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  • Writer's pictureKoinè Journal

Tampon Tax: perchè è necessario abolirla?


di Lucrezia Passarelli.


Recentemente è stata presentata dal governo Meloni la legge di bilancio 2024 (ne abbiamo scritto qui), la legge più importante dell’anno, con la quale il governo decide come investire i soldi delle cittadine e dei cittadini.

Questa scelta ha nuovamente acceso la questione sulla legittimità della così detta “Tampon tax”, cioè la tassa che viene applicata sui prodotti di igiene femminile.

 

TAMPON TAX: UNA TASSA SU UN BENE DI PRIMA NECESSITÀ

Gli italiani sanno bene che “la coperta è corta” e a ogni legge di bilancio ci troviamo sempre di fronte al solito problema: per ottenere un qualcosa è necessario tagliare da qualche altra parte.

Decidere di tagliare sui prodotti di igiene femminile, però, significa sacrificare un bene di prima necessità.

Avere una volta al mese, per circa 5-8 giorni, una fuoriuscita incontrollata di sangue dalla vagina comporta un acquisto costretto di un bene (assorbenti, tamponi mestruali, eccetera) che permetta di contenere il sangue ed evitare di sporcare ovunque.

Andare a lavorare, a scuola, in palestra e non avere la possibilità di avere alcuno di tali beni renderebbe la vita di una persona impossibile nei giorni delle mestruazioni.

Questo dovrebbe abbondantemente rispondere alla domanda “tali beni per l’igiene intima femminili sono da considerarsi beni di prima necessità?”, la risposta non può che essere certamente sì.

 

QUANTO COSTA AVERE IL CICLO?

Cerchiamo di capirci di più facendo rapidi calcoli insieme.

Mediamente una persona dotata di utero avrà le prime mestruazioni intorno ai 12 anni circa e la menopausa si raggiunge mediamente intorno ai 52 anni, per un totale di quarant'anni di età fertile all'interno dei quali una persona avrà circa 460 cicli. (anche fino a un massimo di 480).

 

Un ciclo dura mediamente 5 giorni e un assorbente deve essere cambiato ogni 4/8 ore, quindi cambiando l’assorbente 3 volte al giorno per 5 giorni, una persona utilizzerà nell'arco di un ciclo 15 assorbenti (3 assorbenti al dì x 5 gg = 15 assorbenti) che tradotto nell'arco di un'intera vita fertile, quindi in quarant'anni, quella persona utilizzerà in media 6900 assorbenti o tamponi (15 assorbenti x 460 cicli = 6900 assorbenti). Ma ATTENZIONE qui stiamo ragionando “a risparmio”, sottostimando i dati, dal momento che il consumo degli assorbenti può essere di ben oltre i 3 al giorno e può arrivare anche fino a 12.000 nell’arco della vita fertile.

 

Consideriamo il caso in cui una persona cerchi di spendere quanto meno possibile.

Il costo medio di un pacco di assorbenti da 10 è di circa 3 euro, se una persona decida di comprare due pacchi, vuol dire che la spesa sarà di:

6€ al mese (2 pacchi x 3€ = 6€);

72€ in un anno (6€ al mese x 12 mesi = 72€ all’anno);

2760€ nell’arco dell’intero periodo fertile, quindi in circa 40 anni (6€ al mese x 460 cicli = 2760€)

 

Questi calcoli sono effettuati considerando un prezzo basso, ma non tutti i pacchi di assorbenti costano 3€, come non tutte le persone con un utero hanno la stessa durata del ciclo o le stesse esigenze, che, al contrario, potrebbero indurre ad acquistare non assorbenti ma coppette o mutandine mestruali che hanno costi ancora diversi.

 

QUANTO PAGHIAMO DI TASSE?

Applicando a tali beni l'aliquota del 10%, di questi 72€ in un anno, 7,2€ sono di iva;

se applicassimo l’aliquota del 4%, 2,88€ sarebbero di iva.

 

Queste cifre potrebbero essere considerate davvero poco rilevanti, ma non lo sono se consideriamo non solo che una persona potrebbe spendere ben oltre i 72€ all’anno per i prodotti di igiene femminile (anche fino a 120€-150€), ma soprattutto perché in una famiglia potrebbero esserci più persone che abbiano la necessità di acquistare tali beni, per cui questi dati devono essere moltiplicati per n volte in base al numero di persone con le mestruazioni.

Se ci fossero tre donne con il ciclo in una famiglia, ad esempio, ciò comporterebbe una spesa di almeno circa 220€ all’anno di prodotti igienici femminili, senza considerare poi tutti i costi per i relativi medicinali e le numerose visite da medici, soprattutto in ipotesi in cui la persona soffra di malattie come l’endometriosi, la vulvodinia, ecc.

 

Queste cifre diventano maggiormente significative se le moltiplichiamo per il numero di persone che hanno il ciclo mestruale: in Italia si stima che siano 21 milioni le persone che ogni mese acquistano assorbenti.

 

Caricare le singole persone e le famiglie di questa spesa essenziale (per chi ha le mestruazioni) è fortemente ingiusto e iniquo.

Sostenere le spese del ciclo non è sempre facile: nel mondo 500 milioni di persone non hanno accesso ai prodotti e/o servizi mestruali, ciò comporta che spesso sia necessario ricorrere ad altri modi per contenere le mestruazioni, come ad esempio tramite l’uso di fogli di giornale, calzini, carta igienica.

Questo fenomeno è chiamato “period poverty”, cioè l’impossibilità economica di potersi permettere di acquistare prodotti mestruali adatti ad affrontare e gestire le mestruazioni.

 

TAMPON TAX IN EUROPA E NEL MONDO

Solo in Italia i prodotti igienico femminili vengono tassati con un’aliquota alta?

No, non siamo i peggiori della classe, ma si può fare di meglio.



In Europa la sola Irlanda ha abolito la tassa sugli assorbenti, in Francia la tampon tax è al 5%, mentre in Spagna, Grecia e Austria è al 10%.

Molti altri Paesi hanno aliquote al di sopra del 20% come la Bulgaria (20%), la Finlandia (24%), la Svezia, la Croazia e la Danimarca (25%), l’Ungheria (27%).

Nel mondo, invece, i prodotti igienico femminili non sono tassati nel Regno Unito, in Canada, Australia, Kenya, India, Uganda, Tanzania.


Ma ci sono anche Paesi dove la tassazione di tali prodotti è ancora molto alta: Islanda, Argentina, Bulgaria, Albania e Moldova hanno l’aliquota del 20% (o più alta) sugli assorbenti. Le persone in Bosnia, Turchia, Nuova Zelanda, Sud Africa e Cile, pagano tra il 15 e il 19% di iva per acquistare i prodotti sanitari necessari.


LA BATTAGLIA DELLA TAMPON TAX IN ITALIA

Negli ultimi anni la battaglia per l’abbassamento dell’iva sui prodotti igienici femminili è avvenuta principalmente nelle piazze grazie a numerose raccolte firme ed eventi che si sono svolti in tutta Italia, in particolare grazie anche al contributo dell’associazione “Tocca a Noi” (avevamo incontrato Laura e Lucrezia nel 2021, trovi qui l'intervista), attraverso cui si è creata una rete in tutta Italia di sensibilizzazione sul tema.

È vero, né le regioni e né le provincie e i comuni possono scegliere autonomamente di applicare un’aliquota diversa da quella scelta a livello statale, dal momento che questa è una competenza esclusiva dello Stato, ma le cittadine e i cittadini possono dare comunque il proprio contributo alla causa.


La scelta del comune di Firenze è un ottimo esempio, infatti quest’ultimo nel 2021 aveva deciso di applicare una scontistica nelle farmacie comunali: anche se l’aliquota sui prodotti igienici femminili nel 2021 era al 22%, i contribuenti pagavano tali beni ad un prezzo ridotto, come se su di essi venisse applicata l’aliquota del 4% e la differenza, il 18%, era a carico del comune di Firenze.


Questa era una soluzione temporanea, ma permise di accendere un occhio di bue sul tema della tassazione dei prodotti igienici femminili, infatti questa sentita battaglia è stata portata poi in Parlamento anche grazie a Laura Sparavigna, consigliera comunale di Firenze, e Lucrezia Iurlaro con l’associazione “Tocca a Noi”, di cui è la presidente.

Tale battaglia è necessario venga combattuta da tuttə, senza separatismi di genere, dal momento che questa causa riguarda metà della popolazione, ma, in quanto ingiustizia sociale, necessita del sostegno e del contributo di tuttə, affinché si possa auspicare per un abbattimento totale dell’iva su tali beni essenziali.





Image Copyright: Luce!


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