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Venezia 83: Ink di Danny Boyle

Writer: Koinè Journal
Koinè Journal
Sep 4
4 min read

di Vittorio Pigini.


Mercoledì 2 settembre 2026 si apre l'83esima edizione del Festival di Venezia, con il film Ink che inaugura il Concorso principale della Mostra del Cinema. Si tratta del nuovo film diretto da Danny Boyle, noto ai più principalmente per Trainspotting e The Millionaire, grazie al quale nel 2009 vinse il premio Oscar al Miglior Regista.


Un'occasione davvero speciale, con il Festival che infatti accoglie per la prima volta un autore che ha costruito la sua brillante carriera tra i palcoscenici cinematografici più importanti al mondo. Conosciuto ed ammirato per il sguardo spesso orientato all'avanguardia tecnica, Danny Boyle si ritrova così nell'adattare per il grande schermo Ink, l'omonima pièce teatrale dello sceneggiatore del film James Graham, che traccia l'ascesa del cronista Larry Lamb.


Il regista lascia infatti da parte gli infetti dell'ultimo 28 anni dopo e torna alle guerre societarie di Steve Jobs, a quella vasca di squali pronti a scannarsi per ottenere il maggior numero di prede. Se nel film del 2015 si portava sullo schermo un particolare rapporto famigliare tra creatore e creatura, Ink si immerge nell'editoria della Swinning London per arrivare al nostro presente. Ecco allora la recensione del film Ink.


La recensione di Ink: il riflesso del giornalismo tra specchi e finestre


“Mettere nero su bianco”, una formula antica, quasi primordiale, atta ad indicare come un fatto debba essere impresso in un documento per certificare la sua esistenza. L'Inkiostro del film di Danny Boyle è quello che tinge le pagine dei principali tabloid inglesi alla fine degli anni '60, ma è anche il sangue (più o meno metaforico) che scorre a Fleet Street specialmente con il Mirror. Uno “specchio” appunto, termine che diventerà determinante durante la visione del film, arrivando a chiedersi se il giornalismo debba essere appunto uno specchio della società (nel mostrare ciò che questa è realmente), oppure una “finestra” con vista su uno scenario nuovo, diverso e verso il quale aspirare.


"Il pubblico non accetta che le cose accadono e basta, hanno bisogno di storie e noi siamo qui per scriverle". Sotto questa speciale lente d'ingrandimento non sarebbero poi troppo diversi il giornalismo dal cinema, manipolando lo sguardo del lettore/spettatore fino ad arrivare a coinvolgerlo ed influenzarlo emotivamente e nelle sue scelte di vita. Ed è qui che entra in gioco quella parola tanto scomoda quanto inevitabile: “morale”, ovvero quanto la nostra sensibilità ed esperienza è aperta ad accettare ciò che vede/legge. Danny Boyle ha vissuto da adolescente lo straripante Swinging London, per una rivoluzione culturale che ha colpito ovviamente anche e soprattutto il principale innesto popolare. Ciò che infatti più colpisce durante la visione di Ink, oltre ad aspetti meramente tecnici che confermano il talento dell'autore, sta infatti nel tratteggiare il protagonista quale figlio di questa epoca.


Larry Lamb è un rivoluzionario, ambizioso, ma lasciamo da parte le stereotipate etichette dispregiative che ben volentieri saltano fuori in occasioni di questo tipo. Il protagonista, interpretato da un cinico ed eccezionale Jack O'Connell alla sua grande occasione, non è infatti il “classico criminale” dedito ai vizi, al denaro e disposto a tutto per eliminare la concorrenza e/o i propri cari. Larry Lamb vuole diventare il direttore del giornale più letto al mondo, ed il “perché” non è importante, una volta svelato il mistero termina la magia (momento altissimo). Chiamatela appunto ambizione per una carriera partita dal basso, chiamatela rivalsa per vendicarsi dei torti subiti o consapevolezza delle proprie capacità, fatto sta che Larry Lamb vuole essere il migliore e perché mai questo debba necessariamente essere un “male”? Siamo ancora freschi della visione del meraviglioso Marty Supreme, decisamente affine sotto diversi punti di vista, con il personaggio di Guy Pearce che in un certo senso ricorda la sua parte in The Brutalist. Ecco, l'epica di Ink può essere avvicinata più a questo tipo di esempi, piuttosto che al ben più intuitivo e scomodo collegamento con la leggendaria opera prima di Orson Welles, sebbene Danny Boyle comunque rilegga Quarto Potere nel 2026.


WIN – FREE – LOVE, la nascita degli slogan e dell'informazione popolare, quella “di serie Z” che ha contraddistinto la notorietà del Sun in quegli anni. Diventa tuttavia troppo comodo (e fuorviante) additare coloro che hanno creato questi “slogan”, trovando nella prima pagina dei quotidiani gossip ed oroscopo invece che politica estera. Torna allora quello “specchio” di inizio analisi, nel mostrare la scomoda verità di come questi siano gli argomenti maggiormente ricercati dalla stramaggioranza della popolazione: l'offerta che si adatta alla domanda, inseguendo la semplice regola di mercato. Ecco, Danny Boyle porta sullo schermo come gli interessi popolari vengano filtrati dall'altra parte della scrivania, quella impegnata a gestire tabelle ed impaginazione.


Una notizia resta una notizia, è il lettore (dal critico “esperto” al semplice cacciatore di intrattenimento) a conferire potere a quella notizia. Torna forte il collegamento in questo senso alla sfera sessuale rincorsa dal film, quella delle perversioni e dello scandalo che tutti vogliono ma di cui nessuno vuole parlare. Lo sfondo della Swinging London è a dir poco perfetta alla causa, inscenando non solo un anarchico colpo alla morale del buon costume ma accendendo un rivoluzionario lume sull'attivazione popolare.


Quella di Ink è quindi un invito a ricercare ed avvalorare le notizie, in un tempo in cui è in atto un vero e proprio bombardamento di input ed informazioni da ogni piattaforma. L'epica lezione di giornalismo di Danny Boyle arriva sullo schermo con la stilosa tecnica che caratterizza le opere del regista, audace nel ricercare con giusta insistenza uno sguardo controcorrente.


Image Copyright: La Biennale


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