• Koinè Journal

Ucraina: arrendersi no, ma fermarsi si.

Updated: Oct 14


di Luca Simone.


Partiamo dalla solita, e ormai stucchevole premessa che purtroppo però in questo Paese è necessario fare: non sono filoputiniano, nella maniera più assoluta, provo disgusto verso qualsiasi regime, e non fa certo eccezione quello del Cremlino dove i giornalisti vengono ammazzati in mezzo alla strada. Spero che la captatio benevolentiae sia sufficiente. E ora parliamo di Ucraina.


Nell’ultimo mese si sono verificati avvenimenti importantissimi nel contesto del conflitto russo-ucraino. Kiev è infatti passata all’offensiva sul fronte nord-orientale ricacciando gli invasori indietro di parecchi chilometri, costringendoli in moltissimi casi a delle vere e proprie fughe e all’abbandono di tonnellate di mezzi e materiale bellico. C’è stato poi l’attentato ad Alexander Dugin, ideologo del putinismo e amico intimo dello “Zar”, nonché suo consigliere politico; nell’attacco ha trovato la morte sua figlia, Dugina, ma l’evento ha lasciato un solco molto profondo nell’opinione pubblica russa. Ciliegina sulla torta poi, l’8 ottobre c’è stata l’esplosione sul ponte di Crimea, recentemente inaugurato da Putin, che ha causato decine di morti e feriti, e ha anche interrotto le comunicazioni terrestri tra la penisola e la sua nuova madrepatria. Si tratta di successi ucraini importantissimi per il morale di una popolazione martoriata dalla guerra, stremata dai combattimenti, e il cui esercito era sì riuscito a rintuzzare l’avanzata russa, ma a prezzo di perdite gravissime e di una mobilitazione generale da “Totalen Krieg”. In tutto ciò Zelenski, costantemente supportato da Washington è riuscito, seppur a stento, a mantenere il controllo del Paese, dovendosi però trovare spesso in discussione per le sue posizioni nette, dure e chiuse al dialogo. La situazione ora è però cambiata.


I successi ucraini hanno spinto Mosca ad alzare il livello dello scontro con la chiamata di 300mila riservisti che arriveranno al fronte equipaggiati e pronti al combattimento entro Natale e con l’utilizzo della minaccia atomica. I discorsi su un possibile utilizzo dell’arma tattica da parte di Putin si sono rapidamente moltiplicati, la situazione è molto tesa, ma non irrecuperabile. Il Cremlino infatti se per dottrina è autorizzata all’utilizzo del nucleare in caso di attacco al suolo della madrepatria (e le repubbliche sono state unilateralmente annesse proprio a questo scopo), per la stessa dottrina è impossibilitata a lanciare le testate su di un Paese che ne è sprovvisto. E l’Ucraina non è dotata di armamenti atomici. La situazione è quindi in stallo. Putin in risposta al recente attacco al ponte di Crimea ha lanciato la sua rappresaglia tornando a bombardare le grandi città ucraine dell’ovest ed è tornato a colpire anche la capitale Kiev, dimostrando che è perfettamente in grado di oltrepassare il debole sistema antimissilistico ucraino. E quel sistema può essere benissimo oltrepassato anche da un’arma nucleare tattica.


Washington è preoccupata. Biden sa benissimo che l’opinione pubblica mondiale è disposta a fare sacrifici per l’Ucraina dal punto di vista economico (seppur con titubanze) ma non è ovviamente pronta al rischio di un olocausto nucleare. L’obiettivo dell’amministrazione americana è perciò quello di avviare un serio negoziato con Mosca (mai realmente interrotto, ma secondo alcune voci ripreso con forza in queste ore) per trovare una sistemazione che accontenti almeno per il momento le parti. Qui però entra in gioco Zelenski.


Quest’ultimo è stato a capo di un popolo che ha resistito stoicamente all’attacco di una superpotenza che pensava di poter conquistare il suo intero paese in qualche settimana, e grazie al sacrificio delle truppe ucraine questo non è avvenuto. Quindi è per forza di cose, soprattutto ora che è all’offensiva, restio a trattare col Cremlino. C’è però un problema. Sta iniziando a credere alla sua stessa propaganda. Spero di non stupire nessuno se svelo questo grande segreto: l’Ucraina fa propaganda, e ovviamente non tutto quello che ci arriva va preso come dogma indubitabile. Avete qualcosa da ridire? Parlate con Marc Bloch. Le sue truppe sono allo sforzo massimo, e le riserve nelle retrovie sono pressochè esaurite, il contrattacco russo sarà violento, probabilmente mal coordinato, ma potrebbe riuscire a riportare il fronte a condizioni favorevoli a Putin. Inoltre le armi che l’Occidente sta mandando sono tecnologicamente troppo avanzate per le truppe ucraine, che amano farsi filmare mentre utilizzano droni e imbracciano missili antiaereo, ma in realtà hanno richiesto armi il più possibile “sovietiche”, perché sono le uniche che sono in grado di utilizzare. Blinken starebbe facendo il giro delle sette chiese in tutti i paesi del Terzo Mondo per raccogliere scorte di RPG e AK-47. Altro che droni. Non lo dico io, ma la notizia è del New York Times.


Ed è proprio su questo ultimo passaggio che mi vorrei soffermare. Assieme a questa notizia, i giornali americani hanno iniziato a farne trapelare altre molto interessanti. È stato infatti apertamente dichiarato che c’erano i servizi segreti di Kiev dietro all’attentato a Dugina, e che l’intera controffensiva ucraina è stata eterodiretta dagli 007 di Washington. In politica internazionale questi sono segnali fin troppo precisi. Sono avvertimenti dati a Zelenski. Biden sta facendo capire che è il momento di abbassare i toni, è il momento di sedersi intorno ad un tavolo e cercare di trovare una soluzione prima che sia troppo tardi, perché se gli USA ufficialmente non abbandoneranno mai l’Ucraina al suo destino, non è detto che facciano di tutto per salvarla, accettando di sirianizzare il conflitto, sostanzialmente lasciando che i soldati ucraini si facciano macellare per tutto il tempo necessario.


In tutto questo Zelenski sembra incapace di cogliere quello che gli sta succedendo, ormai completamente scollato dalla realtà e schiavo della sua incompetenza. Perché parliamoci chiaro e siate onesti, se Beppe Grillo vi avesse guidati in una guerra di difesa, lo avreste definito competente?





Image Copyright: Corriere della Sera

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