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  • Writer's pictureKoinè Journal

Esiste un solo modo di sognare?


di Ivan Rubino.


Svegliarsi la mattina, la fronte gelida ma sudata, il cuore cerca di eguagliare i battiti al minuto di un colibrì, mentre la mente con uno sforzo incredibile e una calma quasi distaccata, come se non avessi provato tu quel sogno, come se lo avesse collocato nella testa un mago con qualche sortilegio, cerca di tracciare e scandire gli istanti della notte.


Questa operazione di analisi di “foto istantanee”, frammenti sparsi di ricordi dei nostri sogni, non potrebbe essere più estenuante e avvilente: appena ci si sveglia, il momento in cui il proprio trascorso notturno è più vivido, si vorrebbe pensare a qualcos’altro, ma le sensazioni da esso scaturite non lo concederanno; Con il progredire della giornata, i ricordi si affievoliscono alla memoria, ma i dubbi irrisolti non accennano a indietreggiare: resta solo quella frustrante sensazione di incompletezza, come se si avesse perso un treno importante della nostra vita, una messaggio si è palesato e non lo abbiamo colto, velit nolit, in tutta la sua pienezza.


Tuttavia di una cosa si può essere assolutamente certi: se si chiedesse a tutta la popolazione se preferisse non sognare per tutta la vita oppure continuare a farlo, nonostante tutti abbiano vissuto delle attività oniriche largamente distanti da quella che si può ritenere un’esperienza piacevole, risponderebbe con un fragoroso “si” di assenso.

Anche il più cinico e imperturbabile individuo del genere umano sogna e ne sente la necessità, anche il più scettico non resiste alla tentazione di donare un’accezione quasi divina al sogno, il più violento piangere come un bambino dopo una notte agitata, anche il tuo amico più taciturno e riservato non farà che parlare per tutta la giornata del suo ambiguo sogno di una cena a lume di candela con la star del cinema Scarlett Johansson.


Non c’è niente di più naturale e umano che sognare e soffermarsi sull’apparente significato, porsi domande consci del fatto che quasi mai avremo una certezza assoluta, raccontarli al mondo per far si che vengano capiti, per sentirci meno soli in tutta questa complessità.


Il sogno nelle civiltà antiche

Secondo uno studio condotto dalla NINDS (National Institute of Neurological Disorders and Stroke), un uomo sogna per un totale di sei anni durante la sua vita, circa due ore ogni singola notte; Dunque, l’interpretazione dei sogni assume un ruolo preminente nella storia sin dalle civiltà antiche, se non proprio a partire dalle civiltà primordiali, principalmente connesso ad attività divinatorie e profetizzanti, riservate a pochi “eletti” (indovini, oracoli), ritenuti gli unici “privilegiati” in possesso di tali facoltà da permettere un colloquio con un’entità superiore.

Non a caso la prima testimonianza scritta in cui troviamo tracce dei paradigmi sopracitati sia contenuta proprio in una delle più antiche opere letterarie umane, se non la più antica:


L’Epopea di Gilgames.

All’interno di questo racconto epico della Mesopotamia, scritto probabilmente intorno al XIX secolo a.c, in cui vengono narrate le gesta e le peripezie eroiche della figura verosimile di Giglames, Re Uruk, il protagonista sogna Enkiddu, personaggio della mitologia Sumera, che dapprima sceglie di sfidare, per poi riconoscerne lo straordinario potere e annetterlo nella propria famiglia come fratello gemello.

Il ruolo divinatorio viene svolto in questo caso dalla madre dell’eroe, dea-sacerdotessa, che offre un’interpretazione profetica del sogno, un sogno “buono e favorevole” che prelude un incontro con un uomo dotato di una grande forza, capace di supportarlo e difenderlo per il resto della vita.


Artemidoro di Daldi, scrittore e pensatore della Grecia antica, ci fornisce uno dei primi trattati del mondo greco riguardo l’interpretazione dei sogni, con uno sguardo sprezzante e critico verso le credenze oniriche antiche e lo stile semplice ma raffinato, tipico di autori con la sua stessa ambizione enciclopedica.

L’obiettivo principale dell’autore all’interno del suo trattato titolato Onirocritica (Ὀνειροκριτικά) è quello di fornirci una genesi del materiale onirico, giudicato su basi prettamente scientifiche e su episodi storici, distinguendo in tal modo i sogni passati e presenti da quelli futuri, riconducibili a pratiche profetiche.

Artemidoro vede la pratica interpretativa come un puro processo conoscitivo: Non proverà mai a delineare dei comportamenti futuri che un uomo deve tenere a seguito di un determinato sogno, non desidera una passiva comprensione del “sognatore”, ma afferma che l’interpretazione deve passare attraverso una sintetizzazione e elaborazione critica del sogno in quanto tale.


Il sogno e la psicanalisi

Quando trattiamo un argomento quale il sogno e la sua interpretazione, non possiamo non menzionare chi lo fece diventare l’oggetto d’analisi prediletto, materiale clinico da cui partire per assegnare un determinato significato e valore all’interno dell’attività psichica: "il sogno è la via maestra per esplorare l'inconscio", queste sono le parole di Sigmund Freud all’interno del suo scritto L’interpretazione dei sogni”, datato al primo anno del 900,parole che ci lasciano intendere come i “ pensieri notturni” siano non solo la “pietra miliare” dell’approccio terapeutico chiamato psicanalisi, ma anche di come sia proprio questo libro e i concetti al suo interno il perno centrale di tutte le teorie psicanalitiche successive.

La mia attenzione si vuole soffermare su uno dei concetti fondamentali dichiarati da Freud all’interno del libro, teoria che segnerà quella distanza definitiva tra l’autore e la concezione onirica precedente, “Il sogno è la lingua dell'inconscio e funziona attraverso le leggi che regolano e strutturano il linguaggio stesso: I sogni non sono dei semplici processi somatici, ma una configurazione psichica “impregnata” di significato, assolutamente complementari con le esperienze psichiche durante la veglia, tuttavia con una sostanziale differenza: mentre in veglia parliamo per immagini verbali, il sogno parla per immagine visive, di conseguenza traspone sul piano visivo tutti i pensieri e immagini astratte con figure e immagini concrete.


Se ora abbiamo ritenuto il sogno come un meccanismo veicolato da immagini, tuttavia l’attività di interpretazione e analisi di un contenuto onirico deve passare inevitabilmente attraverso il racconto di chi sogna, prende in esame dunque il “versante narrativo” : Ciò che veramente è importante non è il ricordo del sogno, ma cosa esso scaturisce in un individuo al momento di riportare questo ricordo in un racconto; Non possiamo separare gli elementi simbolici del sogno se non riusciamo prima a capire l’elaborazione da parte dell’individuo e il contesto in cui va inserito;


Il sogno in altre culture

Come in tutto il mondo il sogno sfocia sostanzialmente in un racconto, differentemente dalla concezione occidentale, nella quale questo processo narrativo è riservato ad un amico intimo oppure uno specialista che viene profumatamente pagato per districarsi all’interno della psiche di un paziente, nel resto del globo i custodi di questa “saggezza oniricasono figure differenti a seconda del contesto geografico e culturale in cui si trovano.

Inoltre, mentre la visione eurocentrica impartisce un pensiero “individualista” del sogno, visto come un’ attività celebrale atta a comprendere stati emotivi e mentali legati solo e soltanto alla persona che produce quel determinato materiale onirico, in altri continenti questi contenuti hanno accezioni differenti, possono riguardare in minor parte solo l’individuo, ma soprattutto sono capaci di investire tutta una collettività, ponendoli al centro della vita sociale come guida difronte a decisioni importanti, oppure per la risoluzione di ipotetici conflitti che interessano una popolazione nella sua interezza.


Alla luce di tali considerazioni, arriva a sostegno Augustine Nwoye, professore ed esperto di psicologia Africana, che , all’interno del suo scritto The psychology and content of dreaming in Africa” , oltre a confermare come l’interpretazione dei sogni in Africa sia fortemente legata e condizionata dal contesto e dalla percezione del mondo (Ricordiamo quanto in un paradigma Africano essere riconosciuto parte di un gruppo sia molto più importante che dialogare con il mondo in quanto singolo), fornisce una distinzione dei vari significati che un sogno può rivestire, che si possono riassumere in tre tipologie differenti.


La prima categoria, “The individuocentric source”, non è molto distante dai quei paradigmi Occidentali di cui abbiamo parlato: riguarda l’individuo nella sua individualità, ed esprime durante il sonno una necessità del sognatore, dunque il sogno serve a “soddisfare” un bisogno dell’individuo; Un esempio tutt’altro che inusuale nel continente Africano a questo proposito è riposto nella figura della donna che non riesce a generare figli, situazione che potrebbe suscitare un differente grado di destabilizzazione in questi contesti, pertanto sognare concepimenti e parti porterà ad attenuare questa richiesta frustrante e inappagata di voler dare alla luce un bambino.


La categoria denominata “Intersubjective source” comprende quei sogni in cui viene coinvolto non solo il sognatore, ma altre persone (amici, parenti, piccolo gruppo umano) atto a indirizzare la vita delle persone che vengono sognate.

Si comincia pertanto a delineare questo dialogo con un’entità “invisibile” che, partendo dall’esperienza onirica di un solo individuo, riesce a risolvere un problema di una collettività.

Arriviamo alla terza categoria, la “Trascendental\spiritual source”, completamente lontana dalla nostra concezione occidentale, il sogno assume connotazioni differenti: Visto come tramite, come manifestazione vera e propria di entità superiori, antenati defunti, che, dopo essersi palesati nel sogno, esprimono il loro volere, impartiscono modalità o soluzioni.

Per concludere, le diverse funzioni dei sogni e la loro interpretazione si lega indissolubilmente con i “prodotti culturali” di un determinato contesto.


Non esiste un modo di sognare “giusto” e uno “sbagliato”: L’attività onirica è un’esperienza umana, una catena di simboli plasmata e modellata a seconda dei codici linguistici, sociali e culturali a nostra disposizione.


«Questo è allora l'ombelico del sogno, il punto in cui esso affonda nell'ignoto.

(...) Da un punto più fitto di questo intreccio si leva poi, come il fungo dal suo micelio, il desiderio onirico».

(Freud S., L'interpretazione dei sogni)










Bibliografia

-Sigmund F., 2016, L’interpretazione dei sogni, Rusconi Libri

-Artemidoro, 1975, Il libro dei sogni, ottava edizione, Biblioteca Adelphi

-Nwoye A., 2015, The Psycology and Content of Dreaming in Africa, Journal Of Black Psychology.


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