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Resurrection (2025)

  • Writer: Koinè Journal
    Koinè Journal
  • 23 hours ago
  • 3 min read

di Vittorio Pigini.


Dopo essere stato presentato in Concorso per la Palma d'Oro, al 78° Festival di Cannes, il nuovo film di Bi Gan è passato in anteprima anche al Torino Film Festival. Proprio in occasione della 43a edizione, all'ombra della Mole, chi scrive ha potuto assistere ad una visione che, solo attraverso un'impresa, può essere descritta con semplici parole.


Resurrection è infatti uno di quei classici esempi che vanno ben oltre l'ordinaria visione su uno schermo, di quelli che ti sbattono in faccia la sensazione di aver appena ammirato un'opera d'arte. Una vera e propria esperienza sensoriale. Di quelle che vestono lo spettatore da turista, chiedendogli di rilassarsi nell'ammirare paesaggi e segreti di un resort che cambia servizio a seconda della porta che si sceglie di aprire. Ma andiamo con ordine.


Partiamo dal suo autore, da quel regista di origini cinesi che prende il nome di Bi Gan che, ai più, può dire davvero poco. Resurrection è il terzo film scritto e diretto dal cineasta di Kaili, a 7 anni di distanza dal suo precedente e sensazionale Un lungo viaggio nella notte (2018). Stiamo dunque parlando di un autore ancora agli esordi che, all'età di 37 anni, è riuscito ad imprimere su schermo uno dei più grandi omaggi al cinema della storia contemporanea. Parole roboanti, certo, ma non eccessive in tal contesto, poiché Resurrection è tutto tranne che silenzioso.


Dal primo all'ultimo frame, il film riesce a far sentire continuamente la sua voce anche e soprattutto attraverso i silenzi musicali del cinema muto, il quale non poteva che essere il punto di partenza per questo viaggio onirico nel mondo della Settima Arte. Bi Gan inizia a squarciare lo schermo, offrendo la possibilità di guardare cosa si nasconde oltre di esso ed ecco che il tempo e lo spazio perdono di significato. Il regista riparte dal cinema degli albori, dall'evoluzione in quella corrente espressionista quale culla del tutto. Il prologo di Resurrection è il trionfo del gotico, del fantasy, di tutta quella tradizione che attraversa l'evoluzione tecnico-estetica da Il Gabinetto del Dottor Caligari del 1920 al Frankenstein del 2025 di Guillermo Del Toro. Una meraviglia ineccepibile quella dei primi minuti del film che, come già sottolineato, rappresentano soltanto l'inizio.


Il distopico prologo di Resurrection, infatti, catapulta lo spettatore all'interno di una realtà dove gli individui, in cambio della vita eterna, hanno rinunciato ai loro sogni. Un'entità che prende il nome di Fantasmer, tuttavia, ha scelto invece la strada della mortalità pur di tenere vivi i sogni del mondo, mentre una donna cerca disperatamente di capire la scelta irrazionale della creatura. In una dimensione fuori dal tempo e dallo spazio, ecco che può effettivamente cominciare un viaggio onirico tra ricordi, pensieri ed allucinazioni.


Proprio come diventa impossibile (oltre che inutile) dare forma e logica linearità ad un sogno, così Resurrection va per la sua strada senza preoccuparsi di schemi narrativi e regole da rispettare. Il film di Bi Gan si articola infatti in diversi capitoli, dove il Fantasmer si incarna nei protagonisti delle rispettive storie, ambientate in epoche e luoghi differenti. Dal noir al dramma in costume, dal supereroistico all'horror con vampiri, il film diventa l'epopea che racconta per immagini l'immortale storia del cinema.


Non si deve pensare, in tal caso, ad un'operazione “documentaristica” volta a ricordare l'evoluzione del mezzo, i principali autori e/o i più importanti movimenti tecnici ed artistici. Resurrection è una fiamma nel buio, quella che anima la funzione vitale di una settima arte che ci permette ancora di sognare, in un periodo in cui stanno continuamente provando a rubarci i sogni. In una fase storica bombardata da ognidove, portando ancora dietro di sé gli strascichi di una pandemia globale, il cinema non poteva che mutarsi e riflettersi di conseguenza. Appiattimento dell'offerta, l'avvento sempre più travolgente della IA, mode e strategie di marketing sotto filtro social, una guerra silenziosamente insanguinata tra sala e piattaforme streaming.


Ecco che un 37enne dall'estremo Oriente riparte da questo contesto, una sorta di contemporaneo "il gabinetto del dottor Bi Gan" volto a custodire e promuovere tutta una magia che forse ci stiamo perdendo. L'opera del regista di origini cinesi è in tal senso pura meraviglia, tanto da un punto di vista estetico quanto immaginifico. Una totale anarchia della messa in scena, unita ad un inscalfibile rigore concettuale, permette infatti al film di stratificarsi continuamente saltando da un episodio all'altro.


Totalmente immersi nel sogno di Bi Gan, lo spettatore rifiuta sempre di più di trovare un senso a ciò che appare sullo schermo, facendo sue le varie storie attraverso la potenza del come queste vengono raccontate. Il Cinema sta tutto qui. Fin dalla sua nascita, fin da quel Treno che, senza acrobatiche narrazioni e profonde analisi, fece fuggire dalla sala il pubblico. Diventerebbe così superfluo spendere ulteriori parole su Resurrection, specialmente dal punto di vista puramente tecnico, registrando anche un piano-sequenza nel finale che lascia davvero poco spazio a pensieri e congetture. Trasformato in Fantasmer ed aggirandosi tra i sogni, Bi Gan fa Risorgere la magia della settima arte. Allo spettatore non resta che sciogliersi, e lasciarsi sciogliere, come cera al fuoco.


Image Copyright: Reddit.

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