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Verso il voto - Koinè intervista: Nicola Fratoianni

Updated: 6 days ago


di Luca Simone


Luca Simone, direttore di Koinè Journal, intervista Nicola Fratoianni, deputato della Repubblica e segretario di Sinistra Italiana. Abbiamo voluto fargli qualche domanda a proposito dei temi più caldi del suo programma e di quello della coalizione di cui fa parte, in vista dell'imminente voto del 25 settembre. Dall'approvvigionamento energetico, al rapporto complicato con Letta, passando per l'invio di armi all'Ucraina, fino ad una Destra a guida Meloni che fa paura.


Perché secondo lei Letta, durante il famoso dibattito con la Meloni, ha voluto rimarcare il fatto che con voi “non andrebbe al governo”?

Bisognerebbe chiederlo a lui. Io però lavoro per dare al Paese un governo che non sia quello di Meloni-Salvini-Berlusconi. L’Italia è una repubblica parlamentare e i governi si formano in Parlamento sulla base dei rapporti di forza. È chiaro che con numeri importanti per Alleanza Verdi e Sinistra Italiana sarà più semplice provare a formare un governo progressista, che possa ricucire le lacerazioni che sono emerse in questa campagna elettorale, a partire dal M5S.


Come giudica la chiamata del PD al voto utile? Secondo lei è accettabile per gli elettori dover scegliere “il male minore”?

Noi vogliamo essere il bene maggiore, non il male minore. Perché abbiamo un programma basato su giustizia ed equità, in un paese ammalato di disuguaglianze. Equità sociale, ambientale, di genere e generazionale. Più che di utilità del voto, io parlerei di funzione. Il voto ad Alleanza Verdi e Sinistra Italiana ha una duplice funzione: contribuisce a fermare la destra e a ricostruire un campo, da un lato; dall’altro offre anche alla coalizione progressista una direzione di marcia chiara e netta sui temi ambientali e della giustizia sociale.


In un momento di crisi energetica come quello che stiamo vivendo, potrebbe spiegarci la vostra soluzione al problema dell’approvvigionamento?

Innanzitutto voglio dire una cosa: con la scusa della continua emergenza, a questo Paese sono state negate scelte di futuro. E il futuro si allontana ogni giorno di più, quando invece sarebbe stato necessario agire prima. Un esempio? Al momento in Italia ci sono richieste per oltre 160 gigawatt di impianti da energia rinnovabile che sono bloccate. Perché Cingolani non ha fatto nulla? Noi abbiamo persino proposto la nomina di un commissario nei mei scorsi per sbloccare le autorizzazioni. Ma nulla. Ecco, bisogna partire da questo, subito. E da una seria politica industriale, che coinvolga le Università italiane nella ricerca per le soluzioni più avanzate e adeguate sul fronte dell’accumulo dell’energia prodotta da fonti rinnovabili.


È preoccupato da un governo a guida Meloni? Perché?

Quella di Meloni è una destra retrograda e pericolosa. Una destra che porterebbe passi indietro sui diritti civili e i diritti sociali, che rifiuta l’integrazione e la diversità.


Sulla questione ucraina, le parole di Putin di ieri hanno destato particolari preoccupazioni. La vostra posizione è, coerentemente, sempre stata a favore della pace e contro l’invio di armi. In coalizione però vi trovate con forze assolutamente contrarie alla vostra posizione. Ci può spiegare qual è la linea della coalizione?

La legge elettorale prevede che si possano fare coalizioni, ma ciascuno possa avere il suo programma. Sulla necessità di una forte azione diplomatica dell’Unione Europea che coinvolga anche le altre grandi potenze mondiali credo, però, che siamo tutti d’accordo. E anche qui, saranno i rapporti di forza in Parlamento a determinare quale sarà la linea da intraprendere sulla politica internazionale. Alleanza Verdi e Sinistra Italiana vogliono assolutamente un ruolo più forte dell’Europa.


In un eventuale governo che vi veda coinvolti, voi vi continuereste ad opporvi all’invio di armi in Ucraina, anche a costo di farlo cadere?

Mi sembra prematuro parlare di far cadere governi che ancora non ci sono, ma sulla guerra e sulla pace faremo valere le nostre posizioni come abbiamo sempre fatto.


Sarebbe d’accordo ad una “tregua istituzionale” sul modello di quella proposta da Crosetto, per affrontare l’autunno difficile che si prospetta?

Di larghe intese mi pare che ne abbiamo avute fin troppe. E non so cosa sia una tregua istituzionale. Mi pare il solito gioco di chiedere una pacificazione per fare gli interessi dei soliti noti. Faccio un esempio: 130.000 piccole imprese rischiano di chiudere per le bollette energetiche e milioni di famiglie devono scegliere se pagare le bollette o mettere il piatto in tavola. Nel contempo, 5 grandi imprese distributrici di energia hanno accumulato circa 50 miliardi di extraprofitti. Che si fa? Le soluzioni proposte non sono mai neutre. Noi siamo per la tassazione degli extraprofitti al 100%, per restituire i soldi a famiglie e imprese, mentre Meloni sul tema scivola.

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