dei discorsi degli sposi, le prove per il primo ballo, le foto prematrimoniali, la scelta del menu. Questi diventano una fenomenologia piena, autonoma, in dialogo con gli innumerevoli film che mostrano il sogno nuziale. In termini produttivi invece, il matrimonio sostituisce il sentimento del rito con l’intrattenimento spettatoriale. Sappiamo già che arriverà un grande ostacolo una settimana prima del “sì lo voglio” e affamati siamo pronti a vederlo, a scoprire il grande segreto che qualcuno sta nascondendo. Messo in questi termini, chi  è che crede ancora nel sacro vincolo del matrimonio?


Charlie ed Emma però, interpretati rispettivamente da Robert Pattinson e Zendaya (che nel 2026 si troveranno a condividere insieme altri due film), sono in apparenza la coppia perfetta. Il combaciare della loro “fisicità” vorrebbe restituire un’ immagine idilliaca. Non soltanto perché i due attori possono essere considerati dei “divi” per l’impatto che hanno sul pubblico, quanto per il forte peso che viene dato all’estetismo dei tratti fisici. In termini contemporanei parleremmo di “match” perfetto: entrambi sono belli, slanciati, intelligenti, moralmente giusti. Tuttavia in loro manca la componente della seduzione, l’erotismo e, più sottilmente, la reale visione dell’altro nella sua individualità.


Questo perché la filmografia di Kristoffer Borgli potrebbe essere considerata fortemente generazionale, impegnata nel mostrare il peso della reputazione sociale e con esso il falso mito della realizzazione. In tutti i suoi film, basti fare riferimento a Sick of myself (2022) o al suo precedente Dream Scenario – Hai mai sognato quest’uomo? (2023),  la sfera privata dei personaggi è sempre gettata in pasto alla collettività. Colmando forse quel bisogno, ancora molto sentito, di avere un capro espiatorio su cui far combaciare giusto e sbagliato, bene e male, pensiero e azione.


Ne risente la fisicità stessa degli interpreti, caricata fino a mostrare una goffaggine intrinseca, sottolineata dalla stratificazione degli abiti e oggetti che vengono indossati. Giubbotti pesanti, occhiali da vista, bende chirurgiche, scarpe troppo strette, non sono più solo dettagli scenici ma una vera e propria caratterizzazione per aumentare quel sentimento di fastidio ed  esposizione costante. La favola nuziale perciò è destinata a collassare con la scoperta del grande segreto, che rompe proprio quel silenzioso codice morale che ci si aspetta la persona amata condivida.


 La rivelazione, fatta a cuor leggero davanti ad individui con cui ci si sente al sicuro, diventa l’evento che scuote l’intero film, e quindi l’immagine stessa dei promessi sposi. Per Borgli il segreto narrativo non è solo una grottesca critica sociale, sedimentata proprio nella storia americana. Piuttosto è la spia di un problema culturale che, molto spesso, si regge proprio sull’emulazione, sull’estetismo di codici percepiti come identitari, nonché alla disponibilità d’accesso verso strumenti potenzialmente pericolosi: come il possesso delle armi da fuoco.


La sottigliezza in The Drama non risiede tanto nella crisi relazionale, o nella possibilità che questa possa essere risanata, quanto nel modo stesso di affrontare il problema. Tutto viene ingigantito, spiattellato, talvolta banalizzato, spesso usato come arma per ferire l’altro. Non si sceglie l’empatia, la partecipazione emotiva, il tentativo di capire, e accogliere, l’altro nella sua forma più vulnerabile. Il tarlo del segreto rivelato mostra intelligentemente una distanza sostanziale, che riesce a puntare il dito contro i protagonisti e - probabilmente - l’audience stessa: il divario profondo che intercorre tra azione vera e propria e pensiero, scelta personale e conseguenza collettiva.


Il disfacimento cui si prende parte conduce sì verso la tanto attesa cerimonia nuziale, ma sostituisce il sentimento amoroso con paure, ansie generazionali, colpe sociali e traumi collettivi. Superarlo, ci suggerisce il film, forse è ancora possibile. Nel mezzo di rimontaggi, sequenze trasognate, dialoghi interrotti e goffaggine relazionale, quanto si è disposti a conoscere l’altro? Forse è questo il reale abisso del sempiterno “finché morte non vi separi”.



Approfondimenti all’articolo:



Image Copyright: Vogue Italia.

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