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Populismo e crisi della democrazia: il nuovo capitolo del XXI secolo

Updated: Oct 6, 2021


di Alessia Di Lorenzo.


Fascismo: “Dottrina e prassi politica fondata sulla violenta e indiscriminata affermazione di motivi nazionalistici e imperialistici, sulla presunta loro adeguatezza a superare e armonizzare i conflitti economici, politici e sociali, e sull'imposizione del principio gerarchico a tutti i livelli della vita nazionale; estens., qualsiasi concezione della vita politica e dei rapporti umani e sociali basata sull'uso indiscriminato della forza e della sopraffazione. “.


Nonostante le differenti definizioni che circolano, è difficile definire esattamente cosa sia stato il Fascismo. La sua continua riformulazione tra gli anni ’20 e gli anni ’40 permette di connotarlo come movimento, ideologia e totalitarismo. Forse anche in ragione di ciò, emerge nel dibattito pubblico e politico la tendenza a considerare il Fascismo come fenomeno anteposto alla storia. Non senza ragioni, infatti, i nostri giorni sembrano ricordarci un passato con il quale non abbiamo forse fatto del tutto i conti, riproponendoci dei modelli che purtroppo sembrano riecheggiare un’era di cui una parte si proclamano dichiaratamente nostalgici e di cui altri paventano un possibile ritorno. Frequenti sono le notizie di cronaca che ci spingono, quasi spontaneamente, ad associare atteggiamenti, discorsi e pensieri a quelli dell’Italia di Mussolini. Basti pensare ad esempio a personaggi come Salvini, all’Ungheria di Orban, al Brasile di Bolsonaro e soprattutto all’America di Trump. Tutti leader di cui è possibile tracciare dei caratteri comuni ed una certa familiarità col fascismo. Il mondo odierno però ci dimostra quanto distante sia la nostra quotidianità rispetto alla vita sotto i regimi totalitari. Alcune perpetrazioni di violenza, in primis l’Olocausto, sono impensabili per noi. Allora perché abbiamo una così diffusa percezione che la storia del fascismo non ci abbia ancora abbandonato del tutto? È sicuramente assodato che la nostra vita sia completamente distante rispetto agli anni Trenta, ma ci sono episodi della contemporaneità che ci fanno pensare ad un “fascismo eterno” e ad un certo andamento ciclico della storia. Ma è davvero così? Come si può interpretare ciò che sta accadendo? Proviamo a fare un breve quadro su cosa sia stato il fascismo e in cosa sia distante o vicino al fenomeno che oggi investe gran parte del globo: il populismo.


Fascismo e populismo: due capitoli della stessa storia


In un mondo globalizzato e in costante mutamento, la nostra percezione sembra essere confusa ed il rischio è quello di pensare al fascismo come qualcosa di eterno ed immutabile, che possa ritornare presentandosi in maniera costante e standardizzata. È necessario dunque fare chiarezza per non cadere nella tentazione di omologare il passato ed il presente non cogliendone i punti di contatto e di rottura. “Populismo” diventa oggi la parola chiave per descrivere il fenomeno politico che si manifesta in Europa e in gran parte del mondo. In effetti, molto spesso, fascismo e populismo diventano sinonimi interscambiabili anche per gli studiosi di questo campo di ricerca. Il populismo moderno è un fenomeno politico transnazionale che nasce nel ’46 con l’instaurazione del regime di Peron in Argentina. Il Fascismo nasce invece nell’Italia di Mussolini per poi diffondersi in Europa. Storicamente esistevano delle forme di prepopulismo già nel periodo tra le due guerre, momento in cui il Fascismo preparava il terreno per instaurare il proprio regime. Le storie di questi due fenomeni sono separate ma si incontrano in dei caratteri comuni: la visione divina e carismatica della leadership, il ricorso a stili retorici autoritari di opposizione, e la tendenza ad imporsi come regimi. Entrambi sono dei fenomeni molto fluidi, disposti a mutare in base al contesto nazionale in cui si diffondono. La storia ci ha però permesso di individuare una differenza sostanziale tra i due: il regime fascista ha raggiunto gran parte del consenso per il frequente ricorso alla violenza e alle vessazioni fisiche sui civili, il primo regime populista in Argentina ha invece improntato la propria identità nel rifiuto della violenza fascista. Siamo oggi di fronte a qualcosa di diverso: se il fascismo è stata una dittatura estremamente violenta, il populismo può essere definito come una forma autoritaria di democrazia.


La parola chiave del XXI secolo: Populismo


Capire le logiche del populismo aiuta a comprendere in che modo agiscano generalmente le alte figure di rappresentanza dello Stato, tra cui Donald Trump, Marine le Pen, Matteo Salvini, Bolsonaro. Possiamo parlare di questi personaggi come rinomati fautori della politica populista contemporanea di cui possiamo tracciare dei caratteri generali: la leadership di un uomo in grado di risolvere i problemi avanzati dall’elettorato; l’identificazione della generica “volontà popolare” in una minoranza di cui si fa interprete (Ricciardi 2018: 330), la condanna alle élite al governo accusate spesso di ignorare le necessità dei cittadini guardando solamente alle proprie tasche. La costante che costituisce l’identità del populismo è però la stretta dipendenza alla democrazia elettorale di cui diventa un vero e proprio parassita. La democrazia diventa quindi il concetto principale di questa politica, ma non possiamo assolutamente affermare che vengano rispettati tutti i suoi principi. Il tipo di democrazia che stiamo vivendo è dunque di tipo autoritario e nel momento in cui alcuni principi fondamentali non vengano rispettati -come lo stato di diritto- smette di essere democrazia e diventa dittatura. (Finchelstein 2019: 204)


Come agisce il Neopopulismo di destra


Storicamente si nota come crisi economiche di vasta portata tendano ad indebolire la democrazia: si manifesta una sempre minore fiducia nei confronti delle istituzioni di rappresentanza ed il “popolo” conferisce il proprio potere decisionale alla figura carismatica di un leader. Così può essere interpretata l’ascesa di Hitler e di Mussolini in seguito alla Grande Depressione, ma anche la crisi democratica che oggi stiamo vivendo può essere inserita nel quadro della Grande Recessione. (Finchelstein 2019: 186) La propaganda mediatica è sempre stata uno strumento centrale per raggiungere ampi consensi, sia per il Fascismo che per il Populismo. Ciò che però si manifesta oggi è una tendenza a sminuire e a trovare un capro espiatorio nei media indipendenti, spesso accusati di distorcere completamente la realtà dei fatti. Leggiamo nei quotidiani frasi come "Il peggio in questa vicenda lo hanno dato la stragrande maggioranza di quelli che si autodefiniscono ancora giornalisti, ma che sono solo degli infimi sciacalli parole di Di Maio in seguito all’assoluzione di Virginia Raggi. Se l’attendibilità di giornalisti e mezzi d’informazione indipendenti viene continuamente messa in discussione, quale sarebbe la “verità” a cui affidarsi? La risposta è alla portata di uno smartphone.

In un mondo strettamente interconnesso, i Social Media investono un ruolo centrale nella propaganda politica e mediatica: Instagram ma soprattutto Twitter diventano piattaforme in cui i politici possono, molto spesso indisturbatamente, promuovere per così dire “la loro verità” ed entrare nella quotidianità di chiunque. La distanza tra le figure politiche ed istituzionali e l’elettorato si riduce in questa maniera drasticamente.

Così come il Fascismo, il Populismo ha la necessità di trovare un nemico interno ed esterno, ricorrendo alla retorica del “noi contro loro” fortemente promossa, tra gli altri, da Donald Trump (Ricciardi 2018: 239). L’ex Presidente definisce ad esempio gli immigrati come persone che portano droga, portano crimine. Sono stupratori

Il nemico interno viene spesso individuato nei partiti di opposizione o nel governo attualmente in carica. Il nemico esterno del neopopulismo di destra sono invece gli Immigrati, specialmente se provengono da barconi o se vengono classificati come “persone di colore”. Non mancano gli attacchi alle ONG e al ricorso a parole come “scafista, criminale, clandestino”. Nel caso di Carola Rackete, ad esempio Salvini commenta definendo la donna una sbruffoncella delinquente a servizio dei trafficanti e al comando di una “nave pirata”.

La retorica politica ricorre così a commenti razzisti e xenofobi, puntando su una invalicabile differenza identitaria, in cui il “noi” è intrinsecamente inteso come superiore rispetto al “loro”. Questo atteggiamento forzatamente isolazionista si riscontra anche nelle posizioni Sovraniste e nella sfiducia nei confronti dell’Unione Europea. (Finchelstein 2019: 186). Negli Stati Uniti ed in Europa si sta oggi assistendo ad un nuovo tipo di populismo che sembra rimarcare l’impronta razzista del fascismo e del prepopulismo. (Finchelstein 2019: 190-191)

Nonostante le nostre Carte Costituzionali siano garanti dei diritti del singolo, molto spesso il neopopulismo mette in crisi la nostra libertà d’espressione e di scelta. Infatti, un altro fondamento costitutivo del populismo contemporaneo in Europa e nel mondo è la sua stretta correlazione al neoliberalismo, specialmente dopo il 1989. Si può parlare di una vera e propria fede nel mercato che viene legittimata dalla democrazia elettorale. Emerge una classe di tecnocrati che subordina i diritti dei cittadini elettori per soddisfare le proprie istanze e quelle di una minoranza della società. (Finchelstein 2019: 188)



Il neopopulismo di destra è dunque un fenomeno che oggi investe gran parte dell’Europa e del mondo. Come il fascismo, ha delle radici storico-politiche ben precise. Nonostante populismo e fascismo abbiano storicamente degli importanti aspetti in comune, la storia del regime fascista è un capitolo ormai concluso; parlare di fascismo oggi in maniera superficiale rischierebbe di essere anacronistico e incentiverebbe un’opinione parziale e decisamente poco critica. Il populismo contemporaneo è dunque un fenomeno che nasce, come il fascismo, da un malcontento generale nei confronti del governo della classe dirigente. (Ricciardi 2018: 239) Il leader è il portavoce delle istanze di rinnovamento del “popolo”. Meglio del fascismo, il populismo riesce ad entrare nella vita di ognuno grazie ad un abile utilizzo dei Social Media. E’ proprio lo smodato uso di queste piattaforme che confonde la coscienza degli elettori, i quali sono invitati dai leader populisti ad ascoltare una versione dei fatti molto spesso distante dalla realtà. Viene bersagliata, di conseguenza, l’autorevolezza di qualsiasi istituto o mezzo d’informazione indipendente. La retorica del noi contro loro, molto vicina a quella fascista, diventa la logica del dibattito sociale, in cui per “loro” si intendono molto spesso le minoranze sociali. Il discorso politico sulla migrazione, uno dei fenomeni che caratterizza il nostro secolo, è impregnato di questa retorica neorazzista e xenofoba. La democrazia e i diritti del singolo vengono così costantemente in discussione, anche dal forte legame tra il neopopulismo e il neoliberalismo, che tende ad imporre una fede nel mercato intrinsecamente fondata sulla diseguaglianza sociale. La nostra democrazia appare così costantemente messa in discussione. Una particolare attenzione su come agisce questa nuova forma di populismo dovrebbe così consigliarci di capire come preservare e tutelare quei diritti che sembrano esserci stati concessi ab aeterno.











Bibliografia

Eco U. (2018) Il fascismo eterno. Milano: La nave di Teseo.

Finchelstein, F. (2019). Dai Fascismi ai Populismi. Storia, politica e demagogia nel mondo attuale. Roma: Donzelli editore.

Ricciardi M., Simili B., Urbinati N. (2018). Cinque domande a Nadia Urbinati su democrazia e popolo. Bologna: Il Mulino.

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