Naza (2026)


di Vittorio Pigini
Nel nostro reportage dell'83esima Mostra del Cinema di Venezia, oltre ad un commento sul palmares finale del Festival, è stato affrontato anche l'elefante nella stanza che risponde al nome di NAZA. Diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, registi anche del premio Oscar No Other Land (2024), il film restava sicuramente tra i più attesi del Concorso, fuoriuscendo per ovvie ragioni dai limiti del grande schermo. Già a caldo, la visione di NAZA ha suscitato enorme clamore da una parte (gli ormai leggendari 20 minuti di standing ovation a Venezia83), ed altrettanto sdegno e ripercussioni dall'altra, facendo riferimento all'aspra risposta delle istituzioni israeliane. Poi NAZA arriva al cinema, in sala, alla portata di tutti, e la reazione è stata ben diversa se non opposta.
Chi scrive non sa quantificare quante volte si è ritrovato, al termine di una proiezione, seduto sulla poltrona del cinema seguendo i titoli di coda e, contemporaneamente, contemplando quanto appena visto. Spesso si tratta di un rito esclusivamente personale, interiore, mentre il resto del pubblico commenta e prende le proprie cose nel dirigersi verso l'uscita. Beh, come già citato con NAZA l'esperienza è stata decisamente differente. Non vi è alcuna musica ad accompagnare tradizionalmente i titoli di coda, lasciando respirare i suoni spontanei della sala, ovvero il silenzio più desolante. Dopotutto, quali parole potranno mai esserci al termine di un'esperienza del genere, dopo aver visto e sentito una verità che è davvero troppo assurda per considerarla reale. Eppure.
La verità di cui si fa riferimento è quella che si sta cercando di espandere alla collettività ormai tragicamente da qualche tempo, quella del genocidio in atto ad Est del Mediterraneo da parte di un governo criminale. Sebbene tale frase metterebbe un punto sulla questione, il tema resta incandescente giorno dopo giorno, mentre il numero delle vittime continua a crescere senza sosta. Già, il numero. Mai come in questo caso NAZA rende tangibile la totale sconfitta dell'essere umano, trasformatovi semplicemente in un semplice numero, un qualcosa da sostituire e sacrificare. Il pensiero e la memoria corrono inevitabilmente ad una delle pagine più nere della nostra storia, quella che ha portato alla sensibilizzazione del “Giorno della Memoria”, dove esseri umani venivano marchiati come animali e rinchiusi in veri e propri mattatoi. Un aspetto ed un parallelismo tanto scomodo quanto “incredibile”, che farebbe sprofondare la questione in una spirale di paradossi tali da rendere ancor più assurdo il tutto, se mai ciò fosse possibile.
"Credo ancora che i nazisti siano il male assoluto. Ora, però, mi chiedo cosa sono io." Questa una delle confessioni pronunciate delle ombre di NAZA, uomini senza volto incaricati ed esecutori di omicidi tanto brutali quanto “semplici”, manovrando quello che potrebbe essere il joystick di una console da videogame. Il film parla di Lavender, algoritmi, IA, sistemi sempre più sofisticati e perfezionati al fine di eliminare più obiettivi possibili, con la lucida consapevolezza di ciò che si sta facendo. Oltre alle parole ovviamente pregne di morte e dolore, a colpire principalmente nella visione di NAZA è proprio questa “banale lucidità del Male”, raccontando a mo' di lezione scolastica come si uccidono degli esseri umani direttamente nelle loro case. Il film mette completamente da parte qualsiasi artificio cinematografico, trasformando la visione nell'episodio di un programma di giornalismo investigativo più che in un “vero e proprio film”. Se da una parte la scelta potrebbe far perdere forza espressiva ai messaggi veicolati, dall'altra si evita qualsiasi spettacolarizzazione di un orrore tragicamente concreto.
Non esiste alcuna morale (viene infatti affermato come non si è tenuti ad esprimere opinioni morali), non c'è alcun sentimento, nemmeno quello di odio, figlio di un eventuale e reale interesse a voler andare contro un'altra persona. Un ruolo squisitamente tecnico, scientifico, matematico, con l'essere umano che perde completamente qualsiasi suo significato trasformandosi in un automa. Inoltre, la confessione del "ho solo eseguito gli ordini" non fa che tornare a quello scivoloso parallelismo. La velenosissima crasi del titolo, nell'unire Gaza al Nazismo, non può essere un caso, con il termine che viene indicato proprio per stimare le vittime collaterali ed accettabili di un attacco. Ma quale vittima potrà mai essere considerata “accettabile”? Come può essere mai lontanamente reale ciò che sta accadendo a qualche chilometro di distanza da casa nostra?
Non si può che registrare una certa fatica nel scrivere queste righe, per una realtà che come detto è veramente troppo assurda, e sì inaccettabile, per considerarla davvero reale. Proprio come l'effetto di oscuro svuotamento che lascia dietro di sé, NAZA non ha bisogno di troppe parole e commenti, ha bisogno di essere visto. Corre a sostegno la decisione del Guardian di mettere a disposizione il film gratuitamente su proprio sito, con le sale cinematografiche che stanno continuando ad aggiungere proiezioni ai loro cartelloni. In 3 giorni NAZA ha quasi raggiunto i 2 milioni di euro al Box Office italiano, per un risultato che non può e non deve essere sottovalutato.
Image copyright: Cineteca Bologna




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