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"Abbasso i dittatori." Ma chi li ha mai esaltati?

  • Writer: Koinè Journal
    Koinè Journal
  • Mar 4
  • 3 min read

di Luca Simone.


Nessuno sano di mente. Khamenei è morto e nessuno verserà una lacrima per un simile macellaio.

 

Sabato scorso gli USA di Donald Trump hanno lanciato assieme al sempreverde Israele l’ennesima operazione militare dell’anno. Dopo l’escalation di tensioni con Teheran, Washington e Tel-Aviv hanno scatenato l’operazione “Epic Fury”, bombardando a tappeto varie città, impianti militari, raffinerie e, soprattutto, scuole come insegna la dottrina militare israeliana. Nonostante gli obiettivi dell’operazione non siano chiari e probabilmente raggiungibili, nonostante Trump abbia commesso un nuovo crimine internazionale (la guerra è infatti illegale e non è passato neppure stavolta per il Congresso), nonostante abbia mentito al suo stesso popolo dichiarando che si trattava dell’”extrema ratio da usare contro un sanguinario regime con cui è impossibile trattare” (smentito dagli stessi dirigenti del Pentagono che hanno dichiarato di preparare l’operazione da almeno sei mesi, ben prima della recente escalation), in Italia e non solo si scatenano i fan a stelle e strisce.

 

Tempi duri per gli amici dei dittatori”, “dove eravate a protestare mentre Khomeini massacrava il suo popolo”, “sarà una nuova era per gli iraniani”, questo il tenore dei commenti dei tifosi nel tentativo di giustificare qualcosa di difficilmente giustificabile. Una tale mole di fumo negli occhi la si può vedere soltanto quando si tratta di difendere a spada tratta lo zio Sam, e purtroppo la si vede soprattutto in questo disgraziato Paese. Basta intendersi un minimo (non tanto, un minimo, ma proprio il livello base) di politica internazionale per comprendere che quella del regime change sia solo una scusa, utilizzata da Trump e Netanyahu per tentare di giustificare una guerra anche agli occhi delle proprie (stanche) opinioni pubbliche. La scusa delle armi di distruzione di massa, infatti, questa volta non era credibile come nel 2003, dato che appena una manciata di mesi fa ci era stato detto che il programma atomico iraniano era stato “polverizzato”.

 

A ciò bisogna aggiungere che (e non serve essere dei geni manco qui) non esistono e non sono mai esistiti regime change imposti dall’altro che siano poi sfociati in una democrazia. Basta vedere il triste destino della Siria, dell’Afghanistan e della Libia, solo per citare gli esempi più recenti. E no, non ci stiamo dimenticando affatto il Venezuela. Non lo citiamo appositamente dato che il regime change tanto sbandierato non c’è proprio stato. Ad oggi, infatti, che ci risulti, governa la vice di Maduro (che probabilmente ha contribuito a farlo arrestare) con buona pace della guerrafondaia vincitrice del Nobel per la Pace che si augurava bombardassero i suoi stessi connazionali.

 

La situazione dell’Iran, poi, è ancora più complessa. La popolazione iraniana, a vocazione imperiale, si è fatta massacrare in strada per mesi pur di rovesciare il regime oscurantista degli ayatollah (e non pare proprio ci fosse silenzio stampa su questo, anzi, ma la solfa è sempre che per l’Ucraina e l’Iran non si dice nulla e per Gaza sì), ma se c’è una cosa che odia più degli ayatollah sono Stati Uniti e Israele. Difficile dunque pensare, al netto dei festeggiamenti legittimi per la morte di Khamenei, che la popolazione iraniana si riversi in strada a gettare fiori sui carri armati israeliani e baci i piedi dei piloti americani che li hanno appena bombardati. Tentarono di farci credere, appena vent’anni fa, che questo sarebbe avvenuto in Iraq, e il risultato fu la nascita dell’ISIS.

 

Un passaggio doveroso va poi fatto sull’artefice (formale) di tutto ciò, ovvero Donald Trump. Nel corso di questo suo primo, lungo e straziante anno alla guida degli USA, lo abbiamo visto esaltato come un santo quando tiene il dito lontano dal grilletto, e trattato come un eroe quando invece sceglie di lanciare gli F-35. Verrebbe quasi da pensare che lo si esalti a prescindere per puro lecchinaggio, ma sarà sicuramente uno di quei brutti pensieri che vengono in mente a chi sta tutto il tempo a tifare per i dittatori.

 

P.S Ma alla fine Crosetto è tornato dalla gita a Dubai?

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