Il senso del dolore. L'inverno del commissario Ricciardi (di M. De Giovanni)
- Koinè Journal

- Apr 9
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di Francesca Morbidoni e Margherita Larpitelli.
In un camerino del Teatro San Carlo di Napoli viene trovato un cadavere: è quello del celebre tenore Arnaldo Vezzi, assassinato poco prima di salire sul palco.
Vezzi era un artista famoso, estremamente talentuoso ma anche arrogante, odiato da molti colleghi e conoscenti e noto per la sua abitudine di sedurre donne, sposate o non accompagnate.
Tra gelosie, rivalità artistiche e passioni nascoste, il commissario Ricciardi, protagonista del romanzo (il primo di una lunga serie scritta dal giallista Maurizio De Giovanni), viene incaricato delle indagini, portando alla luce un intreccio di sentimenti e rancori dove ogni passione diventa un possibile movente.
Eppure, Luigi Alfredo Ricciardi, cilentano di nascita ed erede di un'antica nobile casata, non è quel che si suol dire “un uomo comune”. Una tendenza al soprannaturale presente nella sua famiglia gli consente di entrare in contatto col vissuto altrui in una maniera tanto intensa quanto inquietante: riesce, infatti, a vedere l’immagine residua di coloro che sono trapassati con una morte violenta, come un'immagine bloccata nel tempo che ripercorre ossessivamente l’ultimo istante della propria vita.
Questo “Fatto”, come lui lo chiama, lo costringe ad entrare nel dolore profondo delle anime ferite, per fame o amore: le due costanti colpevoli dell’odio e del furore umano, secondo le sue riflessioni inserite nel corso dell’opera che, parallelamente alle indagini, esplora il mondo interiore del commissario, personaggio intenso e cupo, quasi un antieroe.
Anche l’atmosfera è piuttosto cupa, descritta magistralmente in una Napoli degli anni ‘30 dove imperversano le squadracce fasciste e la povertà è sovrana; nonostante ciò, l’autore riesce a regalarci anche delle sfumature di ironia e colore, tratteggiando le figure degli altri personaggi della serie: il fedele brigadiere Maione, lo schietto e ironico dottor Modo, la delicata ma determinata Enrica, la seducente e passionale Livia Lucani, vedova del tenore, e la ferina e ambigua Bambinella, custode dei segreti di tutta la città.
Sono questi i personaggi che fungono da “collegamento alla realtà” per il commissario, che rimane un protagonista tormentato e allo stesso tempo imperturbabile, caratterizzato dai suoi penetranti occhi verdi e l’assenza (sorprendente per l’epoca) del cappello a coprirne la chioma, mentre il vento freddo di un inverno che sembra non finire mai soffia tra le strade della città.
Gli spunti di riflessione offerti sono molteplici. Uno su tutti, suggerito anche dal titolo dell’opera: qual è, se c’è, il senso del dolore?
Quello che si coglie nel romanzo è principalmente il dolore del commissario, ma non solo: l’autore tratteggia un dolore universale di cui Ricciardi si sente spettatore involontario più di chiunque altro, guardando negli occhi la sofferenza dei morti e scoprendo che ogni tragedia affonda le radici in due uniche, implacabili matrici: la fame e l'amore.
Questi due motori primordiali diventano nel mondo di de Giovanni le costanti colpevoli di ogni sofferenza umana, trasformando l'indagine poliziesca in una meditazione profonda sulla fragilità dell'anima, ma anche sul concetto stesso di “giustizia”.
Sarà proprio questo il dilemma etico al centro di un finale sorprendente: quando la verità viene infine a galla, Ricciardi si ritrova davanti a un bivio dove la legge e la pietà si scontrano. È possibile che la colpa trovi un riscatto attraverso un sacrificio inaspettato? E fino a che punto è giusto deviare il corso della giustizia ordinaria per proteggere chi è rimasto vittima degli eventi?
L’autore non offre risposte univoche, ma lascia al lettore il peso di un dubbio sospeso: un invito a conoscere il romanzo e ad entrare nella Napoli di Maurizio De Giovanni.
Image Copyright: RAI




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