• Koinè Journal

Chi ha ancora fiducia nel Partito Democratico?


di Luca Simone


Il voto del 25 settembre 2022 ha certificato, se mai ce ne fosse ancora bisogno, la sconfitta disastrosa del Partito Democratico. La campagna elettorale di livello becero, e la ancor più becera gestione Letta (osannato fino a qualche ora prima) hanno avuto un conto salatissimo. Un conto però, che affonda le sue radici ben oltre gli ultimi mesi, perché il Partito Democratico è allo sbando da ormai un decennio, si dissangua ad ogni elezione, e ad ogni campagna elettorale convince sempre più persone della sua totale inutilità, smascherando le contraddizioni di fondo di quello che è diventato ormai un partito che con la sinistra non solo non ha rapporti, ma che ha certificato di non volerne avere affatto.


La cosa che mi ha colpito di più a proposito delle ultime elezioni, è la reazione dei pezzi grossi Letta e Serracchiani alla notizia della Caporetto a cui erano andati incontro. Il primo per provare a giustificarsi ha sganciato la colpa su Conte e Calenda, rei di aver fatto una campagna elettorale che avrebbe drenato voti al Centrosinistra, questo un attimo prima di annunciare le sue imminenti dimissioni. Un classico. Non so cosa si aspettasse, non tutti sono dei filantropi come lui, che invece di togliere i voti agli avversari, glieli porta con le orecchie. Letta è l’antigiuliocesare. Se il generale romano andava, vedeva e vinceva, il caro Enrico è zoppo, cieco e perderebbe anche a briscola. Ma come è possibile dare la colpa a quelli che fino a ieri erano possibili alleati in un campo largo che a conti alla mano avrebbe fermato la Meloni? Alleati che Letta è stato assolutamente incapace di gestire all’interno della sua coalizione, arrivando a sembrare quasi soddisfatto del fatto che si trovasse a correre da solo con la Meloni. Il tutto condito dal fatto che la legge elettorale targata Rosato fu proposta e votata proprio dal partito di cui era parte, per spingere i partiti a coalizzarsi tra di loro, in ottica anti Cinque Stelle. Wow. Capolavoro. Complimenti Enrico. La Serracchiani invece si è limitata (per modo di dire) a farsi un mezzo piantino in diretta, stile Fornero, puntando sulla pietà a quanto pare. Esattamente la strategia della campagna elettorale scelta dal suo partito. Apprezziamone la coerenza.


Abbiamo già parlato abbondantemente del (non) programma e della (non) campagna elettorale del PD, ma ci sarebbero infinite cose di cui parlare, talmente tanti sono gli errori commessi. In primis Letta ha deciso di impostarsi come il difensore del Reddito di Cittadinanza, accusando contemporaneamente Conte di fare voto di scambio. Non mi è chiara una cosa. Il Partito Democratico si dichiarava difensore di una riforma che non solo non ha fatto, ma ha sempre criticato (l’unica cosa di sinistra piovuta sul nostro disgraziato Paese da vent’anni a questa parte) e contemporaneamente attaccava chi l’ha proposta e fatta approvare. Chapeau.


Ma il più grande disastro a cui i Dem sono andati incontro è l’ormai totale scollamento esistente tra la classe operaia, i piccoli proprietari, e le famiglie a basso reddito, spina dorsale una volta del PCI (di cui il PD stranamente sarebbe erede, ma si vergogna addirittura di pronunciarne il nome, a differenza di chi la fiamma l’ha tenuta sul simbolo in bella vista). Il PD ha fatto il pieno di voti insieme a Calenda e Renzi nel centro città, a City Life, ai Parioli, raccogliendo le briciole nei quartieri popolari, nelle periferie, che rappresentano la maggioranza del Paese. Si sono innamorati degli influencer milionari dimenticandosi dei cassintegrati. Hanno preferito un video dei Ferragnez ad una manifestazione in piazza. Tutti questi voti, in questi decenni si sono spostati verso una Destra che può accreditarsi ora a tutrice degli ultimi. Complimenti. Ottimo lavoro. Mi permetto di congratularmi con tutti i dirigenti, i militanti, i segretari che in questi anni hanno taciuto, si sono fatti andare bene qualsiasi cosa, che hanno sputato sull’articolo 18 ma non hanno votato il salario minimo o il RDC, che hanno acclamato Renzi, e si sono dichiarati favorevoli al “grande politico” Letta fino a ieri. Complimenti a voi. Questo è il vostro risultato. 800mila voti in meno rispetto al 2019, con il 10% in più di astenuti. La matematica non sarà mai il mio mestiere, ma ad occhio avete lavorato coi piedi.


E ora, con alle porte un congresso da cui il PD “vuole rinascere” a detta dei suoi oligarchi, i candidati più accreditati sono Bonaccini, Ricci e una signora, tal De Micheli, che ha testualmente dichiarato di essere stata vicina agli ultimi nella vita “perché ha fatto volantinaggio di fronte ad una fabbrica”. Si prospettano meraviglie. Intanto l’altra sera la Boldrini è stata cacciata a pedate da una manifestazione contro i provvedimenti dell’ormai neonato governo a limitazione del diritto all’aborto. Si vede che nella piazza non c’era posto per lei e la sua puzza sotto al naso. La situazione è talmente tragicomica, che persino chi ha fatto peggio come la Lega o i 5S, che hanno perso tonnellate di voti, ad oggi, in confronto al PD, sembrano aver vinto.


PD, anno zero. È ora di finirla di trasformare il piscio in champagne.



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