top of page

La Simmetria dei Desideri (di E. Nevo)

  • Writer: Koinè Journal
    Koinè Journal
  • 5 days ago
  • 3 min read

di Riccardo Cuppoletti.


Davanti a una televisione accesa in un salotto di Tel Aviv, quattro ragazzi guardano la finale dei Mondiali di calcio del 1998. Sono amici di lunga data, cresciuti insieme attraversando le tappe quasi rituali della vita di un giovane israeliano: la scuola, il servizio militare, l’ingresso nell’età adulta. Li lega un’amicizia solida, fatta di abitudini condivise e di una conoscenza reciproca che sembra resistere al tempo.Durante la partita, Amichai propone un gioco: scrivere ciascuno tre desideri su un foglietto, da rileggere insieme alla prossima finale dei Mondiali, per verificare se la vita avrà seguito la direzione immaginata. Decidono però di condividerne subito solo uno, come se dire tutto fosse già esporsi troppo.Yuval, voce narrante del romanzo, ha appena conosciuto Yaara e desidera restare con lei. I suoi altri desideri — sposarla e avere una figlia — restano per il momento privati. È il più mite del gruppo, quello che osserva e riflette più di quanto agisca.


Churchill, il cui vero nome è Yoav, è carismatico, disincantato, donnaiolo; lavora nel campo della giurisprudenza ma sogna di fare qualcosa di realmente utile per la società. Ofir, creativo soffocato da un’agenzia pubblicitaria, vorrebbe scrivere un libro. Amichai, già sposato e padre di due figli, desidera aprire una clinica di medicina olistica. Ma il destino impiega poco a scompigliare i loro progetti: tradimenti, nuovi incontri, allontanamenti, difficoltà e perdite improvvise ridisegnano le traiettorie di ciascuno. Eppure, nonostante tutto, l’amicizia rimane il centro dichiarato attorno a cui continuano a gravitare, anche quando le vite prendono direzioni divergenti, intrecciandosi poi in maniera inaspettata, spesso proprio nei punti di maggiore frattura.

 

Il racconto procede come una lunga confessione: la narrazione di Yuval alterna eventi concreti a improvvisi flussi di coscienza, riflessioni filosofiche sul cambiamento — tratte dalla sua tesi di laurea mai conclusa — e considerazioni sul contesto sociale e politico israeliano, non risparmiando critiche ai meccanismi oppressivi dell’esercito.Il ritmo non è incalzante, ma la lettura resta intensa e coinvolgente: il testo immerge il lettore nell’intimità dei legami, nelle crepe che si aprono tra amici, genitori, figli e partner.È proprio questa immersione a rendere significativa la cornice narrativa del romanzo: il manoscritto di Yuval arriva a Churchill per tramite della polizia, che glielo consegna in una stazione di polizia; sarà lui a firmarne la prefazione e la postfazione, offrendo uno sguardo ulteriore sull’amico narratore.Da queste emerge un Yuval meno risoluto, più passivo nel subire l’instabilità emotiva di chi lo circonda rispetto a quanto appare nel racconto, incline a trattenere parole e sentimenti. Questo scarto non serve tanto a smentire la storia, quanto a incrinarne l’interpretazione: ciò che leggiamo non è la verità, ma una delle possibili versioni. La scrittura diventa così non solo racconto, ma anche tentativo di dare forma a ciò che non è stato detto nel momento in cui accadeva.


Proprio in questa fragilità prende corpo anche il tema del perdono, che nel vissuto del protagonista non è mai esplicito né risolutivo: non arriva come riconciliazione piena, ma come tentativo, come gesto incompleto. È rivolto agli altri, alle proprie scelte, a ciò che non è andato come previsto. Non un atto morale purificatore, ma una tacita consapevolezza della propria impotenza di fronte al cambiamento, che non ha veri colpevoli ma solo strumenti per lo più umani. Un perdono che, se praticato come accettazione passiva, finisce per svuotarsi e per svuotare chi perdona, trasformandolo in un soggetto che subisce più di quanto scelga.


Nonostante le continue e sincere espressioni di affetto del protagonista, si può cogliere una forte stonatura che attraversa l’intera narrazione, un retrogusto dolce-amaro che, come l’opera stessa, non offre risposte rassicuranti, non promette che i desideri si avverino, né che l’amicizia basti a salvarci dalle fratture dell’esistenza o che non ne crei di nuove. La simmetria non sta negli esiti, ma nel punto di partenza: tutti desiderano, tutti proiettano sul futuro un’idea di sé, ma non tutti attraversano il cambiamento allo stesso modo. Il romanzo invita così a interrogarsi su quali legami resistono, su che significato attribuiamo loro, se davvero ci definiscono o talvolta ci imprigionano; su quali parole scegliamo di dire o di trattenere e fino a che punto siamo disposti a perdonare ed accettare — a scapito di noi stessi — per continuare ad abitare una vita imperfetta, sostenuta più dall’abitudine e dal tentativo di fuggire l’incertezza del cambiamento che dalla promessa di felicità.

Comments


bottom of page