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  • Writer's pictureKoinè Journal

Parliamo seriamente di DCA


di Denise Capriotti.


DISTURBI ALIMENTARI: COSA SONO?

Trascurato e ignorato per molto tempo, il problema dei disturbi alimentari ci ha messo un po’ per fare scalpore e acquisire importanza nella vita di oggi giorno.

Negli ultimi anni si è diffusa un’informazione sempre più accurata e specifica sul fenomeno, al fine di fornire un supporto efficace, capace di intervenire sui soggetti in difficoltà.

I disturbi del comportamento alimentare (DCA), secondo il DSM-5 (Diagnostic and statistical manual of mental disorders), sono caratterizzati da “comportamenti collegati con l’alimentazione che compromettono significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale".

Professionisti come Giancarlo di Luzio, definiscono i DCA come disturbi alimentari psicogeni, per sottolineare come il disturbo coinvolga “l’intera personalità e non solo la condotta alimentare”.

I disturbi del comportamento alimentare coinvolgono oltre 55 milioni di persone nel mondo, di cui 3 milioni in Italia: l’8-10% delle ragazze e lo 0,5-1% dei ragazzi.

 

I DATI DEI DCA IN ITALIA

Il survey nazionale del Ministero della Salute 2019-2023 incrocia fonti diverse tra cui: le Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO), gli accessi ai centri specializzati e alla specialistica ambulatoriale, al pronto soccorso e le esenzioni, per fornirci una raccolta dati più completa ed esaustiva possibile.

Nel 2019 i casi di disturbi alimentari (anoressia, bulimia e binge eating) intercettati erano stati 680.569, nel 2020 erano balzati a 879.560, nel 2021 a 1.230.468, e nel 2022 a 1.450.567.

Nel complesso le persone trattate oggi per queste patologie sono oltre 3 milioni; nel 2000 erano circa 300 mila. Anche i dati Rencam regionali (Registro nominativo cause di morte) sono molto alti, il dato Rencam del 2022 rileva complessivamente 3.158 decessi con diagnosi correlate ai Disturbi dell’Alimentazione e della nutrizione, con una variabilità più alta nelle regioni dove sono scarse o addirittura assenti le strutture di cura.


COME HA INFLUITO IL COVID-19?

Nel determinare un esordio sempre più precoce di questi disturbi la pandemia ha avuto un ruolo importante. Secondo i dati epidemiologici condivisi dal Ministero della Salute, dal 2019 al 2021 i casi di disturbi dell’alimentazione e della nutrizione sono aumentati quasi del 40%, con un abbassamento dell’età di esordio (il 30% ha meno di 14 anni) e una maggiore diffusione tra gli individui di sesso maschile. Il Psychology Today, una rivista statunitense gestita dall'American Psychological Association, spiega come l’isolamento sociale, il distanziamento forzato tra i coetanei e la paura del contagio, abbiano incrementato o addirittura peggiorato lo sviluppo dei DCA durante la pandemia. La paura di un contagio derivata dal Covid-19, viene associata spesso alla sensazione di non avere il controllo della situazione, ciò comporta per le persone affette da un disturbo alimentare, a un ulteriore aumento delle restrizioni alimentari o all’opposto, a un aumento degli episodi di alimentazione incontrollata. L’isolamento prolungato e lo stress ha limitato la possibilità di praticare attività fisica e aumentato il timore di prendere peso, portando a ulteriori restrizioni dietetiche. Importante è anche ricordare le abbondanti scorte alimentari presenti in casa, che hanno facilitato le abbuffate, scatenando poi una serie di meccanismi di risposta per il controllo del peso come l’uso di diuretici e lassativi o il vomito indotto.


I DISTURBI ALIMENTARI PIÙ DIFFUSI

I disturbi alimentari possono svilupparsi in diverse forme e modalità, i più comuni e diffusi sono: Anoressia Nervosa, Bulimia e Disturbo da Alimentazione Incontrollata (Binge Eating Disorder).


L’ANORESSIA NERVOSA

Una persona viene definita clinicamente anoressica quando, riducendo o interrompendo la propria consueta alimentazione, scende sotto l’85% del normo-peso per la propria età, sesso e altezza. L’anoressia è conseguente al rifiuto ad assumere cibo, determinato da una intensa paura di acquisire peso, anche quando si è sottopeso. Spesso, una persona anoressica comincia con l’evitare tutti i cibi ritenuti grassi e a concentrarsi su alimenti “sani”, con una attenzione ossessiva al contenuto calorico e alla composizione dei cibi. Frequentemente i pasti vengono evitati o consumati con estrema lentezza, rimuginando a lungo su ogni boccone ingerito. Il corpo viene percepito e vissuto in modo alterato, con un eccesso di attenzione alla forma e con il rifiuto frequente ad ammettere la gravità dell’attuale condizione fisica.

Il servizio di psicologia online “Uno bravo” durante un’analisi sui disturbi del comportamento alimentare ha illustrato che l’anoressia può manifestarsi sia tramite delle restrizioni, dunque con la riduzione costante della quantità di alimenti ingeriti, sia con le abbuffate e la successiva eliminazione tramite vomito autoindotto, uso inappropriato di pillole lassative/diuretiche e iper-attività fisica volta a perdere peso.


LA BULIMIA

Una persona bulimica si abbuffa in modo molto diverso da quello che avviene quando normalmente si mangia troppo.

Le caratteristiche tipiche del comportamento bulimico sono:

ingerire una quantità eccessiva di cibo, per un totale di diverse migliaia di calorie, in un arco di tempo molto stretto, la sensazione di non poter smettere di mangiare e di non potersi controllare. Solitamente l’abbuffata è preceduta e seguita da uno stress emotivo molto forte. Dopo aver mangiato in modo così eccessivo, la persona bulimica generalmente si sente in colpa e tende a punirsi vomitando con l’intento di dimagrire.


IL BINGE EATING DISORDER

Il termine significa “abbuffata di cibo” e indica episodi in cui si assumono grandi quantità di cibo in un tempo relativamente breve con la sensazione di perdere il controllo su cosa e quanto si sta mangiando. Queste “crisi” sono accompagnate da un forte disagio psicologico con seguente senso di colpa e vergogna, che spesso conducono chi ne soffre a mangiare da solo o di nascosto.

Come sottolinea il DSM-5 (Diagnostic and statistical manual of mental disorders), si parla clinicamente di Disturbo da Alimentazione Incontrollata quando gli episodi di binge eating avvengono almeno 1 volta a settimana per un periodo di almeno 3 mesi consecutivi.

Questo si distingue dalla bulimia nervosa perché chi ne soffre non mette in atto sistematicamente comportamenti compensatori per controllare il peso, come vomito, abuso di lassativi, digiuno o eccessivo esercizio fisico. Il peso corporeo tende ad aumentare, spesso con andamento fluttuante e il soggetto manifesta una eccessiva preoccupazione per il peso e la forma del proprio corpo.


COSA SI NASCONDE DIETRO A UN DCA?

I disturbi alimentari sono una modalità di risposta a un dolore interiore, non visibile. A un disagio psicologico che viene spesso accantonato e a cui non si dà peso né preoccupazione, finché non diviene manifestazione visibile della sofferenza.

Il dottor Giacomo Calvi Parisetti, psicologo e psicoterapeuta di Humanitas PsicoCare ha analizzato i fattori che contribuiscono allo sviluppo di comportamenti disfunzionali. Tra essi sono determinanti i fattori biologici, che presentano anomalie nel funzionamento dei neurotrasmettitori o del cervello; i fattori psicologici, quali bassa autostima, ansia, depressione; i fattori socio-culturali come l'influenza negativa da parte dei componenti familiari e amici, un eccesso di pressione e di aspettativa o al contrario di trascuratezza, il sentirsi oggetto di derisione per la propria forma fisica e l’ossessione di rientrare in certi standard.

Poche persone comprendono che i DCA hanno delle radici ben più profonde dell’essere semplici “malattie dell’appetito”.

È attraverso il cibo che viene espresso un bisogno comune a chi ne soffre, quello di una fame d’amore smisurata.


IL RUOLO DELLE FAMIGLIE

Giorgia Bellini autrice di “Nata due volte” e fondatrice di Corabea, una piattaforma online di supporto, marca su un elemento importante che spesso viene accantonato: i bisogni emotivi.

È vero che ogni individuo ha la sua storia, le sue esperienze e il suo passato, in generale però ogni individuo segue un’inclinazione verso dei bisogni universali che tende a voler soddisfare come l’autonomia, il senso d’identità o la libertà di esprimere le proprie emozioni.

I bambini, che dipendono dai propri genitori, dipendono da loro anche nella soddisfazione di questi bisogni emotivi. A volte i genitori non si trovano in linea con questi impegni e non riescono a soddisfarli. I bambini pertanto sviluppano un meccanismo per essere capaci di soddisfarli da soli e i DCA, sono una parte di questo meccanismo.

Un bambino che è cresciuto sentendosi diverso, potrebbe provare ad adattarsi conformandosi agli standard di bellezza.


Un bambino che si è sentito come se i suoi bisogni emotivi fossero un peso, potrebbe provare a minimizzarli limitandosi o disconnettendosi dal proprio corpo.

Un bambino che si è sentito rifiutato e indegno, potrebbe associare il suo valore al peso e provare a sentirsi amato dimagrendo.

Un bambino che si è sentito un fallimento, potrebbe sentirsi realizzato per essere riuscito a non mangiare per tutto il giorno.


TRA ESTETICA E INTERIORITÀ

Al giorno d’oggi senza il riconoscimento sociale, non si costruisce alcuna identità e non si può vivere. Molte persone fraintendono la propria identità con la pubblicità dell’immagine e così facendo si perdono in quell’evoluzione dell’individuo che non cerca più se stesso, ma la pubblicità che lo costruisce.

A tutti sarà capitato almeno una volta di notare come sui social, sui giornali o in televisione, vengano presentate figure sempre “precise”. Questo perché la nostra società si propone come motore di ricerca di una “perfezione”, che perfezione non è mai.

Ognuno di noi per quanto possa cercare di migliorarsi e di piacersi, ha un corpo differente, con caratteristiche peculiari e inalterabili. Razionalmente è facile rendersi conto che per la quasi totalità del mondo è impossibile raggiungere un certo standard. Eppure diventa un’ossessione morbosa che supera i limiti naturali dovuti alla fisicità.

Perché si ricerca la perfezione? Perché l’apparenza conta così tanto?

La verità sta nel fatto che si è alla ricerca di un’identità per incapacità di rintracciare delle proprie radici emotive.


Il bisogno di essere accettati e il desiderio di essere amati sono sentimenti che ci fanno percorrere strade che non contribuiscono alla creazione della nostra individualità. In questo modo l’animo diventa più debole e si ripiega su se stesso per cercare di compiacere agli altri.

Tutti parlano della cura del corpo e di come l’estetica sia un fattore determinante nella vita moderna, ma chi si cura dell’anima?

È evidente quanto sia necessario educare le persone più giovani a essere se stesse.

Uno dei modi per non cadere nel tunnel dei DCA è lavorare sull’educazione preventiva dell’anima, per essere capaci di riconoscere quali sono quei falsi standard e quelle false “regole sociali” da cui non lasciarsi abbindolare.


LA TERAPIA AIUTA DAVVERO?

Dire che non si guarisce mai, generalizzando questa informazione come fosse un assoluto, rischia di invalidare i percorsi di tutti gli altri.

Nonostante i DCA abbiano un alto tasso di mortalità tra le malattie psichiatriche, hanno anche un altissimo tasso di remissione.

Il recovery da un disturbo alimentare è un viaggio profondamente personale e appare diverso per ognuno di noi. Quando si tratta di guarire da un disturbo alimentare, è importante considerare e rispettare l'esperienza vissuta di ogni persona. Una definizione consapevole di guarigione completa è centrata sul paziente e presenta molteplici sfaccettature.

Da un DCA si può guarire, ma bisogna accettare un percorso fatto di alti e bassi: dove non sarà tutto rose e fiori. È fondamentale ricordarsi che “il viaggio” conterà tanto quanto “l'arrivo”.

Durante il percorso di guarigione, passo dopo passo, verrà costruita una maggiore consapevolezza sui meccanismi del Disturbo Alimentare. Lasciarlo andare è difficile quando si è sempre usato il cibo per riempire un vuoto, per anestetizzare le emozioni, quando si è creata un’identità su questo.


Con il tempo e con il supporto adeguato si realizzerà che tutte le attività svolte finora per autosabotarsi, procuravano solo “vantaggi illusori”.

Andare in terapia aiuta a perdonare e a riconoscere le voci che ci abitano, aiuta a sconfiggere i fantasmi del passato e ad attraversare le paure più profonde. Andare in terapia fornisce strumenti per affrontare la vita. Sopportare non ti renderà più forte, ma solo più stanco.

È vero, di disturbi alimentari si muore, ma si può anche guarire.






Bibliografia






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