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  • Writer's pictureKoinè Journal

Parlare di ciclo NON deve essere un tabù


di Emanuela Carbone.


L’anatomia e la psiche femminile, le mestruazioni e le patologie ad esse correlate sono rientrate per anni nel pesante bagaglio di tabù e di “non si può dire” taciuto di madre in figlia, al punto da normalizzare all’estremo i dolori mestruali, il disagio emotivo, la stanchezza e le difficoltà nella sfera sessuale; ad insabbiare questo vuoto conoscitivo generazionale ha contribuito una radicata cecità medica, frutto della struttura antropologica dell’Ottocento e del primo Novecento in cui l’etica medica paternalistica cozzava con il fiorire del movimento femminista e risultava in una pratica orientata ad una genesi biblica del dolore femminile, unicamente figlio del “partorire con dolore”.


I risultati di secoli all’insegna del silenzio e della disinformazione si manifestano sotto forma di un’assenza di consapevolezza in merito al ciclo mestruale, alle patologie uterine e ad una mancanza di formazione del personale medico e di prevenzione sul territorio: individui di ogni genere ed età disconoscono le campagne di prevenzione per tumori, malattie sessualmente trasmissibili e patologie croniche, tutte potenzialmente invalidanti.


Il ciclo mestruale può essere riassunto come una serie, appunto, ciclica di eventi che si alternano in risposta agli stimoli ormonali: dapprima viene portato a maturazione un follicolo ovarico e viene preparato l’endometrio (tessuto che riveste le pareti interne dell’utero e che accoglie, in caso di fecondazione l’ovocita fecondato), successivamente, in mancanza di fecondazione, avviene la rottura del follicolo non fecondato e lo sfaldamento dell’endometrio che causa il sanguinamento.


L’endometriosi rientra tra le patologie legate al ciclo mestruale, la sua prima diagnosi ha più di cento anni ma da poco è oggetto della letteratura medico-scientifica che la descrive come “una malattia infiammatoria cronica definita come la presenza di tessuto endometrio-simile al di fuori dell'utero (Kennedy, et al., 2005); l'istituzione e la crescita di tale tessuto endometriotico è estrogeno-dipendente (Kitawaki, et al., 2002), quindi si trova principalmente in donne in età riproduttiva sebbene le conseguenze cliniche dell'endometriosi e della sua gestione possano durare anche post-menopausa; i sintomi più comuni sono dismenorrea (mestruazioni dolorose), dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali), spotting durante l’ovulazione e dolore pelvico cronico (Ballweg, 2004)”. Il trattamento della patologia avviene tramite somministrazione di ormoni (pillola anticoncezionale) o attraverso la rimozione chirurgica degli impianti di endometriosi.


Le giovani donne temono le visite dal ginecologo, non riescono né ad avere rapporti sessuali, né a concepire e, per timore di una gogna mediatica, genealogica, ma sempre sussurrata, preferiscono sopportare silenziosamente e omologarsi al “si è sempre fatto così” piuttosto che essere ostracizzate da un mondo che non le accetta.


Il Ministero della Salute, in occasione della Giornata Mondiale dell’Endometriosi, 28 marzo 2023, ha stimato che sono circa 190 milioni le donne e le adolescenti affette da endometriosi nel mondo e in particolare in Italia è affetto da endometriosi il 10-15% delle donne in età riproduttiva; la patologia interessa circa il 30-50% delle donne infertili o con difficoltà a concepire. Le donne con diagnosi conclamata sono almeno 3 milioni, il picco si verifica tra i 25 e i 35 anni, ma la patologia può comparire anche in fasce di età più basse. "La diagnosi arriva spesso dopo un percorso lungo e dispendioso, il più delle volte vissuto con gravi ripercussioni psicologiche per la donna.” (“28 marzo 2023, Giornata mondiale dell'endometriosi - Salute.gov.it”)


Per approfondire questi dati e comprendere le necessità conoscitive degli adolescenti, al fine di attuare un intervento educativo, con l’autorizzazione dell’Università degli Studi di Verona e la disponibilità dell’ITS Cangrande della Scala e dell’ITS Guglielmo Marconi di Verona, nel mese di giugno 2023 è stato sottoposto un questionario anonimo ad una popolazione di 509 studenti, di cui 321 ragazzi e 183 ragazze di età compresa tra i 14 e i 19 anni.


Quanto conosci, da un punto di vista anatomico, le funzioni dell’apparato genitale femminile?

Per la prima domanda è stata utilizzata una scala di valutazione numerica (0 per niente – 10 del tutto) ed è emerso che il 76% delle ragazze di ogni fascia di età ritiene di avere una discreta conoscenza (7 – 10) dell’apparato genitale femminile, mentre il 53% dei ragazzi valuta sufficiente la propria preparazione in merito (6 – 8). Al di là dell’anatomia, che anche ad un occhio inesperto risulta intuitiva, le fasi del ciclo mestruale e la corrispondenza con le modificazioni ovariche e uterine, restano di apparente competenza esclusivamente femminile, mentre la fetta maschile si attiene alla canonica definizione di utero come “camera che accoglie il bambino” e associa il ciclo mestruale solo al sanguinamento.


Il ciclo ti limita durante la giornata?

Il 67.67% delle ragazze intervistate ha risposto di sì a questa domanda aperta e le percentuali più preoccupanti riguardano proprio la parte preponderante della loro quotidianità: la scuola. Infatti, il 50% afferma di essere da mediamente a fortemente limitata (6 – 10) durante i giorni del ciclo e sono molteplici i fattori limitanti, come riferiscono loro stesse chiedere ad un professore di andare in bagno più volte durante l’ora e finire con il macchiare la sedia dopo l’ennesimo diniego è stata l’esperienza più brutta della mia vita, oppure ogni volta che vado in bagno devo sempre nascondere l’assorbente perché i miei compagni di classe ridono di me e ancora, non riuscivo a muovermi per il dolore e la professoressa di educazione fisica mi ha messo una nota. In un ambiente ostile, sorge spontaneo pensare alla solitudine di queste giovani donne che, come ceramica sul tornio, vengono lentamente plasmate alla normalizzazione del dolore e alla vergogna per il dolore stesso: sento quasi di valere di meno da quando ho il ciclo, come se per tutta la mia vita io non fossi destinata ad altro che essere debole e compatita.


Quanto è doloroso il tuo ciclo da 0 a 10?

106 ragazze riferiscono di provare un dolore medio-alto, 6 – 10 sulla scala NRS (numerical rating scale, scala a undici punti che valuta l’intensità del dolore in base all’autopercezione del malato) durante i giorni delle mestruazioni. Per definizione, il dolore mestruale è un dolore di natura viscerale, profondo, diffuso, non ben localizzato e che può diffondersi dalla pelvi alle gambe e i medici lo reputano una condizione potenzialmente invalidante se non trattata: il 100% di queste ragazze tratta il dolore sistematicamente con antidolorifici e FANS e quindi, a lungo termine, con importanti ripercussioni sul sistema digerente.

Non tutte viviamo il ciclo allo stesso modo: per me i giorni in cui arriva sono giorni in cui non vivo, mi limito a fare esclusivamente le cose essenziali perché devo e non perché il mio corpo si sente pronto.


Hai mai effettuato una visita ginecologica? Se sì, per quali motivi?

Solo il 20% della popolazione intervistata ha risposto di sì a questa domanda, ammettendo però il lungo dissidio preliminare alla decisione, presa in casi sporadici in seguito ad un colloquio con psicologi, insegnanti e famiglia, più spesso dopo ricerche autonome su internet. Il rischio della vastità del web resta sempre lo stesso: non tutte le fonti, specie quelle medico-scientifiche, sono attendibili e verificate e, quelle che lo sono, non si applicano ad ogni quadro clinico.

Si aggiunge a questi dati uno studio del Laboratorio Adolescenza e Istituto di ricerca IARD, in collaborazione con la Società Italiana di Ginecologia dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Sigia), secondo cui nove ragazze su dieci, in Italia, non sono ancora mai andate dal ginecologo, chi per un “disagio” intrinseco, chi per quel velato imbarazzo fatto di risatine tra amici e di lunghe perifrasi che tutto dicono tranne che “mestruazioni”. Secondo la psicologa di Psichemilano, Alessandra Marazzani, manca un tessuto connettivo verbale sia nel mondo adulto che tra pari: “al menarca arrivano pronte, informate, la confidenza con le mamme è generalmente buona, ma poi il quotidiano, anzi il “mensile”, rientra in un intimo più intimo di cui si fa ancora fatica a parlare”. (Tucci, 2024)


Sai cos’è l’endometriosi?

L’ultima domanda è stata posta ad entrambi i sessi per confrontare il divario conoscitivo tra i due: stando alle percentuali ottenute, lo scarto è tanto infinitesimale quanto importante: solo il 26% delle ragazze e l’11% dei ragazzi conosce a grandi linee l’endometriosi, senza dettagli sull’evoluzione, sugli stadi e sulle conseguenze della patologia, il resto ne ignora del tutto l’esistenza.


Che ne sarà delle ragazze di oggi?

Troppo giovani per capire e troppo cresciute per fare i capricci? Troppo piccole per scegliere per il proprio corpo ma abbastanza grandi per poter portare avanti una gravidanza? In un silenzio che da secoli veste i panni della dignità, le giovanissime affette da endometriosi nel 2024 si affacciano su un mondo che considera ancora possibile il binomio dolore-normalità e che persevera nella nostalgia di un “ai miei tempi”.

Sul palcoscenico delle patologie umane, l’endometriosi resta invisibile ed esprimibile solo a parole perché, se non si vede, la malattia non c’è, perché, ancora oggi, se l’espressione del disagio proviene da una donna, la malattia non c’è; dalle statistiche risulta lampante il vuoto culturale in merito all’endometriosi e resta quindi da chiedersi: come colmarlo per non lasciarlo in eredità ai posteri? Come aiutare le giovani donne ad essere più sicure di sé e a sentirsi libere di parlare di mestruazioni a scuola, in famiglia o al lavoro?


La risposta si trova nella conoscenza, negli interventi di educazione sessuale nelle scuole e nello stimolo alla curiosità: l’invito alle adolescenti di oggi è quello di studiare ed informarsi per dar voce senza timore a pensieri e sintomi, per non dipendere da un camice bianco e chiedere un altro parere, per non annegare tra le righe di una diagnosi o eclissarsi per le richieste di un partner: informarsi sull’endometriosi può anticipare una diagnosi, favorire la prevenzione, mettere una pulce nell’orecchio ad un famigliare e cambiargli la vita.

Il dolore degli adolescenti vale quanto quello degli adulti e non lo mitiga il vigore dell’età: ristabilire una prossemica dei sentimenti che quanto mai abbatta le distanze anagrafiche e scardini le porte di una conoscenza all’altezza di tutti è l’unico mezzo per porre a questi secoli di vergogna e tabù un meritato lieto fine. Se fa male, non è normale.





Bibliografia

Becker, e. A. (2022). ESHRE guideline: endometriosis. Tratto da Human Reproduction Open: https://doi.org/10.1093/hropen/hoac009

Zanoio, Barcellona, & Zacché. (2013). Ginecologia e Ostetricia. In Zanoio, Barcellona, & Zacché, Ginecologia e Ostetricia.





Image Copyright: Pablo Blazquez / Getty Images

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