Breve guida alle Midterm USA con il Prof. Mario Del Pero


di Lorenzo Ruffi.
Oggi, martedì 3 novembre, i cittadini americani saranno chiamati alle urne per partecipare a uno degli appuntamenti elettorali più importanti previsti dalla democrazia statunitense. Le cosiddette “Mid-term”, o elezioni di metà mandato, prevedono infatti il rinnovo completo dei 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e di un terzo dei 100 seggi spettanti al Senato. Inoltre, in diversi Stati, fra cui Texas, Ohio e Georgia, si vota per eleggere i nuovi rappresentanti al Senato e alla Camera dei Rappresentanti, mentre in altri, come California, Florida e Michigan, si rinnova anche la carica di Governatore. Queste elezioni sono storicamente un fondamentale “termometro” per misurare il grado di soddisfazione dei cittadini americani verso l’operato del Presidente in carica.
Per orientarci in vista di un appuntamento così importante abbiamo deciso di intervistare uno dei massimi esperti italiani di politica americana, il Professor Mario del Pero, docente di Storia Internazionale presso l’università Sciences Po di Parigi. Molti i temi toccati, dalla possibile conquista Democratica della Camera ai fattori determinanti che orienteranno il voto degli americani, dalla possibile sconfitta repubblicana in uno Stato chiave come il Texas alle ripercussioni internazionali di una sconfitta per Trump e il Partito Repubblicano.
La prima questione che poniamo al Professore riguarda la possibilità di una riconquista Democratica della Camera. Secondo del Pero, vi è un’alta probabilità che i Dem riescano ad ottenere la maggioranza, anche se le dimensioni di tale vittoria si profilano piuttosto contenute. “I Repubblicani”, aggiunge, “hanno fatto un’aggressiva politica di gerrymandering, ovvero di ridisegno dei collegi congressuali che dovrebbero garantire al GOP fra i 5 e 10 seggi in più, dato che l’elettore Democratico è generalmente distribuito in maniera poco efficiente, sovrarappresentato nei grandi centri urbani ma maggiormente diluito nel resto del paese”. Per quanto riguarda il Senato, invece, la vittoria Dem appare più complicata. Per il Professore, in questa tornata la mappa elettorale tende ad avvantaggiare i Repubblicani, con i Democratici costretti a vincere in Stati storicamente “rossi” come il Maine, Nord Carolina, Texas e Ohio per sperare in una riconquista che fino a un paio d’anni fa pareva improbabile.
Cosa significherebbe, però, a livello pratico, una riconquista Democratica della Camera? “Le mid-term sono da sempre un appuntamento fondamentale perché ridefiniscono gli equilibri di governo. Il caso più frequente è quello di un governo diviso, in cui la dialettica politico-costituzione si fa più intensa dal momento che un Partito diverso da quello del Presidente controlla la Camera, costringendo l’Esecutivo a ricalibrare alcune sue politiche e decisioni. Inoltre, a rendere questa tornata così speciale e importante è il fatto che si voti per ben 36 Governatori, e per l’88 delle 99 camere statali”. Un dato di assoluto rilievo data la dialettica, spesso conflittuale, che ha caratterizzato il rapporto fra la Presidenza Trump e molti governi statali, i quali hanno cercato di arginare alcune misure, in particolare legate all’ambiente e ai dazi, imposte a livello federale.
Da sempre queste elezioni rappresentano poi un vero e proprio referendum sull’operato del Presidente in carica. A maggior ragione, osserva del Pero, in un contesto estremamente polarizzato e polarizzante come quello caratterizzato dalla presidenza Trump. Quali saranno, dunque, i fattori chiave attraverso cui gli americani giudicheranno l’operato dell’amministrazione Trump? “Più di tutto peseranno le questioni economiche e l’elevato costo della vita. L’alto tasso di inflazione, che si aggira attorno al 4%, non solo impedisce alla FED di tagliare i tassi d’interesse, contrariamente a quanto promesso da Trump, ma rischia addirittura di spingere la Banca Centrale ad alzarli. Ciò implica un innalzamento del costo del denaro e una conseguente sfiducia dei consumatori, con gli indici di fiducia ai minimi storici, addirittura sotto ai livelli raggiunti durante la crisi finanziaria del 2008 e la pandemia di Covid-19 . Tuttavia -aggiunge del Pero- tali conseguenze sono anche frutto di scelte impopolari in politica estera. A pesare sulla scelta degli elettori saranno anche la crisi nello Stretto di Hormuz scatenata dall’offensiva militare israelo-statunitense iniziata a marzo contro l’Iran, di cui meno del 30% degli elettori ne approva la conduzione. Inoltre, determinante sarà l’impopolarità della figura di Trump, causata dai numerosi scandali di corruzione e conflitti d’interesse di cui lui, la sua famiglia, e alcuni stretti collaboratori sono accusati. Nonostante continui a godere del supporto di uno zoccolo duro di sostenitori, prevalentemente orbitanti attorno all’universo MAGA, Trump rischia di perdere gradualmente consensi all’interno del suo stesso partito e di non superare il 30-35% di consensi che gli impedirebbe di risultare vincitore in qualsiasi competizione elettorale”.
Tra i duelli più interessanti, c’è sicuramente quello per le elezioni al Senato in Texas, storica roccaforte repubblicana che potrebbe passare (dopo decenni) in mano ai Democratici. “Il Texas è contendibile, se non altro perché è una realtà più articolata di quello che solitamente viene da pensare. Nelle grandi metropoli e agglomerati urbani, come Houston, Dallas e San Antonio, governano i Democratici, mentre nelle aree periferiche e desertiche la maggioranza ha sempre votato per i Repubblicani. Ad alimentare le speranze di una possibile conquista Dem del Texas è la popolarità di James Talarico, giovane candidato espressione del cristianesimo progressista che sembra essere avanti nei sondaggi rispetto allo sfidante Repubblicano Ken Paxton, appartenente all’ala trumpiana del partito, già sottoposto a impeachment dal Congresso Statale per corruzione nel 2023”.
Ad aleggiare sulla democrazia americana, però, ci sono anche le minacce stesse del Presidente, che in caso di vittoria democratica ha parlato di “possibili ritorsioni”. Trump, è bene ricordarlo, già nel 2021 si macchiò di un tentativo di golpe aizzando i suoi sostenitori ad attaccare il Campidoglio. Un evento che ha scosso dalle fondamenta la vecchia e arrugginita “Grande Democrazia”.
“In caso anche di semplice riconquista Dem della Camera, la legge di bilancio dovrà essere concordata con gli avversari di questa Amministrazione, il che implica necessariamente trovare dei compromessi fra le due parti. In caso contrario, si rischierebbe lo shutdown, con conseguenze serie e imprevedibili per la politica americana”. A preoccupare maggiormente Trump, nota Del Pero, è la possibilità che alcune commissioni interne alla Camera lancino indagini sugli aspetti più opachi della sua Amministrazione, a partire dai numerosi casi di corruzione che lo hanno visto protagonista, fino alla sua possibile inclusione negli Epstein Files.
Inoltre, in caso di una severa sconfitta elettorale, molti esponenti repubblicani potrebbero cogliere l’occasione per criticare in maniera più aperta le derive del trumpismo sia in politica interna che estera. “Al Senato vi è un’importante maggioranza di Senatori repubblicani che in particolare non condivide le posizioni filorusse di Trump. In caso di sconfitta, questi si sentirebbero più liberi di criticare, se non addirittura ostacolare, il processo di riavvicinamento fra Mosca e Washington voluto da Trump”. A generare particolare sdegno è stata, infatti, la sospensione delle sanzioni americane sul diesel russo, seguito dal criticatissimo accordo fra Trump e Putin del 9 ottobre sullo sblocco di 300mila tonnellate di diesel sbloccate dalla Russia e destinate al mercato americano.
Gli Stati Uniti si apprestano dunque a votare in un clima estremamente teso e polarizzato. Gli esiti di questa tornata elettorale non solo riscriveranno gli equilibri di potere all’interno della principale potenza mondiale, ma influenzeranno pesantemente anche le più intricate questioni geopolitiche del nostro tempo, come la guerra in Iran e il conflitto in Ucraina. Mentre la più grande democrazia occidentale si accinge a votare, il mondo, ancora una volta, resterà col fiato sospeso a guardare.




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