Michael Mboladinga: il tifoso che omaggia Lumumba
- Koinè Journal

- Mar 30
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di Paolo Crosta.
La Coppa d’Africa è da sempre un torneo a dir poco folcloristico e non certo estraneo ad eventi bizzarri, ma nella scorsa edizione un episodio in particolare ha richiamato l’attenzione mediatica.
Stiamo parlando del tifoso congolese Michel Kuka Mboladinga, diventato per tutti “Lumumba” proprio perché, durante la partita contro il Botswana, è restato immobile nella posa in cui è raffigurato l’eroe della lotta d’indipendenza congolese dal regime coloniale belga, Patrice Lumumba, nella statua a lui dedicata a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo. Mboladinga è in piedi col braccio destro sollevato, intento a salutare. È vestito con i colori della bandiera nazionale: giacca gialla, pantaloni rossi, camicia e cravatta azzurre. Il nostro eroe ha attirato più volte l’attenzione del cameraman anche per il contrasto surreale tra la sua immobilità e i suoi connazionali intorno a lui che cantavano e ballavano all’impazzata.
Ma prima di andare avanti con la descrizione degli eventi, facciamo chiarezza su chi è Patrice Lumumba e cosa ha fatto di tanto speciale da suscitare una tale ammirazione da parte di tutto il suo popolo. Nato nel 1925 a Onalua, nel Congo belga, iniziò la sua carriera politica nel 1958 come co-fondatore del Mouvement National Congolais (MNC), il primo partito politico congolese con portata nazionale, ponendo al centro l’unità del paese e la fine del dominio coloniale. Lumumba guidò il movimento per l’indipendenza contro il dominio belga e, dopo le elezioni del 1960, fu scelto per formare il primo governo indipendente. La Repubblica Democratica del Congo ottenne l’indipendenza il 30 giugno 1960, e lui divenne Primo Ministro. Sostenne l’idea di un Congo unito e opposto alla frammentazione regionale ed etnica. Tuttavia, fu rimosso dall’incarico di Primo Ministro pochi mesi dopo, il 5 settembre, in piena crisi politica interna e internazionale. Le fonti storiche ufficiali indicano che la decisione venne presa dal presidente Joseph Kasa-Vubu, che esercitò i suoi poteri costituzionali per revocare Lumumba dall’incarico. Lumumba respinse la decisione di Kasa-Vubu, sostenendo che la legge fondamentale del Congo richiedeva che fosse il Parlamento, e non il presidente, a revocare il Primo Ministro. Pertanto, dichiarò illegittima la sua rimozione e proclamò di aver deposto Kasa-Vubu, generando un duello istituzionale con due governi che rivendicavano legittimità allo stesso tempo.
La crisi degenerò rapidamente: il capo dell’esercito, Colonnello Joseph-Désiré Mobutu, intervenne con un colpo di mano militare il 14 settembre, neutralizzando entrambi i contendenti e prendendo il controllo effettivo del paese. Lumumba fu poi trasferito nella provincia del Katanga, controllata dal leader secessionista Moïse Tshombe. Durante il trasferimento in aereo, lui e due suoi compagni (Joseph Okito e Maurice Mpolo) furono percossi dai soldati che li scortavano. Arrivati nel Katanga, Lumumba e i suoi due alleati furono incontrati da esponenti katanghesi e da ufficiali belgi e nuovamente picchiati. Poco dopo, furono giustiziati da un plotone di esecuzione sotto comando katanghese e con supervisione belga. I corpi vennero inizialmente sepolti in fosse poco profonde. Successivamente, una volta che si temeva che le fosse potessero essere scoperte, i resti furono dissotterrati: alcuni pezzi vennero distrutti con acido solforico o bruciati in un tentativo di cancellare ogni traccia. La sua morte non fu resa ufficiale subito: il regime katanghese fece circolare versioni fuorvianti sulla sua uccisione. Per decenni, la verità completa sull’omicidio, sull’eventuale coinvolgimento di agenti stranieri e sull’occultamento dei resti è stata oggetto di indagini storiche e giudiziarie. Lumumba divenne così un simbolo della lotta anticoloniale e un martire della decolonizzazione africana, con la sua figura che ha continuato ad influenzare la memoria storica internazionale.
Tornando a quanto accaduto in Coppa d’Africa, dopo la partita Mboladinga ha anche parlato ai microfoni del canale Ebale Ya Mozindo, fornendo spiegazioni per la sua iniziativa. “Il mio gesto è d’ispirazione e d’amore. Penso che tutti i congolesi siano felici di vedermi offrire il mio spettacolo. Inoltre, con la mia performance do anche forza ai giocatori della nazionale: quando mi vedono in tribuna si sentono spinti a dare tutto e portarci alla vittoria”. Mboladinga ha poi fatto presente che per eseguire il suo show si è dovuto allenare duramente per rimanere fermo per la durata dei due tempi (ha fatto una pausa fisiologica durante l’intervallo). Per quanto riguarda le domande su un rapporto con gli atleti della selezione congolese ha risposto: “I giocatori mi conoscono, ma non ho parlato con loro personalmente. Sono molto contenti di quello che sto facendo”.
Se non altro, ci auguriamo che la visita di Mboladinga possa essere di buon auspicio alla squadra in vista dei playoff intercontinentali validi per la qualificazione al prossimo mondiale. Nella giornata di giovedì si sono già imposti per 2-0 contro le Bermuda, e ora ad aspettarli nella serata di martedì c’è la Giamaica, uscita vincitrice per 1-0 al termine di una partita molto equilibrata contro la sfavoritissima Nuova Caledonia. I congolesi si presentano dunque da favoriti, potendo contare sull’esperienza nel calcio che conta del loro bomber Cedric Bakambu e dell’esterno d’attacco Yoane Wissa, reduce da una più che discreta stagione in Premier League. Chissà, quindi, che non potremmo riammirare con piacere lo show di Mboladinga in caso di approdo del Congo ai Mondiali, a cui tra l’altro non si qualifica dal 1974.
Image Copyright: RivistAfrica




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