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Tra diritti genitoriali e transfobia: Quo Vadis America?

  • Writer: Koinè Journal
    Koinè Journal
  • Nov 18, 2025
  • 7 min read

di Andrea Di Carlo.


Le ultime sentenze della Corte Suprema in materia di diritti civili e diritto all’istruzione sono, per usare un eufemismo, inquietanti e preoccupanti. Nella storica decisione Skrmetti v. United States dello scorso giugno, i supremi giuridici hanno ritenuto che sospendere la somministrazione di farmaci atti a sospendere la pubertà non viola l’Equal Protection Clause del XIV° Emendamento. Il caso, che riguardava la costituzionalità della legge del Tennessee che mirava a vietare la somministrazione dei bloccanti della pubertà, ha dunque superato il vaglio della Corte. Sempre a giugno, la Corte ha stabilito in Mahmoud v. Taylor che i genitori che ritengono testi e libri LGBTQ+ non idonei alla lettura dei figli hanno il diritto di abbandonare la lezione in nome della libertà di religione. In altre parole, se i genitori ritengono che una materia non sia appropriata per i figli, ha diritto di lasciare la lezione. Fatta questa necessaria premessa introduttiva, cominceremo la disamina dei casi e delle loro ramificazioni, recando grossi danni all’autonomia del singolo e, soprattutto, all’istruzione pubblica.


Skrmetti: fatti e conseguenze


Il caso Skrmetti, dal nome del procuratore generale del Tennessee Jonathan Skrmetti il quale, come ormai è abitudine nel GOP, porta avanti un’agenda politica estremista contro tutto ciò che viene percepito come “woke” (leggi: progressista). La transizione di genere è vista come una pericolosa deriva comunista e marxista (!!!) a cui bisogna rispondere con legge e ordine, sperando che la Corte Suprema intervenga in favore dei ricorrenti (cosa che spesso accade).


L’opinione della maggioranza, scritta dal presidente Roberts, presenta non poche contraddizioni con un recente precedente della Corte stessa -Bostock v. County Clayton (2020) - ma anche una malcelata transfobia. Nella storica decisione Bostock, la Corte aveva ritenuto che il Titolo VII del Civil Rights Act impedisce la discriminazione in base al genere. Il giudice Gorsuch, nominato durante il primo mandato di Trump, aveva infatti affermato che licenziare un funzionario in nome dell’identità di genere o dell’orientamento sessuale è anticostituzionale. In Skrmetti, la Corte non ha infatti voluto estendere l’opinione di maggioranza di Bostock. La malcelata transfobia non è tanto quella del Chief Justice, ma quella di Amy Coney Barrett, elevata all’alta corte poco prima delle elezioni del 2020. Coney Barrett è dell’avviso che i trans non debbano essere una categoria sospetta, una classe che richiede la più alta protezione costituzionale e giurisprudenziale, in quanto non posseggono un’identità sessuale e di genere ben definita. Il nocciolo della questione è proprio questo: essere trans è invece chiaramente definito e non arbitrario. Foucault, in La volontà di sapere, il primo volume della Storia della sessualità, non avrebbe avuto problemi ad ascrivere a tali conclusioni la patologizzazione del sesso. Foucault (2013: 36) sintetizza che il sesso appare come un campo di grande fragilità patologica: superficie di ripercussione delle altre malattie, ma anche centro di una nosografia propria, quella dell’istinto, delle tendenze, delle immagini, del piacere, del comportamento.


La giudice, a differenza di Roberts, è ben lieta di patologizzare i trans, dimostrandone la loro inesistenza da un punto di vista legale e costituzionale. La sentenza, inoltre, viola implicitamente il Primo Emendamento. Se esso prevede che il Congresso non deve e non può fissare una religione ufficiale, allora la decisione della Corte ne è una palese contraddizione. L’omosessualità, riprendendo le conclusioni di Foucault, è stata creata dalla “tecnologia della “carnedel Cristianesimo classico” (Foucault 2013: 57). Con questo caso l’alta corte sposa posizioni transfobiche (anche accettando le conclusioni del Cass Report) e riesce a stabilire una religione ufficiale, il Cristianesimo. Se il Chief Justice si è dovuto barcamenare per tentare di trovare un compromesso accettabile per tutta la Corte, rifiutando le richieste più estreme della maggioranza e limitandosi al legalese, egli non ha avuto la stessa accortezza nei casi riguardanti i cosiddetti diritti genitoriali, l’oggetto del contendere di Mahmoud v. Taylor e di altri casi precedenti tra il 2020 e il 2022.

 

Mahmoud v. Taylor: l’apice dei “diritti dei genitori”

 

La questione dei cosiddetti “diritti genitoriali” (“parental rights”) è pericolosa e legata a una visione neoliberale nella gestione della famiglia, in particolar modo nell’educazione dei figli. Mahmoud è l’apice della controversia. La Corte ha deciso che i genitori, seguendo i dettami della loro fede e morale, hanno il diritto di non far partecipare ai figli a delle lezioni che ritengono lesive delle loro idee. I giudici, proseguendo nella loro espansione dei diritti religiosi individuali nella sfera pubblica, ha progressivamente indebolito la Establishment Clause del Primo Emendamento, che impone invece l’opposto. I giudici stanno invece espandendo significativamente la Free Exercise Clause, riconoscendo che i diritti individuali sono più importanti di una regola unica generale valida per tutti. In Mahmoud, genitori di più fedi (islamici e cristiani) erano uniti da una causa comune: impedire che i figli leggessero libri LGBTQ+. La Corte ha accettato le richieste dei genitori, cementando ulteriormente i “diritti genitoriali”.


Alla base di questo potente movimento vi è l’idea che il mondo multiculturale, multireligioso e sempre più secolarizzato dell’America contemporanea debba essere sostituito dai diritti dei genitori, i quali sanno meglio di tutti (in teoria) come crescere ed educare i propri figli. Questo è il prodotto dell’Establishment Clause, con cui (in teoria) non dovrebbe imporre una religione (qualunque essa sia, ma nel caso in essere il Cristianesimo). Questa visione del mondo più “irenica” e meno “combattiva” della religione era stata anche cementata da tre sentenze storiche della Corte Warren (1954-1969), Engel v. Vitale (1962), Abingdon School District v. Schempp (1963) ed Epperson v. Arkansas (1968). In Engel, i giudici decisero che l’imposizione di una preghiera, sebbene non denominazionale, da parte degli amministratori di una scuola newyorkese è incostituzionale; in Schempp, la Corte vietò il Padre Nostro e la lettura della Bibbia volute dalla scuola e, in Epperson, i giudici vietarono l’insegnamento del creazionismo.


Fino alla nascita del movimento dei diritti genitoriali, un altro prodotto della presidenza Reagan, l’influenza della religione a scuola era stata significativamente ridotta. Adesso, invece, è onnipresente. Prima di passare alla disamina di Espinoza v. Montana Department of Revenue (2020) Carson v. Makin (2022), i predecessori di Mahmoud, è necessario soffermarsi su Wisconsin v. Yoder (1972), l’antesignano dei diritti genitoriali. In Yoder, i supremi giudici affermarono che gli Amish avevano il diritto di stabilire l’educazione dei figli dopo la scuola media. La sentenza, di solito salutata come il trionfo dei diritti individuali e della libertà religiosa (dunque una vittoria per la Free Exercise Clause) è invece un disastro per la libertà religiosa negli Stati Uniti. Sostenere la causa degli Amish rischia, in modo subdolo, di avvallare una religione ufficiale, il Cristianesimo (dunque un durissimo colpo per l’Establishment Clause). Così facendo la Corte garantisce a una religione (tra le tante) un ruolo maggioritario. Una conclusione su cui anche il giudice Douglas  nutrì seri dubbi. La Corte, con l’opinione parzialmente dissenziente del giudice, non tiene in considerazione l’autonomia dei figli.


Arriviamo all’oggi: la situazione è radicalmente diversa. Sebbene problematica, la decisione Yoder aveva riconosciuto la sincerità della fede degli Amish. Invece, in Mahmoud, la Corte dà il suo assenso a quello che potrebbe diventare di fatto una nuova segregazione, minando alla base lo spirito di Brown v. Board of Education (1954), che aveva desegregato scuole e università pubbliche. I diritti dei genitori, improntati a una concezione neoliberale dell’istruzione dei figli, come lo dimostrano benissimo le decisioni Espinoza e Carson, sono tuttora sostenute anche dall’ex segretaria all’istruzione della prima amministrazione Trump, Betsy DeVos. Sia in Espinoza che in Carson la Corte affermò che, nell’erogazione di fondi statali per l’educazione, il governo non deve escludere le istituzioni religiose. In altre parole, la Corte sta indebolendo l’Establishment Clause e i Blaine Amendments, gli emendamenti costituzionali statali che vietano l’utilizzo di fondi pubblici per l’istruzione religiosa e privata. Sia in Espinoza che in Carson lo stato (il Montana e il Maine) sono stati de facto costretti a finanziare l’istruzione privata religiosa. Come si lega tutto ciò a Skrmetti? Molto semplice: una scuola religiosa privata non deve tenere in conto delle istruzioni del governo riguardo i propri curricula. Esse potrebbero insegnare il creazionismo (contravvenendo a Epperson), potrebbero riportare la segregazione, rifiutando l’iscrizione di studenti di colore (distruggendo Brown), oppure imporre preghiere (contravvenendo a Engel e Schempp).


Di fatto, l’omotransfobia diventerebbe una pratica accettata nel contesto di una scuola privata di indirizzo religioso conservatore. Il progressivo smantellamento dell’Establishment Clause non è dettato da motivi religiosi, ma semplicemente da una Corte neoliberale, che sostiene le cause di potenti gruppi d’influenza conservatori, a detrimento della scuola pubblica, creando una competizione impari tra le scuole private ricche e costituite da bianchi e le scuole pubbliche sottofinanziate frequentata da studenti Afro Americani. L’ovvia conclusione di questa distopia è l’applicazione di Citizens United all’istruzione. Come in Citizens United (2010) la Corte aveva stabilito che non ci sono vincoli alle donazioni per un politico, pena contravvenzione (sorpresa, sorpresa) del Primo Emendamento- di fatto permettendo la fine della democrazia costituzionale e del principio del “one person, one vote” – con Espinoza, Carson e anche in Mahmoud l’istruzione religiosa privata potrebbe essere finanziata da chiunque restando anonimo e impossibile da rintracciare. Non è dunque impensabile che gruppi estremisti possano finanziare l’insegnamento del creazionismo e favorire l’omotransfobia. La Corte Roberts, nella cieca difesa di grandi gruppi e delle loro richieste, rischia di esacerbare le molte e gravi disuguaglianze precedenti a Skrmetti.

 

Tra qualche mese, la Corte Suprema dovrà esaminare il caso che chiude il cerchio: dopo aver dato ampia autorità ai genitori nella gestione dell’istruzione dei figli, adesso la Corte potrebbe (potenzialmente) ritenere incostituzionale il divieto sulle terapie di conversione nel caso Chiles v. Salazar. Dopo aver dato ampio discrezionalità ai genitori, la Corte dovrà pronunciarsi su una possibile e più ampia espansione della Free Speech Clause includendo anche professionisti. Minando alla base l’Establishment Clause ed espandendo la Free Exercise Clause per venire incontro alle richieste di potenti gruppi conservatori, la Costituzione della Stati Uniti rischia la totale deregolamentazione. Reagan apprezzerebbe.





Bibliografia

Foucault, Michel (2013), La volontà di sapere. Milano: Feltrinelli.




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