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  • Writer's pictureKoinè Journal

Il governo dei migliori


di Valentina Ricci.


Si potrebbe dire che negli ultimi giorni la politica italiana sia stata attraversata da fatti già vissuti in precedenza e di cui forse ci eravamo anche dimenticati. I famosi nodi che vengono al pettine. Sì, perché se la nostra memoria è breve e tende a difendersi dalle mostruosità di cui si legge sui giornali cercando di far finta che non esistano, per fortuna i magistrati e i giudici non si dimenticano del proprio lavoro e ogni tanto, complici i giornali, ci ripropongono casi vecchi di mesi. Mi riferisco alle accuse che pendono sul capo di Daniela Santanchè, ministra del Turismo dell’attuale governo, e di Andrea Delmastro, deputato di FdI e sottosegretario alla Giustizia.


Per quanto riguarda la prima, nello scorso editoriale si era già parlato sia delle accuse lanciate da Report nella puntata del 19 giugno (per dei mancati tfr e per una cassa integrazione a zero ore non comunicata alla dipendente, che ha quindi continuato a lavorare) sia delle indagini della procura di Milano per il presunto falso in bilancio di Visibilia risalente a qualche anno fa. In particolare, se l’accusa riguardante la cassa integrazione fosse vera il reato sarebbe di truffa ai danni dello Stato. Per rimediare alle conseguenti bufere politiche e mediatiche, Santanchè ha accettato la richiesta delle opposizioni di rilasciare un’informativa in Senato, durante la quale avrebbe dovuto quanto meno chiarire la sua posizione in questa storia. Già dai primi secondi, però, si poteva percepire che l’intervento della ministra non avrebbe dato spiegazioni di sorta, in quanto lei stessa si è detta vittima di una «campagna d’odio» nei suoi confronti. No ministra, nessuna campagna d’odio, soltanto i giornalisti e le istituzioni che amministrano la giustizia che fanno il loro dovere e indagano su gestioni aziendali poco chiare. E l’opposizione che fa il suo dovere chiedendo un’informativa; capisco che possa suonare disorientante, l’opposizione che fa qualcosa, eppure è questo il brivido di governare con una controparte.


Nessuna posizione da giustificare o chiarire dunque, secondo Santanchè, che anzi ha chiesto al giornale Domani di chiarire a sua volta il perché abbia parlato di lei come di un’indagata, dato che lei giura sul proprio onore di non essere stata raggiunta da alcun avviso di garanzia. Eppure la procura di Milano l’ha indagata eccome nell'ambito dell'inchiesta per bancarotta delle società orbitanti attorno a Visibilia, ed è da novembre che i giornali lo sostengono. Stupisce non tanto il fatto che lei non ne fosse a conoscenza (perché il sistema di giustizia italiano permette che si crei una situazione di questo tipo), quanto il fatto che si sia indignata soltanto mercoledì 5 luglio di vedere scritto questo appellativo sui giornali. Ministra Santanchè, per caso l’indignazione e il piagnisteo che ha mostrato in Senato le tornavano comodi soltanto a luglio, una volta messa alle strette? Forse a novembre sarebbe stata una reazione troppo scomoda e che avrebbe attirato troppa attenzione su di lei?


Il secondo evento giudiziario che ha attraversato il Parlamento è più semplice: si tratta di un’imputazione coatta della gip di Roma contro Delmastro, grazie alla quale la gip può obbligare la procura a rinviare a giudizio il deputato invece di archiviare le accuse, come era stato richiesto. Ancora niente di definitivo e per cui valga la pena di aggiungere polemiche o critiche a quelle già riportate in seguito al caso Cospito e alle conversazioni tenute da quest’ultimo in carcere, la cui segretezza probabilmente non è stata rispettata. Se non fosse per la nota fatta trapelare da Palazzo Chigi, nella quale si ventila la possibilità che alcuni magistrati stiano volontariamente agendo contro membri del governo per avviare la campagna elettorale per le elezioni europee del 2024. Affermazioni azzardate e dal tono quasi ironico, la cui caparbietà è ben nota anche al governo, che infatti ha scelto come mezzo per scagliare la pietra una nota anonima, per poi ritirare la mano dentro Palazzo Chigi. In questo clima da continua campagna elettorale non è più facile distinguere cosa sia legittimo dire o fare da cosa non lo sia, come se si vivesse perennemente una festa di carnevale, in cui tutto è lecito. L’unica cosa certa è che se c’è qualcuno che fa propaganda non sono le opposizioni, né le magistrature, né i giornali; l’unica forza politica che non si è ancora svegliata dal clima del 25 settembre 2022 è l’alleanza di maggioranza, giunta persino a fare campagna elettorale accusando le magistrature di fare campagna elettorale. Berlusconi, se è da qualche parte, si starà godendo la scena fiero dei suoi allievi.


Intanto le bagarre spostano l’attenzione da fatti ben più importanti, come il rinvio della ratifica del Mes di ben quattro mesi, rinvio che non risolverà la questione politica ma che permette a Meloni di prendere una boccata d’aria e di togliere a Matteo Salvini l’occasione per colpirla su uno dei suoi punti più deboli, lasciandolo con un pugno di riforme del codice della strada in mano. Quello che resta a noi tutti da questa lotta per l’immagine nazionale è soltanto un’enorme figuraccia internazionale davanti a tutti i Paesi europei che hanno già firmato la ratifica e aspettano solo noi.


Dall’opposizione invece niente di nuovo: caso Santanchè a parte rimane tutto come nelle ultime settimane, tanta fuffa e nulla di fatto. Il Movimento 5S ha deciso di esagerare contro Santanchè e ha chiesto una mozione di fiducia: tutto ovviamente inutile dato che la maggioranza ha i numeri per non far cadere il governo, e figurarsi se lo farà cadere votando contro una sua stessa ministra. Una mossa di facciata, finalizzata soltanto a farsi vedere come gli alunni più zelanti della classe contro la ministra delinquente. Intanto Elly Schlein continua a incassare colpi e bordate da dentro e da fuori il partito, l’ultima da Vincenzo De Luca: il governatore della Campania, forse ancora scottato per la sostituzione del figlio Piero De Luca nel ruolo di vicecapogruppo alla Camera, ha accusato Schlein di essere una «cacicca ante litteram» e di essere in grado solo di andare in giro a fare cortei e di promuovere «nullità assolute […] al rango di dirigenti nazionali» (fonte: Tpi). Ora il sig. De Luca, per quanto possa essere legittimato nelle sue critiche (ma non nei toni, as always), ci dovrebbe spiegare in che modo si rinnova un partito se non dando spazio a quelle che lui chiama «nullità», che non sono altro se non persone diverse dalla solita base dirigente che il partito l’ha portato alla rovina. Inoltre, vorremmo sapere quale tipo di coerenza lo spinge quando lui dà della cacicca a Schlein.


Elly Schlein potrebbe non essere la paladina della sinistra o della rinascita del Pd e finora ha deluso le aspettative di molti, dimostrando poco polso e una scarsa presenza politica; le critiche quindi sono legittime e necessarie, ma allo stesso tempo sembra che abbia timidamente intrapreso una strada e le elezioni europee ci diranno se ad avere ragione sarà lei o i veri cacicchi che la attaccano su molti fronti.







Image Copyright: Getty Images

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