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Confini di solitudini: quando la solitudine diviene isolamento

Updated: Mar 21


di Cecilia Pugliese.


Solitudine è forse una delle parole che maggiormente può incorniciare questi ultimi due anni trascorsi per lo più tra le mura domestiche. Nella concezione comune alla solitudine vengono attribuiti aggettivi cupi e pesanti, in dissonanza con gli attributi del mondo in cui l’uomo è attualmente immerso, attorniato da rumore, stimoli e informazioni. Eugenio Borgna, psichiatra e primario emerito all’ospedale Maggiore di Novara, in molti dei suoi saggi spiega come in realtà alla solitudine si debba conferire un significato diametralmente opposto. Il professore, con parole profonde e capaci di toccare le corde più sottili dell’interiorità, spiega come questa condizione sia necessaria per poter conferire senso alla vita, riuscendo a scovarne ciò che è essenziale. Egli nel suo ultimo saggio “in Dialogo con la solitudine” ne indaga la fragilità, in riferimento anche a quanto successo in questi ultimi tempi. Evidenzia come qualcuno abbia saputo dare un senso profondo al distanziamento, cogliendone l’estrema necessità e qualcun altro invece sia caduto in un abisso doloroso, cercando di sfuggire da questa situazione. Borgna magistralmente scrive, “sono state settimane, così, in cui la solitudine è stata interna ed esterna, involontaria e volontaria, l’una e l’altra generate dalla paura, non solo quella giustificata dal contagio e dal morire, ma anche quella decontestualizzata e generalizzata, che non ci consentiva di distinguere un pericolo reale da uno immaginario e che ci isolava da tutti” (Borgna, 2021:14). La solitudine, pesante come un macigno per via delle emozioni ad essa legate, si è dunque trasformata nella sua antitesi arida e oscura: l’isolamento. Hanno contribuito a rendere questo periodo così doloroso e difficile per l’anima, l’ansia, l’incertezza, la vicinanza della morte e la perdita della natura ciclica del tempo. Secondo sant’Agostino, infatti, l’esistenza del singolo può essere scandita in presente del passato, presente del presente e presente del futuro. A ciascuno di questi tre tempi corrispondono rispettivamente la memoria, la visione e l’attesa. In questi due anni, così come gli altri contesti di dolore e inquietudine interiori, ci si è visti schiacciati dal presente e ciechi verso il futuro. L’uomo, nella maggioranza dei casi, è così approdato nelle aride terre dell’isolamento.


È necessario definire i confini, seppur così labili di questi due concetti antitetici, per poter “liberare la voce della solitudine dall’incantesimo dell’isolamento e donarle il suo timbro limpido e musicale” (Borgna, 2021:5). È nella solitudine, infatti, che l’uomo può indagare sé stesso, conoscere i propri dubbi, le incertezza e lasciarsi cullare da sentimenti puri e privi di qualunque filtro. In questo dialogo interiore, il tempo si dilata senza però cancellare le tre componenti agostiniane. L’uomo infatti mantiene il focus sul presente, indaga il proprio passato e costruisce le speranze del futuro, creando dunque una fitta ragnatela di connessioni tra un tempo e l’altro. Questa analisi così accurata non dovrebbe riguardare solo il Sé, quanto piuttosto dovrebbe assumere caratteri universali e accogliere nella riflessione anche l’altro da sé, il mondo e le sue intricate corrispondenze. Si mantiene dunque la continua relazione con l’esterno, in maniera però diversa dal frenetico vivere quotidiano per cui “siamo radicati, e immersi, in relazioni intricate dalla febbrile ricerca di mete, e di risultanze concrete”. (Borgna, 2013:21). La solitudine non è dunque in contrapposizione con il desiderio di comunione, anzi piuttosto legata ad esso da un legame stabile che permette, quando si è soli, di provare nostalgia e desiderio per la presenza dell’altro.


Il viaggio nel profondo dell’anima porta alla costruzione di relazioni, dal momento che rende capace di cogliere le sfumature di sentimenti ed emozioni in sé e in chi lo circonda. Se però l’uomo vive chiuso nella bolla dell’individualismo moderno, il mondo esterno non lo tange e gli è del tutto indifferente. Ed è così che egoisticamente si chiude lontano dall’altro e abbraccia l’isolamento.


Nella solitudine interiore assume un significato diverso anche il silenzio, tanto negato in una società piena di suoni, rumori e chiacchere come la nostra. Esso non è negazione di parola, anzi “la parola e il silenzio sono la sistole e la diastole della nostra vita” (Borgna,2021:28). Spesso da qualcosa di non detto si può comprendere molto di più che da prolissi flussi di pensieri. Il silenzio è dunque dialogo interiore ed è necessario educare ed essere educati a comprenderlo in sé stessi e nell’altro. Immersi in una società di flussi ininterrotti di parole poco ponderate, futili e ridondanti si perde il senso del dialogo con la propria intimità. Invece “la solitudine consente al silenzio di sintonizzarsi con le fonti segrete della nostra interiorità, dissolvendo così le nubi delle chiacchere e delle noncuranze, delle indifferenze e delle aggressività”. (Borgna,2021:28).


Scandagliare però l’abisso interiore è un’azione complessa e molto spesso troppo difficile da intraprendere. Guardare all’interno nell’animo significa porsi di fronte a paure, debolezze ed errori. Messo a nudo di fronte a tutto ciò l’essere umano spesso prova angoscia e rifugge dalla possibilità di conoscersi. Ad allontanarci dunque dal potere rigeneratore della solitudine è la sua forma antitetica: l’isolamento. In questo caso “ci si allontana dal mondo, e ci si immerge negli orizzonti di esperienze divorate dall’indifferenza e dal rifiuto di ogni dialogo, e di ogni comunicazione” (Borgna, 2013:21). Si è chiusi verso l’esterno e verso chi lo frequenta, incapaci di riconoscere i problemi e le emozioni altrui. In questo contesto il silenzio diventa mutismo, incapacità di relazione, comunicazione e ascolto. Inoltre, nelle aride sponde dell’isolamento il tempo perde la sua ciclicità. Se nella solitudine i confini tra ciò che è sato, ciò che è e ciò che sarà sono fluidi e dilatati, nell’isolamento si rimane congelati in un cupo presente che perde di valore. Purtroppo, secondo Borgna, l’individualismo della società odierna conduce l’uomo a queste rive, rendendolo incapace di comprendere il mondo e persino sé stesso. In un ambiente fatto di relazioni labili, passeggere, di sentimenti artificiosi e parole poco ponderate si diventa “stranieri non solo in patria ma anche in famiglia” (Borgna,2013:37), in un’incomunicabilità con sé e con l’altro.


È però necessario comprendere le ragioni e i motivi dell’isolamento. Borgna distingue infatti una sua forma volontaria e una sua forma involontaria. L’isolamento della società moderna è quello desiderato, dettato dall’indifferenza e impossibile da avvicinare al concetto di solitudine. Si rifiuta in questo caso qualsiasi forma di riflessione, ma anche di comunione e solidarietà. L’isolamento non voluto invece è quello del dolore, della paura e della malattia. Si discosta dal primo perché si intravede in esso la nostalgia del mondo e della relazione con l’altro.


Il dolore è sintomo di malattia del corpo e dell’anima. Si parla dunque di dolore e sofferenza, concetti distinti ma tra loro intrecciati. Se il dolore può essere localizzabile in un punto ben distinto, la sofferenza ci logora prima di poterne comprendere la collocazione. Il primo, attribuito al corpo, sembra avere cause razionali, mentre la seconda, da cui l’anima è spezzata, viene spesso legata ad una sventura inspiegabile.


Il dolore psichico deriva da un lutto, dall’angoscia, dalla depressione, dalla condizione psicotica e spesso trascina l’uomo verso un gelido isolamento. Nel momento in cui il dolore si fa insostenibile, ci si allontana dal mondo, sentendosi incompresi e si rischia di cadere in una profonda disperazione. Nell’angoscia e nella depressione si è schiacciati in un presente pietrificato: “non c’è più futuro, e non c’è più speranza, si è prigionieri del passato, dal quale non rinascono più ricordi aperti al futuro, ma ricordi nutriti di colpe brucianti”. (Borgna:2021,42).


Spesso nella malattia la solitudine può però diventare creatrice e portare ad una profonda riflessione e connessione con l’interiorità dell’anima. Come scrive Virginia Woolf, in alcuni casi nella solitudine è possibile visitare paesaggi inesplorati e poter cogliere quel frammento di cielo prima invisibile. Il confine però tra i due poli è in questo caso ancora più labile e la sofferenza generata dal dolore può condurre l’individuo a sentirsi bloccato come automa senza speranza.


L’uomo deve essere educato a saper cogliere il grido d’aiuto di chi soffre e per farlo deve poter indagare il proprio animo. Solo nel momento in cui si riflette con sé stessi si diventa consapevoli delle preoccupazioni altrui. Comprendere il dolore, il cui significato è complesso e rispetto al quale le parole vanno sempre ponderate, è un processo estremamente difficile. Emily Dickinson in una delle sue poesie scrive: “Ad un cuore spezzato /nessun cuore si volga/ se non quello che ha l’arduo privilegio/d’aver altrettanto sofferto”. È forse dunque solo la conoscenza dettata dall’esperienza che rende consapevoli della vera essenza del dolore. Questo però non deve giustificarci ad essere indifferenti dal cercare il dolore negli occhi altrui, come gesto di solidarietà e cura verso il prossimo.


L’isolamento non voluto deriva anche dalla paura, presenza costante nella vita di ciascuno. Nell’adolescenza la paura è dovuta dal cambiamento, da un’interiorità in fieri. Nella vecchiaia essa è rivolta alla fine della vita e ad un tempo che è molto più passato che futuro. Possono essere dovute alle nostre insicurezze, all’altro perché diverso, folle o estraneo. Come scrive Bauman, la cosa che più spaventa è la sua natura ubiquitaria, di fronte alla quale la risposta è solo una: la chiusura. In questo caso non si parla dunque di solitudine interiore quanto piuttosto di isolamento sociale, in cui la speranza verso il futuro sprofonda completamente. Di fronte a questi sentimenti è necessario intervenire prima che diventi troppo difficile arrestarli.


Alla luce di tutto ciò è chiaro come il concetto di solitudine sia estremamente complesso e fragile. La solitudine interiore e creatrice è l’anima della vita ed è “dimensione essenziale di ogni relazione fondata sull’alterità”. (Borgna,2021:94). È nella solitudine che l’uomo comprende sé e l’altro, diviene capace di cogliere il dolore, saper interpretare il silenzio e usarlo come sostituto di parola. La riflessione profonda deve diventare un obiettivo primario per fuggire dall’indifferenza, dall’individualismo e dall’arido egoismo che maggiormente contraddistinguono il mondo che ci circonda.





Bibliografia

-Agostino. (1966). Le confessioni. Torino: Einaudi

-Bauman Z. (2008). Paura liquida. Roma-Bari: Laterza

-Borgna E. (2013) La solitudine dell’anima. Milano: Feltrinelli.

-Borgna E. (2016) Di armonia risuona e di follia. Milano: Feltrinelli.

-Borgna E. (2021). In dialogo con la solitudine. Torino: Einaudi.

-Woolf V. (2014). Le onde. Torino: Einaudi.





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