• Koinè Journal

Il mio Pantheon è di destra. Neo-paganesimo e derive nazionaliste

Updated: Oct 6, 2021


di Andrea Pipponzi.


Cosa direste se veniste a sapere che negli ultimi decenni gran parte dell’Europa scandinava ed est-europea si è riscoperta neo-pagana? «Che sciocchezza new age», si potrebbe pensare, eppure la negazione del Cristianesimo e la fedeltà ai vecchi culti politeisti ha riscosso molto successo nel Vecchio continente. In un chiaro intento filosofico di matrice nietzschiana il neopaganesimo è diventato strumento per l’affermazione dell’uomo e della piena vitalità dell’essere. Un nuovo credo umanista, non dissimile da quello che il Satanismo di matrice laveyana diffonde in tutto il mondo sin dagli anni Novanta. Ma in seno a questo revival politeista non sono mancate riletture di un passato pagano scardinate dalla libera affermazione dell’io, finalizzate invece a rivendicare le origini ancestrali del proprio Paese.


Alle origini di un nuovo paganesimo


Dagli impulsi illuministi settecenteschi di decostruzione religiosa, ai sentimenti nazionalisti dei Romantici, la riscoperta del folklore e delle antiche tradizioni locali costruì solide basi culturali per la rinascita di un interesse politeista tutto rivolto all’esaltazione del passato nazionale, contribuendo, come in Inghilterra, al rinnovamento delle usanze celtiche e scandinave che avevano segnato la storia dell’isola. Nel 1781 Jon Toland, culturalmente vicino al mondo massonico e nazionalista, fondò l’Ancient Order of Druids, nel chiaro tentativo di diffondere una religiosità reazionaria di rottura – più nei valori che nell’apparato liturgico – con il Cristianesimo. Ma fu solo con il Reich tedesco che l’esaltazione del mondo pagano si incardinò definitivamente al mondo d’estrema destra. Nel 1937 Heinrich Himmler dichiarò pubblicamente il personale progetto di dar vita ad un’Europa pagana, sostenendo come fosse «molto meglio essere pagani che cristiani», avvicinandosi ad un misticismo che ben si poggiava sull’antico passato germanico dei culti norreni e prendendo ad uso un apparato simbolico di stampo pre-cristiano che ancora oggi i movimenti neofascisti utilizzano per la propria identificazione politica. Le ben note croci celtiche, il sole nero, la runa Wolfsangel… simboli tornati in auge grazie al misticismo nazista, onnipresenti nei circoli dell’estrema destra mondiale.


Pagani nazionalisti o nazionalisti pagani?


Nonostante il network Pagans against fascism si batta da anni contro la semplicistica silloge “neopagani = neofascisti”, è bene anzitutto comprendere in quali rapporti di causa-effetto convivano i movimenti di credo pre-cristiano con quelli nazionalisti. Pur essendo abbastanza evidente la connessione tra il paganesimo e l’eredità ideologica dei partiti fascisti, utilizzatori essi stessi di una dialettica mistica, questo non è sufficiente a comprendere la portata del fenomeno. L’etnologo russo Victor Schnirelmann, sostenne che la popolarità delle antiche credenze sia legata anche al sentimento di appartenenza e superiorità culturale, spiegando in parte perché il neopaganesimo si accompagni spesso ad un aspro patriottismo. Ma in realtà il nuovo credo, nella pura accezione teologica, si è portato dietro molto poco di idee dichiaratamente nazionaliste, finendo per essere più un dogma politico “a posteriori” che una palestra cultuale in seno alla quale si sono formate le coscienze sovraniste. Sarebbe allora meglio parlare di nazionalismo pagano, piuttosto che di paganesimo nazionalista: un assioma inverso a quanto si potrebbe credere, che scardina il politeismo dall’accezione politica che gli è stata erroneamente affibbiata. Ma di tutta questa dialettica sull’originaria identità di popolo che passi anche attraverso la sfera religiosa i movimenti neofascisti non hanno decisamente fatto a meno. La politica moderna è così arrivata a toccare perfino gli antichi dèi, o quantomeno i loro seguaci.

Alla caduta del regime sovietico i Paesi dell’Est Europa furono teatro sin dalla metà degli anni Novanta della rinascita di svariate forme di spiritualità. La debolezza in cui la Chiesa greco-ortodossa versava, causa la politica antireligiosa russa, lasciò ampio spazio alla diffusione di nuove religioni, tra cui il neopaganesimo d’origine slava, nato dall’unione del suo pantheon politeista con quello baltico. L’enfatizzazione nazionalista e conservatrice non è mai mancata, volta a preservare la cultura tradizionale e ad affermarne la superiorità, rifiutando allo stesso tempo la democrazia, il multiculturalismo e la laicità dello Stato. Gruppi apertamente xenofobi, rei di scadere nella turpe e pericolosa dottrina sciovinista di negazione dei diritti per chi non condivida la stessa religione. In Romania venne fondato nel 2003 il circolo neo-nazista Gebeleizis Society, promotore di ideali razzisti ed antisemiti. Alla base dell’associazione fu posta la diffusione dello Zamolxianesimo (la religione dei Daci e dei Traci, diffusa sin dal I secolo a.C.), facendo ampio utilizzo di propaganda ariana, cori e simboli delle SS, sino a proporre la totale negazione dei diritti personali per chi fosse Rom o di fede ebraica. Seppur sciolta nel 2004 Gebeleizis ha lasciato un profondo segno nella cultura popolare. Studiando i movimenti neopagani romeni László-Attila Hubbes delineò la chiara radicalizzazione politica d’estrema destra: «Analizzando i gruppi neopagani rumeni ci siamo accorti che tutte le formazioni politiche estremiste erano molto presenti nelle piattaforme di scambio neopagane». In Ucraina, dove è maggiormente radicata la presenza di queste rinate esperienze politeiste, lo Stato ha riconosciuto e concesso di istituire propri luoghi di culto in molte città del Paese, con il partito politico Pravyj Sektor ferocemente messosi a difesa dei confini nazionali dal multiculturalismo globale, alla cui base altro non ci sarebbe che il credo giudaico-cristiano da rinnegare. Né i militanti tengono nascosto il simbolismo di stampo nazi-pagano mettendo in mostra segni mistici come il già ricordato sole nero, utilizzato dallo stesso Himmler per decorare il castello di Wewelsburg, covo delle SS. Non dissimile è ciò che oggi accade in Russia, dove la glorificazione del passato pre-cristiano si pone a condanna della cancellazione identitaria operata dal processo di conversione. E come per la Romania e l’Ucraina i russi nazionalisti rinnegano la religione del Libro poiché strumento di controllo mondiale creato dagli Ebrei. Restiamo, anche in questo caso, nella piena dialettica nazista che dilaga negli ambienti neopagani d’Est Europa.


«Siamo pagani perché siamo greci, perché ci risulta impossibile abbracciare altri valori rispetto a quelli che derivano dalla meraviglia dello spirito greco. Siamo pagani perché al posto degli eroi e dei nostri filosofi non potremmo mai mettere i profeti ermetici o i sovrani sanguinosi di un popolo legalmente incivile». Sulla scia dell’ideologia fascista di Ioannis Metaxas, Alba Dorata mai ha negato di opporsi strenuamente al mondo cristiano, professando pubblicamente l’ellenismo neopagano (Dodecateismo, ovvero la venerazione dei dodici Olimpi) e riconoscendo nell’Antica Grecia le proprie radici identitarie. Sul chiaro schieramento politico di Alba Dorata l’opinione pubblica non nutre alcun dubbio, e la deriva neo-nazista che il movimento abbraccia poco discosta la realtà greca da quella dell’Est Europa, impregnata in un antisemitismo che fa delle religioni monoteiste il feticcio da ripudiare e da cui liberarsi.


Resta il mondo scandinavo quello a maggior dinamismo pagano. Il grande movimento ispirato ai culti degli antichi norreni abbraccia sotto la singola definizione di etenismo una moltitudine di correnti differenziate nella loro dottrina e nella loro ideologia. Norvegia, Islanda, Svezia e Danimarca hanno legalmente riconosciuto diverse chiese non cristiane legate alla spiritualità vichinga, facendo da contraltare al numero di cattolici e protestanti ormai in calo da anni: diminuiscono i fedeli ed aumentano i seguaci di Odino e Thor. Quanto questo revival sia frutto di una cultura alternative/new age resta difficile da definire, ma la legittimazione concessa dai quattro Stati sopracitati lascia intendere tra le righe una rilevanza socio-identitaria ben più importante di quanto possa essere semplicisticamente ritenuta sterile. Proprio l’etenismo resta probabilmente la corrente neopagana più vicina all’ambiente naturalistico e di rifiuto totale dell’a-vitale dottrina cristiana; ma neanche nell’Europa settentrionale le derive nazionaliste hanno risparmiato il culto degli antichi dèi. Nel 2013 Varg Vikernes pubblicò un programmatico articolo intitolato Why Odalism?, sintetizzando in poche righe i principi fondamentali del rinnovato credo norreno. In opposizione alla Chiesa Vikernes sottolineò l’importanza del pantheon germanico come affermazione dell’io, evidenziando allo stesso tempo lo stretto legame tra religione e razza. Una piena esaltazione dell’essere e dell’ethnos, sostenuta dalla dottrina suprematista, nazista ed antisemita appoggiata da Vikernes stesso.


Anche in Italia, di pari passo ad un processo di laicizzazione sempre più dilagante, ha seguito l’allargamento quantitativo degli adepti di culti pre-cristiani, quali la Via romana agli Dei, che incentra sul culto della Roma antica le proprie feste e liturgie, ed il grande movimento internazionale della Wicca, il rito esoterico di maggior successo in tutti il mondo. Con i loro continui richiami alla tradizione, all'Impero ed al passato mitico-eroico, i seguaci della Via romana sono spesso considerati parte di un ambiente politico tendenzialmente schierato a destra, ma in merito a quanto questi gruppi siano, ad oggi, da considerarsi fascisti, l’Italia costituisce una grande eccezione rispetto al resto d’Europa. Contrariamente ad altre Nazioni non si è mai strutturato nel nostro Paese un unico culto capace di coordinare il paganesimo a livello nazionale, facendo così emergere le piccole singolarità locali influenzate soprattutto dal folklore popolare, includendo la celebrazione di feste stagionali, rituali di riverenza per gli antenati e per gli spiriti della propria tradizione, senza mai porsi in una chiara posizione di contrasto con la Chiesa cattolica. Ma mentre nel resto del Vecchio continente ci si riscopre nazionalisti rigettando l’ortodossia, in Italia l’ala sovranista del Parlamento mai ha disdegnato uno stretto rapporto di comunicazione con l’ambiente cristiano-cattolico. I giuramenti sulla Costituzione col crocifisso in mano, il tormentone meloniano di una donna e madre cristiana, gli attacchi dell’elettorato sovranista al Papa in nome di una politica che sia sempre meno “di sinistra”. Tutti elementi che rivelano un nazionalismo ancorato ai costrutti religiosi tanto cari agli italiani, con i processi storici che durante il Ventennio – su tutti i bilaterali accordi dei Patti Lateranensi (1929) – hanno radicalmente impossibilitato nel lungo periodo la contiguità con il mondo neopagano. Nel pieno rispetto del costrutto mentale di mitizzazione e venerazione delle politiche attuate da Benito Mussolini, il neofascista italiano non potrà mai negare la propria vicinanza con l’istituzione ecclesiastica. Un rapporto diplomatico che perdura sino ad oggi, che ha fattualmente eretto la destra italiana a baluardo dei valori cristiano-cattolici.


Un nuovo Umanesimo pagano


Quanto il movimento neopagano sia fortemente vicino ad ideologie nazionaliste e naziste è ben evidente. Meno chiaro resta invece riuscire a comprendere in che misura questi movimenti religiosi vadano considerati solenni nella loro natura, o se siano, al contrario, dei semplici revival folkloristici. Il chiaro utilizzo che l’estrema destra fa dell’ancestrale patrimonio cultuale della propria Nazione apre però ad una terza via d’interpretazione: il neopaganesimo come ideologia politica più che come fede religiosa. Lo dimostrano bene i casi sopracitati: un’Europa che crede poco al mondo ultraterreno, ma che vuole superare con forza il Cristianesimo abbracciando il politeismo in segno di protesta e rivendicazione identitaria. Con una destra occidentale concentrata sulla difesa dei valori della cristianità, credo piuttosto convintamene che la risposta neopagana intestina al mondo conservatore scaturisca da una presa di coscienza atta ad emulare i dettami mistici e filosofici dei modelli politici di riferimento. Ed ecco, in tal senso, che chiunque butti un occhio al Reich tedesco sarà guidato, più o meno implicitamente, ad accodarsi a quegli stessi ideali, a quelle stesse consuetudini e a quelle stesse esaltazioni. Una “teoria del rispecchiamento” che avvalora ancor di più l’idea di un neopaganesimo politicizzato ed umanistico, contemporaneamente al servizio dei partiti d’estrema destra e filosofia d’affrancamento dalla limitante oppressione del millenarismo cristiano, perseguendo l’affermazione della destrorsa rilettura dell’Übermensch di matrice nietzschiana.

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