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Il Primo Maggio e George Bataille


di Caterina Amaolo.


"Uno dei più importanti scrittori del secolo", così nel 1970 Michel Foucault definiva George Bataille. Ma partiamo dall’inizio: Bataille fu una delle figure più enigmatiche e incollocabili del Novecento francese. Grande “dilettante” di filosofia e sociologia, letteratura ed economia, teorico dell’eros, ebbe una vastissima influenza sul pensiero dei francesi posteriori, da Foucault a Deleuze.

Negli anni ’20, Bataille s' imbatte negli etnografi allievi di Marcel Mauss e s' impegna nel "Circolo comunista democratico" che pubblicava La Critique sociale. Proprio sulla Critique sociale Bataille pubblica il suo capolavoro: La Notion de dèpense, sintesi del suo libro più "pensato", La part maudite, e, sotto la pressione degli eventi storici La Structure psycologique du fascisme.


Il rovescio della medaglia

La parte maledetta (1949) è un saggio di economia politica che scalza ab ovo l’assunto basilare che, secondo gli economisti, governerebbe l’esistenza umana e la vita psichica delle masse, ovvero la produzione, la conservazione, il principio dell’utile. L’idea chiave, a partire dalla quale Bataille attua un capovolgimento assoluto della legge fondamentale dell’economia politica, è che l’attività principale dell’uomo, quella che meglio lo determina e che determina in definitiva una data società e l’intera storia, non è la produzione e la conservazione di beni in vista di un profitto futuro, dell’utile, ma il dispendio improduttivo delle risorse, la consumazione senza tornaconto, lo spreco, il lusso: la dépense, conservando l’ampiezza semantica che il termine francese ha nel saggio di Bataille. Invece che concentrarsi sulla crescita, dunque – come fanno gli economisti classici e l’intera logica del capitalismo e del liberismo borghese che noi tutti abbiamo introiettato - Bataille rivolge la sua attenzione alla sorte dell’energia che, una volta incontrato un ostacolo, una volta che non può più convertirsi in crescita, diventa necessariamente esuberante, eccedente, «sempre al limite dell’esplosione» (Bataille, 1967: 41).


La capacità di produzione delle società capitaliste, orientate alla crescita continua, ha raggiunto un tale livello di disponibilità di risorse il cui consumo per finalità biologiche non è sufficiente ad assicurarne l’intero esaurimento; ragione, questa, per cui gli esseri viventi consumano il surplus di produzione, andando così oltre la soglia dell’espletamento dei meri processi vitali di sopravvivenza. Il surplus, non potendo essere consumato per ragioni vitali, giustifica l’avvio del processo di “dépense”, cioè di dissipazione di risorse eccedenti. È nella dépense che si compie la catastrofe della ragione utilitaria di matrice borghese; è nella dépense il più incandescente rovesciamento della logica su cui si fondano l’economia politica e la religione dell’utile. Bataille lo illustra ripercorrendo la storia della civiltà umana attraverso le nozioni di eccesso, sacrificio, e dispendio. Perché «non è la necessità ma il suo contrario, il “lusso”, che pone alla materia vivente e all’uomo i loro problemi fondamentali» (Bataille, 1967: 43).


Le società contemporanee basano la loro esistenza su questa contraddizione: si riconoscono il diritto di acquistare, conservare e consumare razionalmente, ma escludono per principio la dépense improduttiva. Nel senso comune che si afferma in epoca moderna il principio fondamentale della vita sociale è l’utile che si presenta sotto varie fattispecie: l’utile economico, la produzione del capitale, la sua conservazione; l’addomesticamento, attraverso la tecnica, del mondo esterno e della natura; l’idea diffusa secondo cui l’utile può produrre piacere. Questo principio ideale, secondo Bataille, rende impossibile spiegare la vita delle società umane e dare contezza di una serie di fenomeni che sfuggono al principio dell’utilità.


Borghesia e disciplina

La dépense, spiega Bataille, si manifesta nei sacrifici religiosi, nelle feste, nell’erotismo, nell’arte, in tutte quelle attività che sono concepite come puro spreco di risorse, di ricchezze, di energia corporea. Senza questo principio la vita umana, l’esistenza collettiva, la vita psichica degli individui non è spiegabile e la vita sociale perde un suo elemento essenziale.

Bataille fa vacillare il principio su cui poggia l’impalcatura dell’etica capitalista che, giustamente, Max Weber nel suo famoso saggio, aveva legato all’etica protestante.


È la borghesia che ha elevato il principio dell’utile a principio di costituzione della vita sociale, che ha educato gli individui al risparmio, al culto del limite, dell’accumulazione di capitale, della moderazione. Secondo Bataille, questa è la manifestazione di una doppia ipocrisia: da un lato tale meccanismo dissimula i rapporti di forza reali; nasconde, cioè, il fatto che la ricchezza borghese in termini marxiani è costruita sullo sfruttamento del lavoro proletario. La borghesia pone il velo di Maya su quella che Marx chiamava dialettica servo-padrone. Il secondo principio riguarda il disciplinamento borghese del vitalismo popolare: le classi popolari, dal punto di vita del godimento, sono molto più libere di quelle borghesi disciplinate dal principio di utilità e moderate dall’idea repressiva del cristianesimo che si accompagna all’ascesa della borghesia soprattutto nei Paesi protestanti. Poiché la dépense non può essere eliminata dalla natura umana, la borghesia la ha assunta in modiche quantità nella propria Weltanshauung, con lo scopo di rendere sopportabile un’esistenza che − essendo legata al sacrificio e alla fatica− colloca il momento del piacere in un luogo e in un tempo “altri”, secondo quello che Freud definisce principio del differimento del piacere (Freud 1920: 115).


La dépense è la parte maledetta, è il grande rifiuto che la società costruita sull’utile, oppone al disciplinamento borghese. I momenti di dépense, oggi, sono inglobati nella logica capitalistica e sono situati in modo molto preciso. La divisione tra tempo conviviale e tempo del lavoro ne è un esempio eloquente: il weekend è il momento (breve) della completa dissipazione, dello sfogo dal tempo della fatica, dal lavoro, dal disciplinamento borghese.

La società capitalistica, come una pentola a pressione, ha necessariamente bisogno di uno sfiato che renda la fatica vivibile; la dépense di Bataille, per l’appunto, lo è. Il capitalismo accettato in forma pura sarebbe un sistema insopportabile. Ciò che lo rende sostenibile è il fatto che esso introduce al suo interno delle quantità tollerabili di dépense che frammette al lavoro.


Dietro lo schermo dell’economia generale, degli usi molteplici e complessi che, nell’accezione di Bataille, le diverse società fanno dell’energia sempre eccedente, la posta in gioco è più alta: si tratta della necessità che l’uomo prenda atto del suo irrisolvibile bifrontismo, della maledizione che lo anima da una parte a farsi cosa tra le cose producendo e accumulando quante più ricchezze possibile, dall’altra a sottrarsi all’ordine delle cose per riappropriarsi della sua originaria, libera e sovrana interiorità, a prezzo però di dilapidazioni che possono essere disastrose se non governate da chi ha acquisito – appunto – la necessaria coscienza di sé. Una riflessione critica quanto mai attuale; un autore imprescindibile. In fondo, si pone pregiudiziale ancora una volta la questione morale: la necessità di modulare e mediare tra la filosofia della formica e quella della cicala.


Se un tempo, attorno al tempo morto della fatica si apriva il tempo vivo del piacere; oggi l’ordine di questo assunto è stata messa in questione. Questa consapevolezza deriva dalla difficoltà degli individui di dare un senso alla vita ordinaria. L’edonismo, l’inappartenenza, il rifiuto del sacrificio, il desiderio di perpetuare parti estese di infanzia, la negazione di ogni forma di disciplinamento borghese, non si arresta difronte alla forma-consumo: se il tempo è solo un’emorragia di vitalità, allora it’s better to burn out than to fade away, fino all’ultimo giro della giostra.







BIOGRAFIA

-Bataille, G. (2015), La parte maledetta preceduto da La notion de dépense, Torino, Bollati Boringhieri.

-Freud, S. (1929), Il disagio della civiltà, Torino, Einaudi.

-Weber, M. (1991), L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, Milano, Rizzoli.

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