L'importanza dei genitori nella guarigione da un disturbo alimentare
- Koinè Journal

- 1 day ago
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di Chiara Ruani.
Essere genitori di un figlio con un disturbo alimentare, è un’esperienza che mette a dura prova il benessere fisico e mentale, perché ci si trova a gestire spesso delle emozioni complesse che possono essere il “senso di colpa” e la “paura di sbagliare”.
La presenza e il supporto emotivo di un genitore, svolgono un ruolo fondamentale per la guarigione da un disturbo alimentare, vengono quindi definiti “caregiver” tutti i genitori che si prendono cura in modo continuativo di una persona che ha difficoltà fisiche, psicologiche o entrambe.I comportamenti che vengono visti come “incomprensibili” a volte fanno sentire i genitori impotenti, poiché non sempre si conoscono le origini multifattoriali (biologiche, psicologiche e ambientali) che scatenano un disturbo alimentare, esso non attacca solo la persona che ne soffre, ma influisce sull’intera famiglia.È bene quindi tenere presente l’impatto fondamentale che ha il supporto familiare:Un caregiver coinvolto nella cura di un DNA può fare la differenza tra quello che è l’avanzamento e la regressione della malattia, il supporto pratico, il supporto emotivo e la collaborazione con i professionisti sono la chiave per aprire la porta della guarigione.
Molto spesso si parla di chi è riuscito/a ad affrontare e vincere la malattia, ma non si parla delle difficoltà che hanno incontrato i genitori, nel riconoscerla, nel NON riconoscerla, e di tutte le colpe che si sono dati, quando il pensiero “di aver fallito” accompagnava ogni giornata.
La giusta comunicazione può essere il modo più efficace per attraversare tutto il percorso di recovery, l’uso di empatia e gentilezza si presentano come forme di vicinanza e disponibilità.
Nei nuclei familiari, andrebbero evitate frasi che si focalizzano sull’aspetto fisico e sulla forma, evitando continui commenti riguardanti il cibo.
TERAPIA FAMILIARE: UN APPROCCIO INTEGRATO
Cos’è la terapia familiare?
La terapia familiare coinvolge tutti i membri del nucleo per affrontare insieme le dinamiche che ruotano attorno al disturbo alimentare. Non ci si concentra solo sull’individuo malato, ma su come l’intera famiglia può supportare o ostacolare il percorso di guarigione.
Il ruolo dei genitori / caregiver
I genitori imparano a:
RICONOSCERE E MODIFICARE eventuali dinamiche relazionali dannose
CREARE UN AMBIENTE DOMESTICO RASSICURANTE, con routine regolari e confini chiari.
GESTIRE MEGLIO LO STRESS E L’ANSIA legati alla situazione, preservando la propria salute mentale.
(Fonte LILAC Centro DCA) https://www.centrolilac.it/caregiver/
La voce che segue è quella di una giovane mamma, che ha saputo trasformare la paura in forza, combattendo e vincendo la lotta contro l’anoressia nervosa che le stava portando via la figlia.
Questa testimonianza è un invito per tutti i genitori (che si sentono spaventati, colpevoli ed inermi) a tendere la mano verso i vostri figli, per attraversare insieme la tortuosa strada di un disturbo alimentare.
Mi chiamo Frida, sono la mamma di Bianca e proprio due anni fa ho provato la sensazione più spaventosa che una madre possa vivere: stavo pian piano perdendo mia figlia.
Quando ho deciso di parlare, la prima cosa che ho pensato è stata: “Sarò capace?” Capace di raccontare un dolore che spesso vive nel silenzio? Perché i disturbi alimentari non arrivano facendo rumore, non bussano alla porta, ma entrano in punta di piedi nascondendosi dietro a frasi apparentemente innocue, dietro uno specchio o a una dieta e spesso ce ne accorgiamo quando forse è già troppo tardi.
Conoscevo già la malattia, perché a 25 anni la stessa ombra ha attraversato la mia vita... quel silenzio, quella guerra interiore, quella voce che ti ripete che non sei abbastanza erano cose a me familiari. Ero giovane, fragile, e convinta che per essere amata dovevo essere perfetta. Perfetta nel corpo, perfetta nelle aspettative degli altri, perfetta agli occhi del mondo. Ma la verità è che quando insegui la perfezione, finisci per perdere te stessa. Perché i disturbi alimentari non sono solo una malattia del corpo, sono prima di tutto fatti di sguardi e giudizi allo specchio che fanno male... di pensieri che non ti lasciano respirare e di silenzi che diventano sempre più assordanti.
Riconoscere le stesse sensazioni negli occhi di tua figlia ti lascia inerme, al tappeto. Quando ti accorgi che tua figlia sta attraversando la stessa tempesta che hai attraversato tu, il cuore si spezza.
Quando tutto è iniziato Bianca aveva 13 anni, l’età dell’ingenuità e della spensieratezza, in cui gli unici pensieri sono gli amici, la scuola e la danza... e non iniziare una lotta con un nemico invisibile che hai nella testa, che è più grande e più forte di te.
CHE COSA DEVE FARE ALLORA UN GENITORE PER ATTRAVERSARE IL DOLORE IN MANIERA LUCIDA?
All’inizio ero una mamma chioccia e cercavo di proteggerla con dolcezza e pazienza, pensando che l’amore da solo potesse bastare, poi ti rendi conto che quell’amore deve cambiare forma. Ho iniziato una battaglia con me stessa perché la mia parte emotiva ha dovuto lasciare il posto a quella razionale, e così sono diventata mamma leone.
Ho lottato e ho avuto paura. L’aspetto più crudele è che bisognava combattere contro un mostro che in quel momento aveva le sembianze di tua figlia. Ci sono state notti in cui restavo sveglia a guardarla respirare. Notti in cui mi chiedevo se sarei riuscita a salvarla. Non è stato facile, ma in quei momenti bisognava vivere per due, mi sentivo impotente, ma non dovevo arrendermi, anzi... non me lo potevo permettere.Da mamma, ho dovuto tirar fuori gli artigli e combattere quando Bianca da sola non ce la faceva.
CI SONO RIUSCITA? HO SAPUTO DARE IL GIUSTO SPAZIO ALLE MIE EMOZIONI?
Se io sono stata una mamma leone è perché accanto a me ho avuto l’appoggio di una famiglia incredibile e una figlia che al tempo stesso è stata una roccia. Con alti e bassi ha trovato la forza e il coraggio di combattere e vincere la malattia... ed ora che ha 15 anni, io non potrei essere più orgogliosa di lei.
Sono qui come donna che ha attraversato la malattia, come mamma che ha visto sua figlia oltrepassare il buio e come persona che vuole far arrivare un messaggio di speranza a tutti quei genitori che si trovano nella situazione in cui ci siamo trovati io e la mia famiglia: dai disturbi alimentari si può guarire, senza avere vergogna di dire “Ho bisogno di aiuto”, perché la vergogna tiene chiusa la porta, le parole la aprono.
Ho deciso di portare la mia testimonianza per rompere la barriera del silenzio e dell’omertà perché i disturbi alimentari non sono capricci, non sono vanità, sono malattie complesse che portano via la VITA e nessuno dovrebbe essere lasciato solo/a ad affrontarli.
Concludo con parole semplici che sento profondamente nel cuore: A chi sta lottando, a chi pensa di non farcela, a chi si guarda allo specchio e vede solo fragilità, voglio dire:
Dentro di voi non c’è una persona fragile, c’è una persona incredibilmente forte che sta solo imparando a vivere, poiché è bene ricordare che il valore di una persona non è determinabile da un numero sulla bilancia.
Frida ci ricorda con le sue parole, quanto sia importante accogliere le proprie fragilità, quanto sia importante ascoltare, ma soprattutto ci ricorda quanta forza si può tirare fuori dal “mestiere più difficile del mondo” ... FARE IL GENITORE.
Grazie, Frida e Bianca,
per aver condiviso il vostro dolore
e per esserne uscite vincitrici.




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