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  • Koinè Journal

Sotto l'albero (ri)troveremo il bipolarismo imperfetto


di Luca Simone.


Fare un bilancio del 2022 è impresa ardua, perché ne abbiamo viste di tutti i colori, dalle elezioni anticipate, alla rielezione di Mattarella, al naufragio di interi partiti, per arrivare poi all’instaurazione del governo Meloni. Inutile stare a ripetere cose già dette, ma non mi sembra proprio che possiamo dormire sonni tranquilli per il 2023. Il più grande lascito del 2022, però, a mio avviso, è il ritorno del bipolarismo imperfetto che avevamo già dovuto patire nel periodo della cosiddetta Seconda Repubblica. Non per dare ragione a Marx, ma credo che in questo caso si possa prendere in prestito una sua massima, ovvero che la storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia e la seconda come farsa. E noi italiani abbiamo una strana predilezione per la farsa. Chissà come mai.


Ma come è possibile che sia tornato il bipolarismo imperfetto, e sotto quale veste? È presto detto. Oggi la nostra politica è spaccata in due tronconi, c’è la Destra coi suoi satelliti e la Sinistra bicefala coi suoi. Scusate se non considero troppo il Terzo Polo, ma oltre alla sua ridicola consistenza numerica, ad oggi mi pare che si possa contare tra i partiti satelliti della Meloni. Questo bipolarismo è rotto dalla presenza dei Cinque Stelle, che al momento non sono né carne né pesce; auguro infatti a Conte di trovare sotto l’albero un’idea politica che si possa identificare con un elettorato stabile, perché passare dal 35% al 10% e poi al 17% non è esattamente un sintomo di stabilità. La Meloni sta andando incontro al suo destino, con i primi due mesi di governo scanditi da una figuraccia dietro l’altra, a partire già dagli esordi con la nomina dei Presidenti dei due rami del Parlamento, e continuata poi con i deliri di Nordio sulla giustizia e le piroette sulla legge di bilancio. Non voglio neppure entrare nel merito della vicenda dei rave e della crisi diplomatica inutile con la Francia. Risultato? In Europa siamo tornati ad essere considerati incredibili, e non in senso buono, ma nel senso di “non-credibili”. I bei tempi di Draghi in cui potevamo godere di una considerazione forse mai avuta negli ultimi vent’anni sono belli che finiti, in appena due mesi. Fratelli d’Italia sta iniziando ad avere i primi arretramenti nei sondaggi, o quantomeno i consensi non sembrano crescere più. La gente è preoccupata da una legge di bilancio scritta coi piedi e bocciata in alcune sue parti dall’Europa, penso al POS, e dal fatto che sui temi caldi si sia fatto poco e niente. E sto pensando alle bollette. Preferisco sorvolare poi sulla questione del reddito di cittadinanza, menomato dall’esecutivo, e che costituiva il primo paracadute sociale di un paese in recessione economica, le dichiarazioni di Lollobrigida & co. sono un manifesto sufficientemente esplicativo delle prossime puntate che ci aspettano. Consiglio alla Meloni di cercare sotto l’albero un programma di governo serio, e non un’accozzaglia di favori fatti agli alleati per farli stare tranquilli. Ha raccolto voti in quelle periferie per le quali non sta facendo nulla e sulle quali sta facendo una retorica che di sicuro le farà perdere quei consensi che le sono serviti per arrivare dov’è. All’opposizione sembrava avesse la ricetta per tutto, adesso sembra non avere manco quella per il cenone della Vigilia. Ritrova te stessa Giorgia, o almeno non fare troppi danni.


Arriviamo all’altro lato della barricata, perché se Atene piange, Sparta di certo non ride. Il 2022 ha regalato al PD un disastro elettorale che ha finalmente scoperto le carte: questo partito non ha nessun tipo di credibilità, e viene votato soltanto perché rappresenta l’alternativa alla Destra. Tant’è che ha raggiunto il suo minimo storico, e non poteva aspettarsi nulla di più dopo essersi presentato alle elezioni senza un programma e guidato da Letta. Come se non bastasse, nelle ultime settimane è anche esploso il Qatargate a Bruxelles, che ha colpito alcuni parlamentari europei, accusati di aver preso soldi dal regime qatariota. La “Sinistra” (ammesso che il PD lo sia) dunque è nell’occhio del ciclone perché dopo aver predicato per decenni di possedere una moralità superiore alla sua controparte, si trova al centro di uno scandalo che minaccia solo di allargarsi, mettendo a rischio la stessa esistenza del partito. Gli anni della “questione morale” di Berlinguer appaiono tristemente lontani. Se esisteva quindi una minima possibilità di fare guerra alla Meloni in un momento non troppo felice per quest’ultima, i fatti di Bruxelles hanno paralizzato ancora di più un partito che aspetta di trovare sé stesso al prossimo congresso. Auguro perciò al Partito Democratico di decidere presto che cosa vuole fare da grande, ammesso che sopravviva per poterlo realizzare.


Questo è, in ghiande, il quadro politico del Paese. Un quadro che appare quantomai spezzettato e diviso tra due schieramenti: chi governa (assieme al Terzo Polo) e chi no. Nessuno dei due schieramenti sembra avere la necessaria credibilità e competenza per gestire una situazione complicata come quella attuale. Sul piano internazionale siamo infatti di fronte ad una guerra, sul piano interno invece dobbiamo confrontarci con gli effetti economici di un conflitto che non accenna a finire. La situazione è troppo deprimente anche per essere descritta, e chi scrive si augura di trovare sotto l’albero soltanto una bolletta non troppo salata. Non c’è spazio per altri sogni oggi come oggi.


Buon Natale a tutti, e spegnete l’albero quando non siete in casa.

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