Venezia 83: Bucking Fastard di Werner Herzog
- Koinè Journal

- 15 hours ago
- 3 min read

di Vittorio Pigini.
L'analisi del nuovo film di Werner Herzog che segna il ritorno sul grande schermo del celebre regista tedesco, tornato alla Mostra del cinema dopo il Leone d'Oro alla carriera, non può che partire da quella dedica sentita al collega ed amico David Lynch, che spalanca i cancelli ad una visione sicuramente fuori dall'ordinario, ma non dal reale. Perché Bucking Fastard, prendendo ispirazione dai fatti reali che seguono la vicenda delle sorelle Chaplin (interpretate dalle sorelle Rooney e Kate Mara), è un gioco di specchi già nel suo titolo, dove due semplici lettere sdoppiano l'attenzione ad un'unica entità. Dentro e/o fuori, il paradosso di un cineasta che da sempre ha ricercato lo straordinario nel mondo che ci circonda, in quella Natura selvaggia, imperscrutabile ed imprevedibile, con i suoi scherzi e le sue meraviglie. Ecco arrivare allora le sorelle Chaplin, per un personaggio (si sottolinea il singolare) che non poteva non essere preso in considerazione da un amante dei “freaks” come Herzog.
Anche i nani hanno cominciato da piccoli è solo l'inizio, per una carriera confluita nella a dir poco leggendaria collaborazione con Klaus Kinski, forse la più azzeccata rappresentazione artistica del non umano sulla Terra. Ma l'autore di Stroszek (1976) ha raccontato spesso le storie di altri randagi, spiriti tanto indomabili quanto respingenti, anime perse e sole.
Ripartiamo dunque da qui, dalla condizione di solitudine che in Bucking Fastard raggiunge un livello davvero incredibile, ovvero quello delle già citate sorelle Chaplin. Rimarcando come i personaggi di Jean e Joan Holbrooke derivino da gemelle realmente esistenti ed incontrate personalmente più volte dal regista, il colpo d'occhio al lavoro di Kate e Rooney Mara è davvero impressionante. Due donne, due nomi, un unico corpo, un unico spirito. Le due sorelle sono più che “semplici” gemelle siamesi, incarnano un legame psichico estremamente affascinante, dove nessuna delle due può fare qualcosa senza l'aiuto dell'altra. Stessi vestiti, stesso tono di voce, stessi movimenti e, soprattutto, stesso pensiero che nasce spontaneamente nelle loro menti e nei loro cuori, dove un taglio di capelli equivale al taglio di un cordone ombelicale.
Cosa si pagherebbe per essere stati una mosca ed aver assistito all'impressionante lavoro delle sorelle Mara sul set, le quali acquistano un valore sempre più forte ripensando al film dal dietro le quinte. Il lavoro attoriale svolto sulle sorelle Holbrooke diventa così determinante per l'economia del film, mostrando il continua vagabondare di un'anima smarrita. "Ci deve essere un posto migliore là fuori. Ci deve essere un posto per noi." Il viaggio in purezza di Bucking Fastard permette allo spettatore di accompagnare le due sorelle verso il loro destino, cercando di farle evadere da un mondo che non appartiene loro. La realtà diventa così una saracinesca, sbarrata in faccia al sognatore in cerca della propria isola felice e costretto a rimanere ingabbiato in una vita ingiusta. Alquanto immediato l'accostamento con il capolavoro di Nosferatu - il principe della notte (1979), sebbene in questo caso il finale sembrerebbe drastico ed irreparabile.
Ma è qui che la favola di Herzog esplode, invitando ognuno di noi a scavare una grotta all'interno della nostra montagna, perché gli altri continueranno ad ostacolarci e a sbarrarci la strada. Il processo è e deve necessariamente essere personale, evitando accecamenti sentimentali o professionali, sebbene l'esempio delle sorelle Holbrooke apra le porte all'unità spirituale con un'altra persona. Bucking Fastard parla attraverso le immagini, i corpi, con il viaggio onirico e dell'anima che viene enfatizzato da Herzog durante tutta la visione, supportato da uno straordinario lavoro alla colonna sonora di Ernst Reijseger. Proprio come un sogno, il film arriva ad addentrarsi negli spazi più reconditi del subconscio partendo tuttavia da tutt'altro scenario, quello di un'aula di tribunale. Cangiante e camaleontico questo Bucking Fastard anche nel tono adottato nella narrazione, virando dalla commedia allo (psico)dramma con l'abilità dei più esperti.
Durante la visione dei 110' minuti verrà dunque strappata più di qualche risata, con l'intima vicinanza emotiva alle sorelle Holbrooke che si fa sempre più stringente. Vero che Bucking Fastard resta un sogno, un sentimento, aggrappato a quella dimensione astratta che, per sua natura, tende spesso a disperdersi per poi ritrovarsi. Fin dal momento del già citato omaggio ad uno dei più illustri rappresentanti del surreale, diventa dunque necessario scendere a patti con la grottesca indole dell'autore tedesco. In conclusione, con il Concorso a Venezia83 è finalmente tornato un gigante cinematografico del nostro tempo, con Werner Herzog che dimostra di avere ancora molto da dire.
Image Copyright: La Biennale




Comments