• Koinè Journal

Ode ai nazisti dell’Illinois. Breve recap sullo stato di serietà del giornalismo italiano.

Updated: 8 hours ago


di Luca Simone.


“I nazisti dell’Illinois, Pff…”, “Io li odio i nazisti dell’Illinois”.


Così si erano espressi Jake ed Elwood Blues davanti alla stracciona manifestazione dei nostalgici nel capolavoro che è The Blues Brothers. E questa era la parte comica, ma nel nostro Belpaese si sa, il comico piace poco se non ci si aggiunge il tragico. Carissimo, egregio, illustre Massimo Gramellini, ma lei non li odia i nazisti dell’Illinois? Pardon, del battaglione Azov? Mi viene da chiederglielo perché ho assistito qualche giorno fa, durante una sua trasmissione su Rai 3, ad un elogio altamente struggente, inadatto ai sentimentaloni, di Vyacheslav Abroskin, generale del suddetto battaglione, orgogliosamente nazista, che avrebbe “ucciso a grappoli russi, un uomo non buono, proprio no, ma che gli ebrei definirebbero un giusto, come il nazista Schindler”; cotanta bontà perché lui, duro e puro, salva i bambini di Mariupol dagli orchi russi, quelli che contribuisce a massacrare. Mi sono permesso di trasalire sulla sedia, e no, non per il violino struggente che invitava alle lacrime e alla pietà (Ci hai provato eh, grande Max, un vero coup de theatre), ma perché si paragonava in diretta su un canale della televisione pubblica, un generale nazista ad Oskar Schindler. Io per fortuna, ma in questo caso purtroppo, per lavoro, la storia sono abituato a studiarla, e devo dirlo con grande chiarezza. Il paragone è agghiacciante. Schindler era un nazista senza dubbio, ma non comandava le divisioni SS Totenkompf e, dopo aver massacrato qualche bolscevico, si divertiva a salvare gli ebrei, la situazione era leggermente diversa…


La cosa ancora più tragicomica, tralasciando il già sopracitato violino che contribuisce a rendere il tutto molto più “italiano” per dirlo come Stanis, è la chiosa finale del discorso. Tono cupo, sguardo fisso in telecamera, atteggiamento da denuncia come Chaplin ne Il Grande Dittatore, musica che sale, cresce, decolla, e intanto sotto si dice che no, non esistono i buoni buoni e i cattivi cattivi, esiste un sottile confine, che può rendere un cattivo cattivo, metà cattivo e metà buono, perché anche il cattivo cattivo, in realtà può essere…. No ok mi sono perso, lo ammetto. La mente mi è tristemente tornata alla odiata matematica in cui meno per meno fa più ma più per meno fa meno. Mi spiace Max ma non sono riuscito ad empatizzare con un nazista, ho solo provato un gran senso di dolore verso il giornalismo italiano. Quel giornalismo di cui fai parte, e grazie al quale hai fatto carriera, e puoi dire ora, in diretta sulla televisione pubblica, che basta salvare un bambino per cancellare i massacri di un nazista. È una specie di condono, al posto dello Scudo fiscale di tremontiana memoria, lo scudo massacri. Io francamente questa cosa non l’ho proprio capita.


La domanda che ora voglio pormi è la seguente: che strada abbiamo intrapreso? È davvero necessario elogiare nazisti, criticare e ostracizzare chi offre posizioni semplicemente diverse (vedi Orsini) e glorificare qualsiasi cosa esista di ucraino, abolendo, contemporaneamente, qualsiasi cosa soltanto abbia l’olezzo di provenire dalla zona del Volga? Io sono francamente scoraggiato, e questo editoriale è scritto di pancia, di getto, in protesta contro questa situazione in cui i professionisti devono tacere perchè “fanno analisi troppo complesse” e i giornalai invece, con esperienze in politica internazionale pari al sottozero, che occupano quotidiani, televisioni e radio, diffondono un unico e solo messaggio possibile. Purtroppo l’expertise non è democratica. Lo scenario che si presenta è quello di una notte nera in cui tutte le vacche sono nere. Va di moda ultimamente citare la filosofia ad cazzum, vero Repubblica? Quasi dimenticavo, non ho ancora dedicato uno spazio alla captatio benevolentiae ormai obbligatoria per poter scrivere un articolo di questi toni. Lo farò ora.


Io li odio i nazisti dell’Illinois.

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