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  • Writer's pictureKoinè Journal

La guerra del cringe


di Luca Simone.


Zelensky andrà a Sanremo. Chissà Amadeus dove lo metterà in scaletta, magari tra i Maneskin e Gianluca Grignani, così il picco d’ascolti è assicurato. Ma tornando seri, ritengo che una trovata più di cattivo gusto di questa era difficile trovarla, anche per noi italiani, che siamo abituati a raccontare in maniera ridicola e superficiale un conflitto che sta lentamente precipitando verso una escalation di cui si potrebbe prima o poi perdere il controllo. Ma andiamo con ordine.


Mercoledì 26 gennaio Germania e Stati Uniti hanno ufficialmente annunciato la fornitura di un centinaio di mezzi corazzati pesanti, Leopard e M1 Abrams, alle truppe ucraine sempre più stremate e a corto di risorse militari autonome. Stando a quanto ci dice Lucio Caracciolo, uno dei pochissimi professionisti di politica internazionale seri e ascoltabili che abbiamo in Italia, (per il resto ci accontentiamo di sapere cosa ne pensa il Parenzo della situazione, con tutto il rispetto) l’Ucraina ha praticamente esaurito la sua dotazione militare di epoca sovietica, l’unica che le sue truppe di leva fossero in grado di maneggiare, ed ora sopravvive solamente grazie al supporto dei paesi NATO. Inoltre l’invio di questi mezzi, che da solo non cambierà le sorti del conflitto, perché si tratta di un numero estremamente limitato, serve a prolungare una guerra che si avvia verso una pericolosissima situazione di stallo. Uno stallo che prima o poi uno dei due contendenti potrebbe provare a rompere, costringendo l’altro a prendere le necessarie contromisure. Non si esclude a priori infatti l’invio di contingenti militari da parte di alcuni paesi NATO, Italia compresa, mentre altri come la Polonia lo stanno già facendo, schierando sul campo i classici “consiglieri militari”. Il conflitto sta prendendo una piega sempre più contorta, e tutti i negoziati avviati sono naufragati per l’incapacità da parte di ucraini e russi di fare un passo indietro. Già, perché il passo indietro non lo vuole fare Putin, e lo critichiamo tutti (me compreso), ma non vuole farlo neppure Zelensky, che a quanto pare culla l’idea di potersi riappropriare di non si sa quali territori. Qualcuno dovrebbe dirgli che la politica internazionale non funziona così, e che probabilmente deve dire addio alla Crimea. Ma molto più prosaicamente, il famoso passo indietro i due leader non vogliono farlo perché potrebbero perdere qualcosa di ben più grosso della faccia. Putin ha mobilitato le risorse militari della seconda potenza militare mondiale, e Zelensky ha incarcerato talmente tanti oppositori, che potrebbe non avere alternativa alla “vittoria”.


Mi rendo conto che questo discorso può far storcere il naso a molti, ma finchè la narrazione del conflitto non metterà gli italiani davanti alla verità, cioè che non esistono i buoni e i cattivi nel gioco della politica internazionale, e che questa si può portare avanti solo grazie ad un pragmatismo machiavellico, continueremo a vivere sulle nuvole, come se nemmeno ci dovessimo preoccupare della cosa. Adattare categorie morali alle dinamiche geopolitiche è quanto di più ingenuo si possa fare, e noi abbiamo fatto di questo messaggio la spina dorsale dell’intera narrazione del conflitto. Sono assolutamente favorevole all’invio delle armi in Ucraina, in quanto è importante che l’Europa sia compatta nel respingere un tentativo autoritario di Putin che rischia di mettere scompiglio in un ordine globale già molto fluido, ma dobbiamo renderci conto che questo ha un costo, e quel costo sono le vite degli ucraini che muoiono con in mano le armi che gli mandiamo noi. È inutile quindi fare il giochino del buono e del cattivo, perché questa retorica stucchevole maschera il fatto che il supporto che diamo all’Ucraina è funzionale a precisi calcoli strategici, che vanno incontro al nostro interesse e a quello di Washington. Ci meritiamo un racconto serio e puntuale, e non una propaganda raffazzonata gestita da incompetenti.


Fatte le dovute premesse, cosa ci fa dunque Zelensky a Sanremo? Bella domanda, e francamente non ho una risposta. Probabilmente manderà il solito messaggio che tanto piace all’italiano medio, convinto di combattere per la libertà perché ogni giorno paga con orgoglio le accise sulla benzina. Il tutto quindi prevedo che si risolverà in una patetica pantomima che vedrà Amadeus genuflesso al nuovo Salvatore dell’Occidente, che sarà libero di fare la sua omelia tra una canzonetta e l’altra. Questo è il massimo che riusciamo a fare per parlare di guerra in Ucraina. È davvero il momento di farci tutti un applauso, ce lo meritiamo, dopotutto benzina la facciamo tutti, e quindi le armi le mandano anche per merito nostro.


Per quanto riguarda il resto, sono solo canzonette.




Image Copyright: Vanity Fair

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