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Le Marche tremano per l'inchiesta "Ricostruzione", ma nessuno ne parla

Writer: Koinè Journal
Koinè Journal
2 hours ago
4 min read

di Luca Simone.


È un vero e proprio terremoto giudiziario quello che scuote le Marche da una decina di giorni. Nel mirino della Guardia di Finanza di Ancona, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, è finita la ricostruzione post-sisma del 2016. La retata dello scorso 22 ottobre ha portato al sequestro preventivo di 57 milioni di euro e a ben 51 indagati, con 8 richieste di custodia cautelare e 5 richieste di interrogatori di garanzia. 

Le indagini, partite nel 2023, hanno svelato un preoccupante sistema di infiltrazioni della criminalità organizzata, principalmente Ndrangheta e Casalesi, all’interno del sistema di appalti pubblici per un valore complessivo che si aggira attorno ai 350 milioni di euro.

 

Secondo quanto filtra, fondamentale sarebbe stato il ruolo dei cosiddetti “imprenditori cerniera”, utilizzati per aggirare i controlli antimafia e consentire l’ingresso nei cantieri a società collegate ai clan calabresi e campani. Stando a ciò che scrive nell’ordinanza di custodia la GIP della DDA di Ancona Sonia Piermartini, “nelle Marche è stata accolta la criminalità organizzata che non spara, ma usa il cemento, perché "ha assicurato un servizio veloce e a prezzi competitivi, la soddisfazione dei proprietari degli immobili lesionati dal sisma, una positiva ricaduta politica e una altrettanto imponente ricaduta economica positiva sull'indotto anche professionale. Si può ben affermare che una parte consistente della ricostruzione privata del terremoto 2016 sia stata sostanzialmente appaltata da Crucianelli alla criminalità organizzata, consentendole di foraggiare le cosche di riferimento, nello stesso lasso temporale in cui Crucianelli stipulava protocolli di legalità contro le infiltrazioni. La criminalità ha realizzato nelle Marche un sistema pressoché unico: non si è solo associata in affari con un'impresa, ma ha consentito all'impresa legale di diventare di fatto general contractor della ricostruzione post-sisma, ricevendone in cambio, a cascata, un flusso ingente di subappalti. Ciò è avvenuto, nonostante i pregevoli, attenti e diffusi controlli esperiti da talune Autorità pubbliche”.

 

Tra gli arresti più eclatanti spicca quello dell’avvocato Fabio Pistarelli, ex capo di Gabinetto del presidente della Regione Francesco Acquaroli, accusato dai magistrati di aver sfruttato le sue relazioni istituzionali per ottenere vantaggi illeciti. Il governatore Acquaroli, nei primi giorni, ha espresso “incredulità e amarezza”, parlando di un potenziale “tradimento” nei confronti della comunità marchigiana, ma col passare del tempo le sue dichiarazioni sono diventate via via più “problematiche” da un punto di vista puramente politico. In una conferenza stampa convocata nelle ore immediatamente successive agli arresti, il Presidente ha ammesso di aver ricevuto delle indicazioni riguardo i presunti traffici di Pistarelli. “Quando c’è stato il prolungamento del suo incarico da capo di gabinetto nella seconda legislatura, per tre mesi, mi sono giunte delle voci, relative a questioni amministrative della Regione, che ho trasmesso subito alla Commissione vigilanza della Regione. Voci che non sono state riscontrate ma comunque gli ho chiesto di fare un passo indietro e lui si è dimesso.”

 

Dichiarazioni che hanno alzato un vespaio di polemiche, con le opposizioni salite sulle barricate nel chiedere da chi provenissero queste voci e, soprattutto, se una volta allontanato Pistarelli Acquaroli si fosse rivolto alle autorità competenti. Come fa argutamente notare Il Corriere Adriatico, infatti, i “riscontri (cercati dal Presidente) difficilmente avrebbero potuto materializzarsi, dato che il segretario generale Bechetti “non è né un procuratore né un esponente delle forze dell’ordine. Non ha neppure gli strumenti adatti per intervenire.”

 

Puntualizzazioni in merito dal diretto interessato, però, non sono arrivate neppure davanti al Consiglio Regionale, con il Centrosinistra che aveva formalmente chiesto di inserire all’Ordine Del Giorno un’interlocuzione formale, nel tentativo di sottoporgli domande pensate per fare chiarezza sulla vicenda. “Dalle sue stesse parole emerge un quadro inquietante. Acquaroli ha ammesso di aver ricevuto segnalazioni o, come le ha definite, forse semplici illazioni, su presunti comportamenti anomali del suo capo di gabinetto, Fabio Pistarelli. E cosa ha fatto? Anziché segnalare la vicenda agli organi competenti, ha scelto di rivolgersi al segretario generale della Regione e agli organismi interni di vigilanza (e quali sarebbero poi questi organismi di vigilanza?). E, nonostante abbia dichiarato che le verifiche non avrebbero trovato fondamento nei sospetti, ha comunque deciso di chiedere le dimissioni di Pistarelli. Una domanda è inevitabile: perché? Se, come sostiene lo stesso Acquaroli, non era emerso nulla di concreto, per quale motivo ha ritenuto necessario arrivare alle dimissioni del suo più stretto collaboratore?”.

 

La vicenda, a pochi mesi dalle elezioni politiche, rischia ben presto di trasformarsi in un disastro per la neoeletta giunta di centrodestra a trazione Fratelli d’Italia. Un disastro che va ad abbattersi su quel “modello Marche” tanto sbandierato dalla stessa Premier Meloni (vicinissima ad Acquaroli) in tutte le ultime campagne elettorali. Non bisogna dimenticare, infatti, che le Marche furono la prima regione vinta dagli eredi del Movimento Sociale in tutta la loro storia, e proprio per questo rappresentano un “laboratorio politico” di capitale importanza. Un laboratorio in cui, è il caso di dirlo, sembrano essere ormai saltati tutti gli schemi.

 

Con il passare dei giorni, appare dunque evidente come l’inchiesta stia assumendo contorni sempre più cupi e preoccupanti, gettando una pesante ombra sulla ricostruzione post-sisma. Un’ombra di cui, però, a livello nazionale sembra non volersi interessarsi nessuno. I grandi TG e le grandi testate hanno colpevolmente sottovalutato la vicenda (non vogliamo pensare l’abbiano censurata, ma il sospetto viene), e con un ritardo che definire colpevole è riduttivo, stanno pian piano iniziando a lasciar filtrare la notizia. Troppo male, troppo tardi.

Solo i giornali locali, infarciti di precari che non arrivano alla fine del mese, stanno con coraggio continuando a tenere informata la popolazione marchigiana. Una popolazione fatta ancora da decine di migliaia di persone che vivono nei container e nelle case provvisorie, e che merita ben più di una coltre di disinteresse e omertà su uno scandalo che si è giocato anche (forse soprattutto) sulle loro teste.

È per loro che non bisogna smettere di parlarne. È per loro che non bisogna smettere di chiedere giustizia. È per loro che non bisogna smettere di chiedere chiarezza.




Image Copyright: Il Resto del Carlino

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