• Koinè Journal

Non siamo mai stati razionali: l'Occidente e le cospirazioni


di Andrea di Carlo.


Nonostante il metodo cartesiano, nonostante la promessa illuministica (e kantiana) di liberare l’uomo della sua condizione di inferiorità e il disincanto del mondo weberiano, l’Occidente non è mai riuscito a scrollarsi di dosso la presenza dell’irrazionale e del pensiero magico. La mentalità occidentale è invece pervasa da secoli da elementi che rimandano a un atavico terrore per tutto ciò che tenta di spezzare le catene della paura e ansia dell’ignoto: teorie cospirazioniste, millenarismo e utopismo dominano una società che (forse per autoconvincersi) si definisce disillusa, che guarda con aria di sufficienza a chi fa professione di fede e che si fa beffe di chi crede alla cartomanzia. Non voglio giudicare chiunque creda ai rettiliani o che pensi che un mazzo di tarocchi possa influenzare la traiettoria della nostra vita, ma voglio invece tentare di spiegare perché non siamo mai stati razionali e forse perché non lo saremo mai.


Ricœur e Lyotard: l’inizio di tutto

È il postmodernismo l’inizio del dubbio verso la natura razionale dell’Occidente. Lyotard (1981: 6), affermando che il postmodernismo coincide con “ l’incredulità nei confronti delle metanarrazioni” (tutte le ideologie del secolo scorso). Una posizione simile era quella di Ricœur negli anni Sessanta. A detta del filosofo francese i maestri del sospetto (Marx, Nietzsche e Freud) avevano messo in crisi le certezze granitiche plurisecolari in materia economica, morale e psicologica. I maestri del sospetto sono “iconoclasti”, distruttori delle certezze (Ricœur 2002: 47). Va da sé che il portato intellettuale di Lyotard e Ricœur sulla visione del mondo occidentale sono state significative: inizia il dubbio verso le grandi ideologie novecentesche e verso i pensatori che avevano tentato di costruire invece di distruggere. Tutto diventa opinabile proprio perché non esistono più certezze. Voglio essere chiaro: non sto incolpando né Ricœur né Lyotard per la mancanza di certezze nel 2022, ma è lo stesso Lyotard (1981: 120) che registra il crollo delle grandi ideologie negli anni Ottanta, affermando che il “consenso è un valore desueto e sospetto”. Semplificando di molto, si potrebbe dire che questo è l’humus che ha prodotto movimenti o partiti antisistema (si pensi al Movimento 5S prima del suo arrivo al governo) oppure le posizioni più o meno legittime sull’origine del Covid. Ricœur prima a Lyotard dopo hanno dimostrato come l’uomo occidentale non vive nella gabbia di ferro weberiana, in quel reticolato di relazioni burocratiche e amministrative prodotto dal capitalismo (cf. Weber 1917).


Il cospirazionismo, la metanarrazione della credibilità

Se le verità ultime del mondo occidentale sono crollate, l’umanità è riuscita a costruire quella che, a buon diritto, potrebbe essere definita una metanarrazione credibile, le teorie cospirazioniste. Esse, paradossalmente, hanno prodotto un fondo di razionalità partendo da una base tutt’altro che razionale. Sono riuscite a rendere accettabili a posizioni che sarebbero state altrimenti bollate come folli. I cospirazionisti non scaricano le colpe su un Altro esterno alla comunità ma, in realtà, il colpevole è da ritrovarsi al suo interno (Aupers 2012: 24). Gli aderenti a una delle teorie cospirazioniste più in voga degli ultimi due anni, QAnon, vedono nei membri del Partito Democratico statunitense i pedofili che si nutrono del sangue di bambini innocenti, oppure le varie agenzie farmaceutiche nazionali avrebbero dato l’ok a dei vaccini sperimentali e quindi dannosi. Si potrebbe anche aggiungere, tra le molte teorie cospirazioniste, l’idea che gli stati nazionali sono entità illegittime a cui è necessario ribellarsi. Aupers sostiene che la logica cospirazionista alimenta una paranoia che non esiste ma che serve per vivere in un mondo privo di ideologie e qualsiasi spiegazione è adeguata. Che siano l’antisemitismo oppure una generalizzata sfiducia nei confronti della scienza non è un problema, essi aiutano. Ma ad aver prodotto l’irrazionalità è l’ideologia che aveva fondato sul potere della ragione, l’Illuminismo.


Horkheimer, Adorno e il fallimento dell’Illuminismo

Horkheimer e Adorno, nella loro Dialettica dell’Illuminismo, ne hanno certificato l’eterogenesi dei fini: un’ideologia che si affidava alla ragione per affrancare l’umanità ne ha prodotto il rifiuto. La fredda logica del capitalismo, fondata unicamente sull’accumulo di denaro, ha costretto l’uomo a trovare una forma di conforto nell’irrazionalità. A causa della reificazione della vita, sostengono gli autori francofortesi, si sono “stregati i rapporti interni tra gli uomini, anche quelli di ognuno con se stesso” (Horkheimer e Adorno 1966). Gli oroscopi, come sostiene Adorno, ben rappresentano questa tendenza: ci si affida a cartomanti invece che alla ragione. E, conclude il filosofo, le conseguenze possono essere nefaste perché chiunque creda all’oroscopo finisce per assumere posizioni conservatrici; infatti, la lettura delle stelle o della mano si basa su un assunto preciso, cioè la loro autorevolezze e affidabilità (cf. Cook 2014: 299-300). Cartesio inorridirebbe di fronte a questo regresso. Se questa tendenza all’irrazionalità è una caratteristica dell’Occidente, c’è un paese che ha da sempre rappresentato questa tendenza, gli Stati Uniti.


Welcome to Irrationality: Il caso statunitense

La retorica del cosiddetto “sogno americano” è nota a tutti: chi arriva negli Stati Uniti sa che avrà sempre opportunità e, se ben sfruttate, costruirà la propria fortuna (materiale). La nazione di Washington e di Lincoln dice di offrire a chiunque la possibilità di trovar successo si vuole impegnarsi a raggiungere tale scopo. Il paese dell’individualismo sfrenato e patria del neoliberismo (e della sua retorica della cosiddetta meritocrazia), è inaspettatamente quello dove l’irrazionalità ha attecchito maggiormente. Non si tratta di un caso ma è l’inevitabile conclusione di una mentalità che, come dimostrerò, è da sempre complottista e millenarista (cf. Bercovitch 1975, Hofstadter 1964). Il senatore Joseph McCarthy agitò con successo lo spettro del comunismo e delle sue conseguenze, tanto da che esiste un aggettivo per definire un comportamento irrazionale e folle, il Maccartismo. Per gli aderenti alla teoria cospirazionista di QAnon, il mondo sarà migliore dopoché il loro eroe, l’ex presidente Trump, avrà liberato il mondo dai satanisti. Oppure i numerosi culti fondati su insegnamenti religiosi (i Davidiani e le loro idee sulla fine del mondo) fanno sempre riferimento a una simile idea, cioè la mentalità paranoica e complottista. E questa visione del mondo deriva dal mondo costitutivo degli Stati Uniti, l’arrivo dei Puritani. Questa mentalità è riassunta nella celebre frase di John Winthrop, il quale affermò che gli Stati Uniti sarebbero stati una “città sulla collina su cui si concentreranno gli occhi del mondo” (Bercovitch 1975: 2). La fondazione stessa degli Stati Uniti si basa sulla profezia di un gruppo di fanatici religiosi che avevano abbandonato l’Inghilterra preoccupati per la loro stessa sorte. Ed è questo senso di persecuzione, millenarismo ed eccezionalismo che ha plasmato l’identità nazionale statunitense (Van Engen 2020: 413). La frase di Winthrop è un topos della politica americana, specialmente quella conservatrice. Reagan, nel suo discorso di fine mandato, dichiara la sua fierezza di aver guidato la città sulla collina (cf. Van Engen 2020: 407). Questa fusione di millenarismo, devozione e utopia ha fatto sì che la visione del mondo americana assumesse tratti irrazionali.

Così come sono irrazionali le molte teorie cospiratorie e anche i molti culti, molto spesso informati dalla lettura biblica. Lo stesso Trump afferma di essere vittima di una caccia alle streghe. L’ex presidente si sente come le giovani donne accusate di stregoneria a Salem. Salem è infatti un altro esempio dello “stile paranoico” della mente statunitense (cf. Hofstadter 1964). Probabilmente è eccessivo, ma l’irrazionalità del mondo nasce da questa cultura provocata dalla paranoica visione del mondo puritana. È il caso da dire, utilizzando gli argomenti di Horkheimer e Adorno, che il sermone di John Winthrop e l’influenza che esso ha avuto sulla cultura statunitense coesiste accanto a quella neoliberale: l’ansia del guadagno, di dimostrare di essere un fortunato che vive sulla città sulla collina e con tutto ciò che ne consegue, provoca la paranoia descritta di Hofstadter e rappresentata da McCarthy. La terra delle opportunità dovrebbe essere più accuratamente chiamata “terra dell’irrazionale”.


Coda: Saremo mai razionali?

È difficile rispondere con un a questa domanda. Il metodo cartesiano, la fede illuministica nel progresso e il disincanto weberiano non riusciranno a liberarci dalla necessità psicologica di trovare dietrologie per spiegare eventi di difficile interpretazione. Non è facile essere razionali nell’epoca di Covid e di una strisciante terza guerra mondiale. Probabilmente è l’uomo stesso che preferisce non essere razionale e, onestamente, non riesco a dargliene torto. Forse dovremmo smettere con la pretesa di essere razionali, perché come essere umani siamo sempre alla ricerca di un motivo più o meno soprannaturale e inspiegabile per andare avanti. Ci perdonino Cartesio, gli enciclopedisti e Weber, ma non siamo ancora maturi (e forse non lo saremo mai).



Bibliografia

https://theconversation.com/didier-raoult-le-postmodernisme-en-etendard-164276

https://www.rivistailmulino.it/a/il-complottismo-ultima-grande-narrazione


-Aupers, Stef (2012) ‘Trust no one’: Modernization, paranoia and conspiracy culture’. European Journal of Communication 27(1): 22-34.

-Bercovitch, Sacvan (1975) The Puritan Origin of the American Self. New Haven: Yale University Press.

-Cook, Deborah (a cura di) (2014) Theodor Adorno. Key Concepts. London: Bloomsbury.

-Lyotard, Jean-François (1981) La condizione postmoderna. Milano: Feltrinelli.

-Hofstadter, Richard (1964) ‘The Paranoid Style in American Politics’. Harper’s Magazine.

-Horkheimer, Max, Adorno, Theodor (1966) Dialettica dell’Illuminismo. Torino: Einaudi.

-Ricœur, Paul (2002) Dell’interpretazione. Milano: Il Saggiatore.

-Weber, Max (1917) La scienza come professione. Torino: Einaudi.



Image Copyright: Nature.com

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