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  • Writer's pictureKoinè Journal

Gli studenti incontrano finalmente la ministra Bernini


di Luca Simone.


Oggi, 30 ottobre una delegazione di rappresentanti degli studenti ha incontrato nel pomeriggio la Ministra Bernini per portare le proprie osservazioni a proposito della legge di bilancio, che ancora una volta sceglie deliberatamente di non occuparsi seriamente dell’emergenza abitativa, motivo scatenante delle due ondate della “protesta delle tende” tra maggio e settembre. La ministra ha formalmente accettato di incontrare i gruppi del CNSU, il principale organo di rappresentanza degli studenti universitari che raggruppa una serie di sigle impegnate a favore di battaglie per il miglioramento e l’umanizzazione dell’ormai decadente e decadentista università italiana.


Le criticità, e alcune le abbiamo accennate, sono molteplici: dalla fatiscenza degli edifici, alla già citata emergenza abitativa, al problema dell’erogazione delle borse di studio (costantemente rivista al ribasso) passando per problemi più settoriali come i test di ammissione alle facoltà di medicina e la condizione semischiavile dei dottorandi. Il PNRR aveva aperto uno squarcio sulla questione, contribuendo a creare un clima di attesa e speranza per la tanto attesa risoluzione di almeno uno di questi problemi, ma così non è stato. L’esecutivo non solo si è mostrato sordo alle proteste e alle rivendicazioni degli studenti, criticandole aspramente a mezzo stampa per bocca di portavoce e personalità più o meno vicine alla maggioranza, ma ha anche scelto di ignorare sistematicamente il problema pur avendo fatto delle promesse chiare dopo i fatti di maggio e l’emozione suscitata da decine di migliaia di studenti scesi in piazza.


Il problema, anzi, i problemi sono dunque reali, ma il governo sembra essere totalmente indifferente a queste richieste. I rappresentanti degli studenti in audizione al MUR, si sono concentrati su temi quali l’aumento del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) e di quello Integrativo Statale per le borse di studio (FIS), e hanno chiesto risposte chiare da parte della Bernini sul tema della residenzialità pubblica e del caro affitti, insistendo sulla necessità di prendere al più presto provvedimenti per tamponare una situazione ormai sempre più fuori controllo.

La residenzialità pubblica non è però stata presa in considerazione dalla ministra e dal suo esecutivo, che insistono sulla necessità di coinvolgere (ancora una volta) i privati nella distribuzione degli ormai famigerati fondi del PNRR, mentre gli studenti hanno insistito sulla assoluta necessità di rendere gli enti pubblici i principali beneficiari dei finanziamenti, facendo leva sulla possibilità di controllarli meglio rispetto ai più evanescenti privati.


La Bernini ha mostrato una parziale apertura sul tema del FFO, dando ragione agli studenti sulla necessità di appianare le disuguaglianze esistenti tra università che si traducono poi in concrete disuguaglianze in seno alla comunità studentesca. Si tratta però di una eventuale riforma molto complessa e soprattutto dilatata nel tempo; non è infatti pensabile che sia l’operato di un solo esecutivo quinquennale a poter risolvere il problema delle disuguaglianze. Per quanto riguarda il FIS invece, gli studenti hanno chiesto l’abbandono della pratica delle integrazioni tardive, giudicate assolutamente inefficaci in quanto non tutte le università riescono a coprire l’intera domanda, ma solo quelle con più fondi e più iscritti, aumentando in tal modo la disuguaglianza esistente. La ministra sembra aver rassicurato sulla possibilità di stanziare un fondo ben più congruo alle necessità di una comunità studentesca che conta milioni di aderenti e rappresenta una fetta importante di popolazione del Paese. Non sono chiare però le modalità con le quali verrà stanziato il fondo, né le tempistiche, né tantomeno i criteri di reperimento e distribuzione del fondo stesso. Il dialogo non sembra certo essere stato quello tra un muto e un sordo, ma così era stato anche a maggio, e da allora nulla è cambiato. Sono state fatte nuove promesse, ma non è di nuovo chiaro se queste saranno mantenute.


Per quanto riguarda il caro affitti, però, forse il principale di tutti i problemi, la proverbiale “mostruosa madre”, perché impedisce agli studenti di recarsi liberamente all’università (dove poi possono allegramente riscontrare tutti gli altri problemi e le altre criticità), la situazione è seria. Secondo Il Sole 24 Ore, non certo un giornale tacciabile di marxismo e voglioso di promuovere un esproprio:

“Da un’analisi della società di intermediazione e servizi immobiliari Abitare Co, condotta nelle otto principali città italiane (Milano, Roma, Bologna, Firenze, Genova, Napoli, Palermo, Torino), per affittare un bilocale di 70 mq si spendono in media 945 euro al mese. Il prezzo cambia in base alla zona: si parte da 580 euro nelle aree periferiche per arrivare a 1.070 euro in centro. Le differenze tra città sono ben mercate: ai primi posti Roma e Milano, con una media rispettivamente di 1.365 e 1.300 euro, mentre le realtà urbane meno care sono Palermo (625 euro), Torino (715) e Genova (750). Se i prezzi delle case crescono, i salari calano. Nel 2021 le famiglie avevano un reddito netto medio annuo di 32.812 euro (circa 2.700 euro al mese), diminuito quasi del 2% rispetto all’anno precedente e con evidenti variazioni territoriali: si passa da un media di 36.418 euro al nord-est ai 27.053 euro di sud e isole.

Il caro affitti, dunque, si lega a doppio filo con l’andamento degli stipendi e rappresenta una delle dirette conseguenze dell’impoverimento della popolazione: come spiegano gli economisti Andrea Roventini e Stefano Ungaro, “negli ultimi trent’anni i salari reali in Italia sono calati del 2,9%, mentre in Germania e in Francia aumentavano di circa il 30% (dati Ocse). I working poor, coloro che nonostante un regolare contratto non riescono a uscire dalla povertà, rappresentano l’11,8% dei lavoratori italiani (dati Eurostat)”. L’emergenza abitativa diventa la cartina di un’urgenza ancora più profonda: affitti troppo alti, stipendi troppo bassi.”


La situazione dunque è seria, e per i quasi 541mila studenti fuorisede in Italia, che hanno la possibilità di accedere ad una miseria di 40mila posti letto in residenza (che soddisfa appena il 5% delle richieste) il silenzio e l’indifferenza a cui questa maggioranza li ha abituati è increscioso. Dalle altisonanti promesse fatte a maggio non è scaturito il benchè minimo risultato, e mentre ci si preoccupa di come favorire la natalità, ci si disinteressa totalmente di assicurare anche un futuro alle future nuove generazioni.







Image Copyright: Repubblica

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