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  • Writer's pictureKoinè Journal

Siamo punto e a capo?


di Luca Simone.


Sono passati ormai quasi due mesi dall’elezione di Elly Schlein alla segreteria del PD, e l’entusiasmo che avvolge la sua figura non sembra essere ancora passato. Il trend è infatti tutto a favore della neosegretaria Dem, che giorno dopo giorno rosicchia terreno alla Meloni. In settimana però è stata nominata la nuova segreteria, e sono stati indicati i capigruppo di Camera e Senato. Si tratta di nomine destinate a far discutere, perché farcite di tutti quei “cacicchi” che in campagna elettorale era stato dichiarato di voler congedare. Particolarmente controversa è la nomina di Boccia a capogruppo al Senato e di Majorino alle politiche migratorie e diritto alla casa (sic!). Tanto per capirci Majorino è lo stesso che, candidato alle regionali lombarde, dichiarò: “La Lombardia non è certo la Calabria”, tanto per ricordarlo a chi avesse la memoria corta. Ma allora, qual è la linea politica e partitica del PD targato Schlein? Perchè a due mesi dal trionfo delle Primarie diventa lecito chiederselo.


Lo “scontro” con Bonaccini si era consumato proprio sul tema delle rispettive proposte di classe politica, più che di politica, dato che i due programmi combaciavano su praticamente tutte le questioni di una certa rilevanza, dai diritti civili alla guerra in Ucraina, fatta eccezione per l’autonomia differenziata, appoggiata solo dal governatore Dem. Bonaccini però ha pagato il suo rapporto con l’ala renziana del partito, che lo ha presentato agli elettori come una sorta di quinta colonna di Matteo Renzi in via del Nazareno. Una critica a mio avviso fondata ma ingenerosa, dato che il governatore dell’Emilia-Romagna ha una storia politica personale abbastanza lontana dal renzismo, che poi altro non è che un ritorno del democristianesimo più subdolo e arrivista. La Schlein dunque ha potuto presentarsi come elemento di rottura, non solo dal punto di vista prettamente personale, in quanto donna omosessuale, ma anche politico, potendosi permettere di urlare a squarciagola la sua distanza dai tanto vituperati capibastone. Ma allora, come mai ora gode del più assoluto consenso proprio tra quei capibastone che aveva promesso di mandare a riposo? E come mai nell’assemblaggio della nuova segreteria trovano posto proprio quei personaggi che avrebbero dovuto essere allontanati dal partito perché hanno contribuito alla sua caduta?


La neosegretaria sembra non avere alcuna linea di gestione del partito, una colpa pagata a caro prezzo già dal suo predecessore (che figura tra i suoi più importanti estimatori). La Schlein si è limitata in queste settimane ad appoggiare o cassare uscite singole da parte dei suoi, senza preoccuparsi di indicare una rotta da seguire. Non basta confermare una dichiarazione per portare avanti una battaglia politica, così come non basta derubricare ad “opinione personale” una dichiarazione fuori dagli schemi. Manca infatti l’ossatura programmatica della sua agenda di segreteria, e appaiono fumosi alcuni interventi fatti a proposito di tematiche scottanti come i termovalorizzatori, su cui il partito sembra essere più che spaccato. Non è mai stata fatta una sola dichiarazione che mostri quale debba essere la linea del partito, che ammette dissensi (siamo in democrazia) ma che, appunto, li definisce tali. Vi è molta confusione dalle parti del Nazareno, e il rischio che si corre è che in questa vacanza, cresca il potere dei “ras” delle correnti, proprio quelli che si era detto di voler combattere. Ma ad oggi tutto tace.


Si tace però anche su un altro punto, che è quello più strettamente politico. Attualmente la Schlein sembra pagare anche la deriva già mostrata dal PD alle scorse elezioni del 25 settembre. Ovvero la mancanza di un programma politico organico e preciso, e ne avevamo parlato qui su Koinè proprio durante la campagna elettorale. La Schlein si è esposta praticamente su tutti i temi, e di questo non può certamente essere criticata, ma si è limitata anche qui a criticare l’operato del governo Meloni (e non è certo difficile), senza fornire alcuna soluzione. È il gioco dell’opposizione? Certo che sì, la Meloni ci è arrivata a Palazzo Chigi con questo giochino, ma allora dove sta la superiorità morale e politica del Partito Democratico? Se l’obiettivo è solo quello di fare la voce grossa, come fece a suo tempo Fratelli D’Italia, per arrivare nella stanza dei bottoni, senza però avere un serio programma di governo, dove sta la differenza?


Sono passati solo due mesi, è vero, e c’è tempo per rimediare, ma la nuova segreteria non lascia affatto ben sperare. Per onestà intellettuale però non si possono muovere critiche ad un organo prima che questo abbia effettivamente iniziato a lavorare, mi limito quindi a dire che aspettiamo risposte. Risposte complete e ragionate, e non solo vuote critiche ad un governo che riesce tranquillamente a farsi opposizione anche da solo dato il livello da oratorio dei suoi esponenti. La Schlein ha il merito di aver fornito un polo di attrazione per un’opposizione organica e soprattutto organizzata, di aver fin da subito strizzato l’occhio all’altra grande forza di area progressista, ovvero i 5S, ma bisogna assolutamente scendere sul campo. Questa alleanza si farà? Si farà su scala nazionale o su scala locale? Sono tra le tante domande che aleggiano sulla nuova creatura PD targata Schlein, domande che ancora non trovano risposta.


Il rischio che Elly Schlein corre, è quello di crearsi un’immagine di “anti”, o per meglio dire di “underdog” come può ancora dire la Meloni prima che Rampelli vieti l’utilizzo di parole non italiche. Il problema di questa immagine è che a forza di essere identificata come opposta a qualcosa, o in questo caso qualcuno, si perda di vista quale sia la sua personale proposta. Ad oggi infatti questa manca. I trend nascono e muoiono con una facilità disarmante, e io voglio augurarmi che questo non sia il caso di Elly Schlein, perché non solo il partito di cui è segretaria, ma anche il mondo della sinistra tutta ha bisogno della sua figura. Una figura che però non può certo essere questa, circondata da personaggi a dir poco controversi e priva di spessore politico. Ce ne mostrasse un’altra allora, la stessa che sembrava aver mostrato nella campagna per le primarie, siamo ancora qui in attesa.


Io ho dato fiducia alla Schlein, e gliene darò ancora, ma per quanto tempo ancora vorrà far passare come rinnovamento le nomine dei Boccia e dei Majorino ai vertici del partito? Per quanto tempo ancora si vorrà andare avanti alla spicciolata senza una chiara e organizzata linea di partito dettata dalla segretaria? È ora di fare sul serio, perché il tempo, come il trend, non è infinito.





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