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  • Writer's pictureKoinè Journal

Pochi soldi e spesi male


di Luca Simone.


Era stata annunciata come la legge di bilancio più sostanziosa, coraggiosa e profonda dagli anni Settanta, la stessa Premier Giorgia Meloni aveva deciso di “metterci la faccia”, espressione a lei cara”, nel descrivere la manovra, una rarità se si considera il suo consueto fastidio nel dover mettere in gioco il suo prestigio. Così, però, non è stato, anzi, siamo di fronte ad una legge di bilancio, approvata lunedì dal CDM, che si caratterizza per una povertà di mezzi ma anche, e soprattutto, di fini. Ma cerchiamo di analizzarla nel dettaglio: la manovra vale poco meno di 24 miliardi complessivi, una cifra che è stata rivista al ribasso nel corso dei mesi, affidando al ministro Giorgetti l’infausto compito di attuare una pesante spending review nel disperato tentativo di far quadrare i conti in una congiuntura economico-politica oggettivamente difficoltosa. In tale momento, però, ed è ad esempio il parere di Elsa Fornero e Carlo Cottarelli dalle colonne di Repubblica, il governo avrebbe dovuto, anziché essere eccessivamente prudente cercando di tagliare dove possibile e tamponare le falle di un debito pubblico destinato a crescere nel corso dei prossimi anni, cercare di investire il poco che aveva a disposizione nel potenziamento di settori chiave come i giovani, i lavoratori precari e la sanità, cercando al contempo di contenere il ricorso ai condoni per cercare di aumentare il gettito fiscale a favore del ceto medio-basso, che sta vivendo a causa della spinta inflattiva un periodo non certo felice che si riscontra anche da un vistoso calo di consumi. Obiettivamente il taglio del cuneo contributivo contenuto in manovra, che assicurerà ad ogni dipendente pubblico o con ISEE certificato al di sotto di una soglia minima un piccolo aumento in busta paga, rappresenta sicuramente una boccata d’ossigeno per milioni di famiglie italiane ma, purtroppo, questo non è sufficiente.


La più grave critica che viene fatta alla manovra è infatti quella della sua assoluta mancanza di lungimiranza. Il governo infatti ha deciso di tarare il proprio orizzonte al prossimo 2025, un tempo che in economia equivale a “domani”, optando per degli interventi che non sono assolutamente di tipo strutturale (ovvero del genere che ci richiede ormai da decenni anche Bruxelles), ma che si limitano a cercare di evitare il crollo della nostra economia, che tra l’altro rischia di vedersi pericolosamente rivalutata al ribasso nel tasso di crescita dalle agenzie di rating, nonostante gli altisonanti proclami di Giorgetti e Meloni, che temono il disastro dei nostri titoli di Stato sui mercati. Uno dei provvedimenti più discussi è quello che riguarda voce di spesa relativa al SSN, con lo scandalo delle liste di attesa chilometriche che ha messo pericolosamente in imbarazzo l’esecutivo, che ha pertanto deciso di correre ai ripari, immettendo qualche centinaio di milioni, gli unici su cui è riuscito a mettere le mani, che però si rivelano già da subito non solo insufficienti, ma ostaggio di una visione assolutamente fallace e non lungimirante. Per evitare il tracollo della sanità pubblica, ormai sempre meno utilizzata anche dagli stessi cittadini che decidono di immettere i propri soldi in quella privata (innestando così un circolo vizioso dagli esiti imprevedibili ma sicuramente non positivi), Giorgia Meloni ha infatti deciso di rifinanziare il fondo per il pagamento ai medici degli straordinari, di modo da rendere più appetibile qualche ora di lavoro in più, nel disperato e raffazzonato tentativo di diminuire le liste di attesa. Sono però già insorti i sindacati di categoria, che lamentano un totale disinteresse (a quanto pare endemico da anni) da parte dello Stato centrale per la loro condizione, che li vede utilizzati in maniera sempre più disumana cercando di “acquistare” il tempo libero di cui dovrebbero per diritto disporre, invece di varare un piano di assunzioni necessario a ridurre le enormi carenze di personale (si parla di almeno 15mila assunzioni da dover effettuare il prima possibile per evitare il tracollo dell’intera Sanità statale).


Non si tratta di critiche strumentali o faziose, ma di effettivi appelli ad una maggiore lungimiranza da parte del Governo e del Ministero dell’Economia in particolare, che evidenziano le fattuali problematiche di una legge di bilancio che non sembra scritta seguendo il programma elettorale con cui FDI era riuscita a stravincere le elezioni (pur con un tasso di astensione del quasi 40%, ed è bene ricordarlo), ma elaborata dal più grigio dei governi tecnici. Al netto delle difficoltà che l’Italia sta al momento vivendo a causa di una congiuntura internazionale che non può essere attribuita all’operato di Meloni, è opportuno segnalare come questo esecutivo sia salito a Palazzo Chigi con un assegno di centinaia di miliardi del PNRR da poter spendere per risollevare il Paese, e non sia ancora stato in grado di spendere in maniera oculata nessuna delle tranche fino ad ora arrivate a Roma dalla BCE, e soprattutto come questa legge di bilancio vada assolutamente a disinteressarsi di tutti i problemi strutturali, accontentandosi di dare una mancetta (pur utile, per carità) alle famiglie in difficoltà, senza però preoccuparsi di risolverne seriamente i problemi. In campagna elettorale era stato annunciato ben altro, è bene che gli elettori di centrodestra inizino a prenderne coscienza.





Image Copyright: ANSA

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